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Fuorché il silenzio: trentasei voci di donne afghane

3 minuti di lettura

Martedì 27 maggio alle ore 18.00 è stato presentato il libro FUORCHÉ IL SILENZIO – Trentasei voci di donne afghane (Jouvenance 2024) presso M9 – Museo del ’900 in via Pascoli 11, Venezia Mestre.

MESTRE (VE): Fuorché il silenzio è una raccolta che comprende trentasei storie vere, semplici e dirette che aprono una finestra su vissuti reali in cui la tragedia e il trauma non corrompono i valori dell’esistenza. La pubblicazione di queste testimonianze andrebbe inserita in un genere letterario assimilabile all’autobiografia, se non fosse che nel contesto afghano attuale tale pratica comporta dei rischi enormi, in particolare per le donne.

Raccontare la propria storia è per molte donne afghane un modo, a volte l’unico modo, per esistere nella sfera pubblica. Parlare, scrivere, perfino pronunciare il proprio nome è una forma di resistenza al ruolo subalterno e alla discriminazione che subiscono: il racconto diventa una forma di auto-determinazione rispetto alle narrazioni imposte da fuori e da altri o da altre. Alcune di queste donne sono famose per le loro vicende politiche e personali, altre sono sconosciute, ma il filo che le lega è la volontà di perseguire ciò che oggi sembra impossibile. La lettura delle loro storie mette un seme nelle nostre menti i cui frutti sono ignoti ma inevitabili.

Le autrici di questa raccolta sono trentasei donne afghane, attiviste per i diritti civili che, al ritorno dei talebani al governo dell’Afghanistan (agosto 2021), hanno intrapreso proteste e manifestazioni contro le leggi sempre più restrittive dei diritti delle donne imposte dal loro regime. Zainab Entezar – regista e scrittrice – ha raccolto le testimonianze e Asef Soltanzadeh – scrittore afghano emigrato in Iran e ora residente in Danimarca – ne ha curato l’edizione e la stampa. Daniela Meneghini – docente di Lingua e letteratura persiana all’Università Ca’ Foscari Venezia – coadiuvata da alcuni collaboratori, ne ha curato la prima traduzione in una lingua europea.

“Travolti dalle atroci guerre, così prossime al nostro Paese, rischiamo di dimenticarci del dramma che vivono le donne afghane, private di ogni diritto”, ha dichiarato Mara Rumiz, responsabile progetti sede EMERGENCY Venezia. “Ascoltare e diffondere le loro voci è il minimo che possiamo fare per esprimere la nostra solidarietà”.

L’incontro è stato promosso da EMERGENCY, dall’Università Ca’ Foscari, Dipartimenti di Studi Umanistici e Lingue e Civiltà dell’Asia e da M9 – Museo del ‘900. Sono intervenute: Serena Bertolucci direttrice di M9, Daniela Meneghin curatrice dell’edizione italiana del libro, Caterina Carpinato, professoressa di lingua e letteratura neogreca presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e Raffaela Baiocchi, ginecologa presso il centro di Maternità di EMERGENCY nel Panshir, Afghanistan. Coordinato da Mara Rumiz, responsabile progetti sede EMERGENCY Venezia.

“Fuorché il silenzio dà voce a chi rischia tutto per farsi ascoltare. Accoglierne la presentazione a M9 significa rinnovare il nostro impegno a riflettere – in maniera partecipata – sul ruolo della cultura nel difendere i valori della libertà, della dignità e del diritto alla parola”, ha dichiarato Serena Bertolucci, Direttrice di M9.

“Ca’ Foscari forma persone capaci di parlare e interpretare lingue e culture diverse, ed è impegnata – sin dalla sua fondazione – a preparare persone in grado di entrare nel mondo esterno non da spettatori ma da interlocutori. Quanto avviene con questo libro è un’ulteriore testimonianza concreta: coinvolta in prima persona, Daniela Meneghini legge, traduce e interpreta, producendo conoscenza che valica le aule accademiche e diventa un bene comune”, ha commentato Caterina Carpinato, Professoressa dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

La presentazione del libro è stata anche l’occasione per soffermarsi sul Centro di Maternità di EMERGENCY ad Anabah, nella Valle del Panshir nel nord dell’Afghanistan, avviato nel 2003 e che, in accordo con la famiglia, è stato dedicato a Valeria Solesin, uccisa nell’attentato al Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015. Il tasso di mortalità materna in Afghanistan è tra i più alti al mondo, ma l’importanza del Centro di Maternità non si limita alla prevenzione e all’assistenza sanitaria, poiché esso è diventato un polo formativo per il personale afgano – qui composto da sole donne – che lavorando ogni giorno a contatto con il personale internazionale riceve una formazione pratica e teorica.

“Una rivoluzione silenziosa” è il rapporto pubblicato da EMERGENCY nel 2019, che analizza l’esperienza che un Centro di maternità specializzato e gratuito può avere sulla salute e sul ruolo sociale delle donne che vi hanno a che fare, sia come pazienti, sia come staff, e come questo sistema possa offrire un modello da replicare.

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