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Gennaio 1921. L'Impresa di Fiume e la partenza di Gabriele D'Annunzio

8 minuti di lettura

Un nostro affezionato lettore ci invia il seguente elaborato “Gennaio 1921. La partenza da Fiume”, ricco di inediti documenti e immagini che documentano l’Impresa di Fiume. È noto che quest’ultima terminò ufficialmente il 31 dicembre 1920, con il Trattato di Abbazia. Molto meno conosciuti sono i 18 giorni che intercorrono dalla fine del 1920 al 18 gennaio 1921, giorno della partenza di Gabriele D’Annunzio da Fiume.
 

Fiume. Il porto e vista dal mare. La città e il ponte di Sussak

 
L’Impresa di Fiume è terminata ufficialmente alle 16.30 del 31 dicembre 1920 con il Trattato di Abbazia e con le firme:
• del generale Carlo Ferrario per il Governo italiano
del capitano Riccardo Gigante come Podestà di Fiume
• del capitano Nino Host Venturi come Comandante delle Milizie Fiumane. Bene ricordare che il giorno precedente, 3o dicembre, il Comandante ha deposto ai Maggiorenti Fiumani i supremi poteri conferitigli il 12 settembre 1919.
È infine dato sapere che Gabriele D’Annunzio ha lasciato Fiume il 18 gennaio del 1921 con la sua Fiat rossa, con a bordo il ten. Riccardo Frassetto, il ten. Guido Keller e il ten. Antongini.
Quasi sconosciute sono le due settimane che intercorrono dalla fine del 1920 al giorno della mesta partenza del Comandante per Venezia e proseguita poi, il 2 febbraio del 1921, per Gardone, alla Residenza di Cargnacco che diventerà successivamente “Il Vittoriale”.
Nel 1923, verrà donato all’Italia con il definitivo nome “Il Vittoriale degli Italiani”.
Fra meno di due settimane ricorrerà il Centenario del Vittoriale come “immagignifica” residenza di Gabriele D’Annunzio, visitata annualmente da circa 300.000 persone.
 

Venezia, la Casa Rossa.       Gardone, il Vittoriale degli Italiani

 

La Fiat 501.       Foto autografata dell’arrivo a Fiume.       Folla fiumana entusiasta saluta il Vate

 
Ho voluto inserire questa sequenza fotografica per fissare il luogo di partenza di Gabriele D’Annunzio per Fiume (Venezia-Casa Rossa) e il luogo di arrivo e di sua residenza definitiva di Gardone Riviera (Il Vittoriale).
Gli anni 1919-1920-1921 hanno visto Gabriele D’Annunzio, il Comandante, il Vate, il Poeta, il Soldato, l’Eroe, protagonista assoluto della scena italiana ed europea del turbolento primissimo dopoguerra.
Anni che sono stati testimoni dell’Impresa di Fiume, definita da molti storici come l’ultimo travolgente atto del Risorgimento Italiano.
Una sequenza di immagini che permette di entrare nello spirito del popolo Fiumano dal momento che Gabriele D’Annunzio e il Btg. di Granatieri di Sardegna arrivarono a Fiume alle ore 11 delle 12 settembre 1919.
La Reggenza del Carnaro durò 16 lunghi mesi e terminò con la firma del Trattato di Abbazia, il 31 dicembre 1920.
La popolazione appoggiò fino all’ultimo giorno il Poeta Soldato nonostante l’assedio, nonostante i patimenti e le sofferenze, nonostante la fame, nonostante i bombardamenti e i civili morti, nonostante la precaria situazione sanitaria e perfino l’insorgere di qualche caso di peste.
Mesi prima, causa la scarsità di sostentamento e con un treno speciale, 250 bambini furono costretti a lasciare Fiume, le loro famiglie e vennero mandati a Milano, affidati al buon cuore della gente lombarda.

