Chiamatelo metodo FAFO, l’acronimo inglese che tradotto in italiano diventa “fregatene, trova tu una soluzione“
Partiamo subito con l’affermare che questo approccio genitoriale è rappresentato da una filosofia che mira ad una sorta di supervisione sul comportamento dei propri figli, con un’attenzione costante rivolta alla libertà dei bambini. Propedeutica a sviluppare autonomamente decisioni, senza l’ausilio di particolari assist o consigli ad alta voce.
Ne deriva quindi una sorta di adattamento alle questioni quotidiane, con il genitore che senza assillanti invocazioni, lascia campo e libero arbitrio, con la convinzione che l’eventuale errore sia l’anticamera di future giuste scelte, facendo tesoro degli errori. Ma soprattutto comprendendone i motivi.
Un aspetto fondamentale del metodo adottato dai genitori FAFO è senza ombra di dubbio la soglia di attenzione alta verso quelle situazioni limite in cui il bambino si trovi in condizione di pericolo. Con l’intervento immediato per correggere comportamenti e azioni.
Non sono mancate, giustamente, le critiche da parte di esperti di pedagogia, che hanno espresso una valutazione dubbiosa sul metodo, evidenziando la totale mancanza di una base cognitiva di questo approccio, nonché delle contraddizioni verso le acquisizioni consolidate dalla ricerca pedagogica. Con un particolare accento verso l’età dei bambini, privi di un adeguato senso delle conseguenze, almeno fino agli 11 anni, e una non troppo velata critica ai genitori, forse troppo disinvolti nell’attuare nuovi metodi educativi, magari troppo spinti nello smarcare i figli, con il dibattito che si accende sul confine tra libertà di scelta dei figli e la contestuale assenza dei genitori.
Instacult di Mauro Lama
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