Il 18 settembre si celebra la Giornata mondiale per la parità di retribuzione: in Italia le donne guadagnano in media il 10% in meno degli uomini, con effetti negativi su crescita e diritti
ITALIA – Il divario retributivo di genere – la differenza media tra il salario percepito da uomini e donne a parità di mansioni e competenze – resta una delle disuguaglianze più radicate nel mercato del lavoro. Secondo Eurostat, in Italia il gender pay gap “non aggiustato” è intorno al 10%, inferiore alla media UE (12%), ma i dati nazionali dell’INPS e dell’ISTAT mostrano che, considerando tipologia di contratto, ore lavorate e interruzioni di carriera, la forbice reale può arrivare al 20% e superare il 30% in settori come finanza, assicurazioni e attività professionali.
Il 18 settembre, Giornata mondiale per la parità di retribuzione istituita dalle Nazioni Unite, ricorda che il problema non riguarda solo le donne: ridurre il divario salariale significa aumentare il potere d’acquisto delle famiglie, stimolare la produttività e far crescere il PIL. L’ONU sottolinea inoltre come la disparità economica possa alimentare discriminazioni e vulnerabilità, diventando terreno fertile per violenze e abusi.
Le cause del gender pay gap sono molteplici e interconnesse:
- Segregazione occupazionale: le donne sono sovrarappresentate in settori meno remunerativi e sottorappresentate nei ruoli apicali (solo il 21% ricopre posizioni dirigenziali).
- Interruzioni di carriera: maternità e carichi di cura, ancora distribuiti in modo diseguale, incidono sulla progressione professionale. Nel 2023 le lavoratrici hanno richiesto oltre 14 milioni di giornate di congedo parentale, contro 2,1 milioni degli uomini.
- Stereotipi di genere: pregiudizi culturali che influenzano assunzioni, promozioni e valutazioni delle competenze.
- Tipologia contrattuale: il part-time involontario riguarda il 64% delle donne occupate con orario ridotto, limitando reddito e opportunità di carriera.
Il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum evidenzia che, al ritmo attuale, serviranno 123 anni per colmare completamente il divario di genere a livello globale. L’area più critica resta la partecipazione economica, con appena il 61% del gap colmato.
Sul fronte normativo, la Direttiva UE sulla trasparenza retributiva, approvata nel 2023 e in vigore dal 2026, obbligherà le aziende a comunicare dati chiari sulle retribuzioni e a giustificare eventuali differenze, con l’obiettivo di accelerare la chiusura del gap.
In Italia, iniziative pubbliche e private stanno cercando di colmare la distanza, ma gli esperti avvertono: senza un cambiamento strutturale – politiche di conciliazione vita-lavoro, incentivi alla leadership femminile, educazione libera da stereotipi – la parità resterà lontana.
La Giornata del 18 settembre è dunque un invito all’azione: colmare il gender pay gap non è solo una questione di giustizia sociale, ma un investimento strategico per il futuro economico e democratico del Paese.
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