250 bambini salgono in treno in partenza per Milano

 
Si tenga presente che, oltre ai Sette Giurati, furono 186 i primi legionari Granatieri di Sardegna che partirono da Ronchi.
A ondate successive arrivarono, e si aggregarono al primo nucleo, militari di varie provenienze e armi per un totale di circa 2.650 soldati, sott’ufficiali, ufficiali di tutti i gradi, ivi compresi dei generali.
In buona sostanza, all’apice dell’Impresa, il piccolo esercito dannunziano contò circa 3.000 tra legionari e gruppi organizzati di civili fiumani o di altra provenienza sia italiana che straniera.
“Fiume o Morte” fu il giuramento dei legionari e i tragici fatti del “Natale di Sangue” confermano la loro ferma volontà di battersi per la causa fiumana fino all’estremo sacrificio.
Gli abitanti di Fiume hanno sempre dimostrato un forte attaccamento alle legioni dannunziane che, fin da subito, si sono ben integrate con i cittadini e hanno vissuto con loro i dolori e le gioie, la continua alternanza di notizie belle e brutte oppure la rapida successione di speranze e di delusioni.
I Fiumani sentivano il Comandante e i legionari vicini e partecipi alla loro primaria aspirazione di essere annessi alla Madre Italia che al contrario voleva, anche con la forza, far evacuare “I disertori dannunziani” dalla città del Carnaro.
Il Governo italiano era debole e sottomesso ai voleri degli alleati che avevano tutto l’interesse che l’Italia non allargasse troppo la sua presenza e influenza sia sulla Dalmazia che sul porto di Fiume, il secondo più importante dell’Adriatico.
L’Inghilterra era il Paese che premeva di più perché il Distretto di Fiume diventasse uno Stato Libero.
L’obiettivo dei britannici era il controllo economico e politico dell’Alto Adriatico e dei Paesi oggi Europa dell’Est.
Il reale intendimento era di far confluire un contingente di truppe internazionali sotto il suo controllo, dominare il porto e gestire l’importante flusso di merci proveniente dai Paesi dell’ex Impero Austroungarico per essere imbarcata, a scapito del vicino porto di Trieste che avrebbe perso traffico e quindi importanza.
Da queste brevi considerazioni, si evince che Fiume era un crocevia di interessi che andavano ben oltre all’anelito di annessione all’Italia della popolazione fiumana.
Il trattato di Rapallo venne firmato il 12 novembre 1920 dall’Italia e dal Regno di Serbia-Croazia-Slovenia e stabilì consensualmente i confini e le rispettive sovranità su tutta l’area.
La notizia dell’accordo, con una appendice segreta che prevedeva, in caso di controversia, l’arbitrato del Presidente della Svizzera, esplose come un fulmine a ciel sereno nella comunità Fiumana che vide la conclusione dell’auspicato processo risorgimentale di unificazione.
D’Annunzio non riconobbe mai il trattato e cercò di opporsi in tutti modi possibili ma, purtroppo, dovette cedere sia alla regia superiorità militare sia per evitare distruzioni alla città che spargimenti di sangue tra i civili.
Molti e inutili furono i tentativi di ricomporre la controversia sia da parte di personaggi politici di primo piano che anche dalla Chiesa con il Segretario di Stato, Cardinale Gasparri (quello dei Patti lateranensi del 1929).
Il seguito vide il Governo italiano rompere gli indugi e decidere l’intervento con le armi in uno scontro fratricida che si concluse con le 5 tragiche giornate del “Natale di Sangue”.
Il gennaio 1921 rappresenta per la città di Fiume la fine di tante speranze e l’inizio di un lungo periodo di incertezza, di caos, di confusione e di baraonda. C’era l’esercito regio italiano che entrava in città mentre le truppe legionarie si apprestavano a partire e a lasciare un grande e tristissimo vuoto.
 
Legittima era la ricorrente domanda dei fiumani: che sarà di noi?
 
Il 31 dicembre 1920, il Consiglio Comunale si raduna in seduta straordinaria. Il Podestà, Riccardo Gigante, riafferma la volontà immutabile dei fiumani all’annessione all’Italia, conforme al voto plebiscitario del 30 ottobre 1918.
Prende poi atto delle dimissioni del Comandante e del Governo provvisorio della Reggenza con le seguenti parole:
“…tributa al glorioso Comandante Gabriele D’Annunzio e alle sue valorose legioni, cui Fiume deve la salvezza della servitù straniera e la Nazione tutta, il raggiungimento del confine giulio, la sua devota gratitudine e li proscioglie dal giuramento fatto alla causa di Fiume”.
 
Il 2 gennaio 1921, il Comandante, dopo aver onorato i morti per la causa al cimitero di Cosala … “pronuncia, con voce grave e lenta, una commovente orazione, si inginocchia innanzi ai caduti e tutti si inginocchiano piegando la fronte e molti non possono trattenere i singhiozzi.
La folla, in un impeto di amore e di dolore, si stringe attorno al Comandante.
Alcune madri dei caduti lo abbracciano disperate, altre donne e cittadini gli baciano le mani e non si allontanano fino a che i soldati, con dolce violenza non li conducono via.
Il corteo poco a poco si ricompone e, con il Comandante in testa, ridiscende in città.
All’altezza della via De Amicis, il Comandante si ferma attorniato da ufficiali e cittadini e, pallido ma rigido, passa per l’ultima volta in rivista le sue truppe…”
 
Il 3 gennaio 1921, il Comandante scrive il suo ultimo proclama, pieno di orgogliosa tristezza:

“Ieri, nel camposanto di Fiume, la volontà di ascendere, che travaglia ogni
gesta di uomini, toccò l’ultima altezza.
Parve la nostra più alta ora nel cielo dell’anima.
Ma ne avremo forse una più alta.
Da quella piazza in vista del Carnaro dove furono consacrati dal popolo tutti i nostri segni, dove il popolo ricevette il nostro giuramento e ci donò il suo amore, dove al modo veneto furono fondati i tre pili della libertà e issati i vessilli della Buona Causa…”

 
E conclude:

“E ogni lacrima era Italia e ogni stilla di sangue era Italia e ogni foglia di lauro era Italia”.
“Tale fu ieri il commiato che i Legionari diedero alla terra di Fiume. E domani a un tratto la città sarà vuota di forza come un cuore che si schianta”.

