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Franco Cardini a Treviso

4 minuti di lettura


il celeberrimo storico del Medioevo nella nostra città per Tomaso da Modena

Nell’ambito delle celebrazioni per il settimo centenario della nascita di Tomaso da Modena (1326-1379) e nel programma del Festival Internazionale di Musica Antica e dintorni, promosso da Baroque Experience, è stato invitato a Treviso il celeberrimo professor Franco Cardini, lo storico e saggista italiano esperto del Medioevo.

Dopo aver conseguito la laurea in Lettere presso l’Università di Firenze nel 1966, dal 1971 è stato assistente ordinario alla cattedra di storia medievale e moderna della facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Firenze (professor Giorgio Spini), poi professore incaricato di storia medievale nella stessa università e, dal 1985 al 1991, professore prima straordinario quindi ordinario all’Università di Bari. Nel 1989 ottiene la cattedra di Storia medievale a Firenze nella facoltà di lettere e filosofia. Nel 1994 è chiamato a coprire la cattedra di storia medievale presso l’Istituto di Scienze Umane e Sociali adesso aggregato alla Scuola Normale di Pisa.

Dal 2012 è professore emerito nell’Istituto di Scienze Umane e Sociali (ora denominato Istituto di Scienze Umane e Sociali/SNS). Fa parte del Consiglio scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. Inoltre, è Directeur d’études nell’Ecole de Hautes di Etudes en Sciences Sociales di Parigi e Fellow della Harward University. Ha inoltre tenuto corsi e insegnamenti in varie università europee ed extraeuropee.

Il campo di studi principale di Cardini è quello della storia dei pellegrinaggi e delle crociate, affrontato nella prospettiva dei rapporti sociali e religiosi tra mondo cristiano e mondo musulmano. Dalle crociate e dai pellegrinaggi è stato per lui quasi naturale passare all’esame del mondo cavalleresco medievale, quindi alla guerra in età premoderna, infine alle ricerche su numerosi aspetti del mondo orientale.

Parallelamente all’impegno universitario, mai abbandonato, Cardini ha intrapreso dal 1958 un’attività continuativa di collaboratore a periodici e quotidiani. Collabora frequentemente con l’Avvenire, il Quotidiano Nazionale, il Sole 24 ore, il Secolo XIX, Il Mattino e occasionalmente con altre testate.

È stato membro del comitato scientifico del programma televisivo Rai 3 Il tempo e la storia dal 2013 al 2017 e in seguito in quello di Passato e Presente, programma della stessa rete con replica su Rai storia.

Quindi un pezzo da novanta del mondo accademico per contestualizzare, secondo le intenzioni dei curatori del Festival Internazionale di Musica Antica e dintorni, la musica medievale di questa prima parte dell’evento con una conferenza che ha voluto offrire al pubblico l’occasione di approfondire il mondo introdotto dagli eventi precedenti, mettendo a confronto due aree della nostra penisola profondamente legate tra loro, ma caratterizzate anche da esperienze, tradizioni e ambienti di corte differenti.

Ed è questo che ha fatto il professor Cardini, partendo dalla rappresentazione del Ciclo di sant’Orsola di Tomaso da Modena, sottolineando come le proporzioni fossero pensate per non essere viste ad altezza d’uomo. Ed ha confrontato queste rappresentazioni umane con quelle presenti in modalità scultorea nel Museo Cluny di Parigi.

Poi ha accennato al fatto che Umberto Eco, per lui è considerato un collega, in quanto nella prima parte della sua carriera si è interessato di storia medievale, cosa che poi gli è stato utile nel redigere il celeberrimo romanzo storico Il Nome della Rosa, in cui pur essendo ambientato tra gli anni ‘20 e ‘30 del XIV secolo, ha all’interno delle piccole incongruenze temporali permesse dal genere, in cui nella ricostruzione storica può trovare spazio anche la fantasia.

Ha poi ha introdotto il tema su come insegnare la Storia agli studenti delle nostre scuole.

Per lui è importante tenere presente il concetto dinamico di Occidente.

E’ entrato poi in media res, sottolineando quanto la musica fosse importante nelle corte sia nelle cerimonie pubbliche che nella dimensione privata dei sovrani. E qui ha sottolineato la permanenza in alcune monarchie del nostro tempo, come il Giappone e la Gran Bretagna, di quanto l’etichetta di corte sia importante e come i ministri in questi contesti abbino sia un ruolo pubblico che debbano ancor oggi offrire dei servigi al sovrano.

Ha parlato poi di ciò che era considerato etico in ambito finanziario anche dalla Santa Romana Chiesa. L’usura, e quindi la condanna di questa pratica, scattava dopo l’interesse al 5% sul prestito.

E qui, in ambito anche delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di san Francesco, ha parlato del suo rapporto con la ricchezza. La povertà di Francesco è da intendersi come assenza di potere, come la sua rinuncia alla cultura, che è sempre nella stessa linea.

Ha poi parlato di come era concepito il potere politico a quel tempo, portando una serie di esemplificazioni sulla famiglia D’Este, sulle modalità di elezione dell’imperatore nel Sacro romano impero, sui Gonzaga, sul Doge e la Repubblica di Venezia, sui Visconti e gli Sforza.

Infine ha parlato dei rapporti tra le due regioni,Veneto e Toscana, nel medioevo, sottolineando come in un primo tempo le loro economie fossero complementari, ma che entrarono in collisione quando la Repubblica di Venezia cominciò ad estendersi sullo stato da terra.

Contemporaneamente ha analizzato le tipologie della letteratura medievale di queste regioni, nei poemi epici e nelle collane di sonetti prodotte a quel tempo.

Una conferenza quindi che ha intrecciato molti temi inerenti al titolo: Italia settentrionale e centrale:rapporti, analogie e differenze culturali nella vita di corte tra le due aree, grazie all’immensa cultura di questo accademico che ci ha onorato della sua presenza, grazie alla lungimiranza dei promotori del Festival Internazionale di Musica Antica e dintorni, che hanno voluto aprire i confini della musica a quelli dei luoghi e dei tempi in cui questa nasce ed è pensata, ed al ruolo sociale e culturale che ricopre.

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