Rosso d'Inverno

Fratelli Grimm motivazione e rieducazione

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Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!

In mezzo ad una vallata, poco più in là del torrente, nel verde che più verde non si può, ai piedi della montagna Chicchessia, lì nel tempo indefinito del tempo sorge una scuola.
Costruita con cubi colorati ha la forma di una lunga supposta che svetta verso l’alto. L’architetto ideatore della struttura quel giorno avrà avuto la febbre molto alta.

La Fratelli Grimm motivazione e rieducazione è una scuola diversa da quel ti aspetti, caro lettore. Tommy, Timmy e Jimmy, i mitici tre porcellini, sono graffitari all’ultimo grido, vestiti con salopette di jeans slavato e i berretti al contrario rispettivamente blu, rosso e verde. Intimoriscono gli altri compagni con scherzi, minacce, spintoni e sberle gratuite.

Il loro primo giorno di scuola rimane nella memoria di tutti i professori: la loro mamma si presentò a scuola fasciata da una tuta traslucida in lattice nero alla Catwoman, gambe tozze ben in vista appoggiate su vertiginosi tacchi a spillo e l’espressione accigliata di chi a prescindere ce l’ha col mondo. Avanzò lentamente per il corridoio davanti ai figli intimoriti, entrò in classe combattiva e poggiò sulla cattedra il frustino di pelle nero, senza mai distogliere lo sguardo malefico dagli occhi intimoriti del professore di Matematica.
– Sai come ti devi comportare! – risuonano ancora nella memoria le parole della mamma scrofa.

La Fratelli Grimm motivazione e rieducazione accoglie studenti provenienti da ogni favola. Cenerentola è in classe con Pinocchio, ripetente da tre anni, il principe azzurro è finito in quella degli influencer con Lucignolo e Mangiafuoco e insieme pianificano matrimoni per burattini.
Biancaneve è al 2° anno del corso di stregoneria tenuto da Maga Magò. Porta con sé la solita cassetta per gli attrezzi e l’immancabile specchio magico che ha rubato alla matrigna.
Anastasia e Genoveffa frequentano l’ultimo anno del corso di gentilezza. Non riescono a superare l’esame finale. All’ultimo colloquio orale si son presentate in minigonna e calze a rete con una canna fumante tra le labbra truccate di nero. E all’ultima domanda posta dalla fata turchina hanno emesso un rutto così sonoro da far tremare le pareti dell’auditorium.
I sette nani inseguono per i corridoi Pollicino credendo sia l’ottavo fratello smarrito. Lui per tutta risposta si è fatto sospendere dal preside per aver fatto pipì nel gabinetto scientifico e aver riempito l’armadietto dei professori di molliche masticate, fatte a palline e sputate con lo scheletro di una bic. Nota disciplinare inflitta? Sospensione con obbligo di frequenza per cinque giorni e compito di ritinteggiare la facciata della scuola insieme ai tre porcellini.

Il tramonto sulla vallata che da verde che più verde non si può si è trasformato, sul far della sera, in arancione zucca rancida. Il suppostone sembra un razzo pronto a partire verso l’universo, forse dovrebbe ricordare a tutti gli studenti che la conoscenza porta in alto, ma è proprio così? Devi imparare e star zitto?
La scuola è chiusa da mezz’ora, Tommy, Timmy e Jimmy imbracciano le loro armi:

● speciali bombolette spray che sparano colori glitterati e fluorescenti

● un macintosh dell’84, computer un po’ attardato ma funzionante

● una corda giocattolo

● un binocolo costruito sul modello di Galileo Galilei

● tre walkie talkie fatti con gusci di tartaruga stellata indiana

Hanno una missione: affondare i professori di insulti e insozzare quella scuola che tanto li ha intossicati.

Approfittano della penombra, scrutano col binocolo il paesaggio e poi si imbracano. Raggiungono la punta del suppostone. Là fuori tutto tace.
– Al mio 3 – dice Jimmy ai fratelli – scatenate l’inferno!
Tenuti insieme dalla corda i porcellini si arrampicano come scalatori esperti e cominciano a spruzzare contro le pareti colore e rabbia. Scritte e offese volano come saette.

– Mago Merlino ci hai rotto col latino! – Geppetto piantala con violino e archetto! – Fata turchina la maestra cretina! – Preside con gli stivali te e i prof siete tutti maiali!
Jimmy, il più piccolo, si trova sulla punta del palazzo e sta ultimando il graffito del terzo dito medio alzato, quando il walkie talkie trilla. È Tommy. Lo invita a scendere giù. Hanno una visita inaspettata. – Avete fatto male i conti, cari suini! – una voce famigliare spunta alle loro spalle e li sorprende.