 

Gennaio 1921. I Legionari partono inneggiando al Comandante…

 

 
 

18 gennaio 1921: la partenza del Comandante

L’ultimo intervento di D’Annunzio dalla “Ringhiera” del Palazzo di Città

 

“Concittadini,
come troverò nel profondo del mio cuore ancora un resto di forza per parlare, perché ancora una volta la mia voce vi tocchi?
Voi la udite, è un’altra voce. Non è più quella della ringhiera, non è più quella che scendeva con tanto orgoglio quando…”

 

La Fiat di D’Annunzio soffocata dai Fiumani che non vorrebbero vederlo partire

 
 


 
Sceso nella piazza, il Comandante fu circondato da una moltitudine piangente. Donne del popolo, operai, gente di ogni età e di ogni condizione, lo imploravano di non partire, di non abbandonarli.
La macchina del Comandante, quella stessa che l’aveva portato da Ronchi a Fiume, ora rifaceva la gloriosa strada percorsa il 12 settembre 1919. Dalle finestre, piovevano fiori e lacrime.
Molte popolane assistevano inginocchiate al passaggio.
Lo riaccompagnavano sulla triste via del ritorno il tenente Frassetto, il ten. Antongini, il ten. Keller, i medesimi che l’11 settembre 1919 avevano avuto la fortuna di essergli compagni nella fiduciosa partenza dall’approdo di San Giulian (Venezia).
 

11.09.1919 | D’Annunzio in prima e il ten. Riccardo Frassetto
in seconda con la spolverina da viaggio

 
09.11.1919 – La corsa pazza da Venezia a Ronchi e poi, via, verso Fiume
Sul pontile di sbarco, Basso ci attende già, in tenuta di gran viaggio.
Lo dicono insuperabile nel tenere il volante e non tardo ad accorgermene. Salutato Italo e sedutomi al suo fianco, Basso scaraventa la macchina con una tale impennata da farmi dubitare di arrivare sano e salvo alla meta.
Ma, questo pazzoide ha un occhio d’aquila e un polso che non trema.
Si diverte a sfiorare a tutta velocità il muso dei cavalli sonnecchianti lungo la strada, attirandosi una sequela di contumelie da parte dei rispettivi proprietari.
Nei pressi di Portogruaro, ci fermiamo per ispezionare le gomme che sono talmente arroventate da temere lo scoppio.
Mentre mi sgranchisco le membra, Basso si affanna a rovesciare sulle ruote alcune secchie d’acqua per raffreddarle.
Pochi minuti e siamo di nuovo in macchina.
 

02.031921 – Lettera del ten. Riccardo Frassetto al Comandante per i brevetti

 
 

Un inedito eccezionale

La pagina orizzontale riporta, a destra verso l’alto la seguente frase:
Ho dovuto assumere in servizio due scritturali per la scritturazione dei nomi. Io penserò per la firma”.
Significa che i tremila brevetti sono stati firmati dal ten. Frassetto per ordine e conto di Gabriele D’Annunzio.
 

Nota spese allegata alla lettera del 02.03.1921 – Sono 23.000 Lire di cento anni fa

 

Un esempio dei circa 3.000 brevetti e medaglie concesse ai legionari di Fiume,
gestiti e firmati dal ten. Riccardo Frassetto al posto di Gabriele D’Annunzio

 

Attuali testimonianze a Fiume dell’Impresa, dei Sette Giurati e dei Granatieri di Sardegna

 

Cimitero di Cosala/Fiume. Monumento a perenne ricordo e gloria dei Granatieri di Sardegna

 

Cantrida di Fiume. Cippo a memoria dei sette Giurati d Ronchi.
Il primo nome è quello di Riccardo Frassetto

 

 
Con questa immagine saluto come facevano a Fiume D’Annunzio e lo zio Riccardo Frassetto che gli è a fianco: Eia! Eia! Eia! Alalà!
 

A cura di Giorgio Frassetto,
nipote del Giurato di Ronchi ten. Riccardo Frassetto

 
 


Nota a margine:

La più parte delle immagini, dei documenti e lettere sono tratti dall’archivio della Famiglia Frassetto e dai libri “I Disertori di Ronchi” e “Fiume o Morte” scritti da Riccardo Frassetto rispettivamente nel 1926 e 1940 e inoltre dal volume “Zio Riccardo. La vita, la storia, le imprese” scritto da Giorgio Frassetto per conto della famiglia.
“I Disertori di Ronchi” fu approvato da Gabriele D’Annunzio con le seguenti parole: “Ho letto il tuo bel libro. Caro Riccardo, ora sei autore fra gli autori”.
 

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