È il lupo cattivo. O meglio, ex cattivo. Da diversi anni si è stancato di soffiare sulle loro case e di dar loro la caccia. Adesso ha trovato un nuovo impiego.
Fa il vicepreside. Il portaborse fallito. Sempre elegante e vestito di tutto punto, dalla testa alle zampe, indossa una splendida cravatta rossa.

Ha stampata in faccia quell’aria da primo della classe. Annuisce ad ogni affermazione del dirigente e obbedisce senza alcun commento. Fa addirittura la riverenza quando per i corridoi incontra il suo amato preside. Non ha opinione, non si schiera se non per interesse.
– Per tutte le soppressate, viscido bastardo! Hai rotto i nostri piani – risponde Tommy, il più duro dei tre. – Togliti di mezzo se non vuoi finire arrosto per la festa di compleanno di Hänsel e Gretel! Pagherai per tutti. Pagherai per tutte le volte in cui insieme agli altri prof ci avete fatto annoiare con lezioni barbose, ci avete annichilito con la vostra retorica e con quel finto buonismo da quattro soldi! Così i tre porcellini si fiondano sul lupo tremante di paura, lo imbavagliano e lo appendono con la corda per una gamba ad un faggio lì vicino. Poi infilano la testa del vicepreside nello schermo del macintosh e ignorano le sue urla disperate. Fanno per andarsene.

Ormai sono sicuri di essersi dileguati senza dar troppo nell’occhio ma dal vicino boschetto intravedono una sagoma scura che li attende con pazienza.
Indossa la solita tuta arrapante, ha le gambe lievemente divaricate, vertiginosi tacchi a spillo, se ne sta mezza nuda ad osservarli mentre picchietta ritmicamente il frustino nero sul palmo della mano sinistra.

Le forme sono molto generose, cosce e braccia fuoriescono dalle aderenze della tuta, e adesso che la luce della luna piena illumina la vallata i porcellini non hanno alcun dubbio. È lei. La loro mamma. Quella tenera e amorevole madre dai metodi educativi a metà tra quelli del maestro Miyagi di Karate Kid e un addestratore di pitbull.

– Mammiiiiiina! – esclama intimorito Tommy.
– Cara dolce mammiiiina! – continuano con voce tremolante Jimmy e Timmy.

Ma le loro preghiere si spengono con un destro sonoro per ciascuno e una serie mosse di judo con cui i porcellini finiscono a terra come fettine di mortadella.

La scrofa sexy appoggia uno dei tacchi sull’orecchio dolorante di Jimmy e gli intima di rialzarsi.

Remissivo come un cagnolino ben addestrato si incammina insieme alla generalessa e i fratelli lo seguono.

La Fratelli Grimm motivazione e rieducazione si basa sulla collaborazione tra scuola e famiglia. Ecco perché questa sera la porta della presidenza è aperta. Gli imputati sono fermi in piedi davanti al gatto impettito. Sogghignano e attendono la punizione.

– Ritinteggiare le pareti sarà un gioco da ragazzi, bro’! – bisbiglia Tommy.

Intanto il gatto e la volpe compaiono insieme al vicepreside. Lo hanno liberato dalla trappola del faggio.

All’indomani Pollicino e i tre fratellini pitturano per tutto il giorno la struttura a missile e in meno di 10 ore la scuola è come nuova. Perfetta.
Il preside si avvicina agli studenti, fiero del successo educativo che anche questa volta la Fratelli Grimm motivazione e rieducazione ha ottenuto.

Sembra pensieroso, però, si volta indietro e chiede:
– Ragazzi perché tutto questo?
– Senti gatto – interviene Jimmy – la scuola è toxic. Imprigiona le menti, la creatività, sforna inetti senza coscienza. Rigidità, regole, prediche. Voi docenti siete spenti, demotivati, spesso disinformati o impreparati. Vi preoccupate di tenere in ordine il registro, compilare scartoffie, assegnare voti, scrivere note e denigrare gli studenti. Siete il brutto della scuola. L’aborto della conoscenza.

Incapaci di rinnovarvi, vagate in questo sistema come automi.
Vi preoccupate di tutto ma a noi ragazzi chi pensa?
Motivazione e rieducazione, dice il nome della scuola. Ma voi professori quanto siete motivati? Dov’è finita la passione per l’insegnamento?
Cari prof, prima di invitarci a ricoprire la verità con la vernice, fermatevi a pensare.
La scuola deve rinascere. Prendetevi meno sul serio e fatevi ‘na risata ogni tanto! Stare a scuola non dev’essere un supplizio.
Comunque… ci si vede.. .bella Prof.!

Detto questo, Jimmy, Tommy e Timmy montano sui monopattini e vanno verso la casa del preside. Le bombolette in tasca hanno ancora altro da dire!

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