Il volume di Michela Cinquilli sul Mitis Iudex Dominus Iesus affronta le ferite delle relazioni familiari mettendo in dialogo diritto canonico, accompagnamento pastorale e Dottrina sociale della Chiesa
ITALIA. Che cosa accade quando il diritto incontra le ferite più profonde della vita familiare? E può una crisi matrimoniale diventare, attraverso l’ascolto e il discernimento, un’occasione di responsabilità, verità e speranza?
È attorno a queste domande che si sviluppa il lavoro di Michela Cinquilli, autrice del volume Il “ponte” giuridico-pastorale nel M.P. Mitis Iudex Dominus Iesus: prassi e sfide odierne, che sarà presentato martedì 25 agosto 2026, alle ore 11.30, presso lo stand A2 della Fiera di Rimini.
Il libro affronta il tema delle fragilità nelle relazioni familiari partendo dalla riforma introdotta da Papa Francesco con il Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, ma lo fa attraverso una prospettiva che va oltre la dimensione strettamente procedurale. Al centro ci sono infatti le persone: le loro storie, le ferite, le responsabilità, le relazioni e, soprattutto, le conseguenze che le crisi familiari possono avere sui figli.
Quando la crisi familiare non è soltanto una questione giuridica
Una separazione, un conflitto coniugale o una richiesta di dichiarazione di nullità matrimoniale non possono essere ridotti a una pratica da istruire e a una decisione da assumere.
Dietro ogni procedimento esiste una vicenda umana complessa, fatta di sofferenza, aspettative, errori e legami che spesso continuano a esistere anche quando la relazione coniugale è ormai compromessa.
È proprio da questa consapevolezza che prende forma la riflessione di Cinquilli, che propone di superare una concezione esclusivamente procedurale della crisi matrimoniale per costruire un dialogo più stretto tra diritto canonico, pastorale familiare e attenzione alla persona.
Il titolo stesso del volume richiama questa esigenza: costruire un “ponte” tra due dimensioni che devono mantenere distinti ruoli e competenze, ma che possono incontrarsi nell’interesse della persona e della famiglia.
Il diritto conserva infatti la propria funzione di ricerca della verità e di amministrazione della giustizia; la pastorale è chiamata ad accompagnare la persona nella concretezza della sua storia. Non una sovrapposizione, dunque, ma un dialogo capace di offrire una risposta più completa alla complessità delle crisi familiari.
Il Mitis Iudex e la prossimità alle persone
In questa prospettiva assume particolare rilievo la riforma del processo matrimoniale canonico introdotta da Papa Francesco con il Mitis Iudex Dominus Iesus.
La riforma non riguarda soltanto la semplificazione e l’accelerazione di alcuni procedimenti relativi alle dichiarazioni di nullità matrimoniale. Porta con sé anche una precisa esigenza pastorale: rendere la Chiesa più vicina alle persone che attraversano situazioni matrimoniali difficili.
È soprattutto nell’indagine pregiudiziale o pastorale che Cinquilli individua uno spazio privilegiato per realizzare questo incontro. È qui che può prendere forma quel ponte tra l’attività dei Tribunali ecclesiastici e l’accompagnamento delle persone che vivono una situazione di crisi.
Un passaggio delicato, che richiede competenza, ascolto e discernimento, proprio perché non si tratta di sostituire la giustizia con la pastorale, ma di fare in modo che la persona non arrivi davanti al giudice ecclesiastico senza essere stata prima adeguatamente ascoltata e accompagnata.
La famiglia come bene sociale
La riflessione assume una particolare attualità anche alla luce del Magistero di Papa Leone XIV e della prospettiva proposta dalla Magnifica Humanitas, che richiama la centralità della dignità della persona e il valore delle relazioni umane.
In questo orizzonte, i principi della Dottrina sociale della Chiesa – dal bene comune alla solidarietà, dalla sussidiarietà alla giustizia sociale – offrono una chiave di lettura importante anche per comprendere le fragilità familiari.
La famiglia non è infatti una realtà esclusivamente privata. È uno dei luoghi fondamentali nei quali la persona cresce, costruisce relazioni, impara la responsabilità e sviluppa il proprio rapporto con la comunità.
Per questo la sua fragilità riguarda, in qualche misura, l’intero tessuto sociale.
Quando una relazione familiare entra in crisi, le conseguenze possono coinvolgere i figli, le reti parentali, le comunità e i servizi che sono chiamati a sostenere le persone. Da qui la necessità di costruire una vera rete di prossimità, capace di intervenire non soltanto quando il conflitto è ormai esploso, ma anche nelle fasi precedenti, attraverso ascolto, prevenzione e accompagnamento.
Diritto, misericordia e responsabilità
Uno degli elementi più interessanti del volume è proprio la capacità di mettere in relazione dimensioni che troppo spesso vengono considerate alternative: giustizia e misericordia, verità e accompagnamento, diritto e pastorale.
La misericordia non significa rinunciare alla verità, così come l’applicazione della norma non può significare ignorare la sofferenza concreta della persona.
È una prospettiva nella quale anche strumenti come la mediazione familiare possono assumere un ruolo significativo, quando esistono le condizioni per ricostruire un dialogo e favorire una maggiore consapevolezza delle responsabilità reciproche.
Al centro rimane soprattutto la tutela dei figli. Sono loro, spesso, a subire le conseguenze più profonde dei conflitti tra adulti, pur non avendoli scelti e senza avere strumenti per governarli.
Accompagnare una crisi familiare significa quindi anche evitare che la separazione dei coniugi si trasformi in una frattura permanente delle relazioni familiari e genitoriali.
La persona prima della procedura
Il contributo di Michela Cinquilli nasce dal suo percorso accademico nel campo del diritto canonico, sviluppato attraverso gli studi di licenza e dottorato presso la Pontificia Università Lateranense, e porta nel dibattito ecclesiale una domanda concreta: come trasformare la riforma del processo matrimoniale canonico in una reale occasione di prossimità alle persone e alle famiglie ferite?
La risposta suggerita dal volume passa proprio attraverso il “ponte” evocato nel titolo.
Un ponte nel quale il Tribunale non venga percepito come una realtà distante dalla vita delle persone e nel quale la pastorale sappia accompagnare senza sostituirsi alla funzione giudiziaria.
È una sfida che riguarda certamente gli specialisti del diritto canonico, ma anche l’intera comunità ecclesiale. Perché prendersi cura della famiglia significa prendersi cura della persona e, al tempo stesso, di un bene che ha una dimensione profondamente sociale.
Dalla ferita alla speranza
Il valore del volume sta allora nel riportare la questione matrimoniale alla sua dimensione più autenticamente umana.
La norma è necessaria, la giustizia è indispensabile, ma nessuna procedura può essere davvero efficace se perde di vista la persona alla quale quella norma è destinata.
La fragilità, in questa prospettiva, non è soltanto una condizione da registrare o da giudicare. Può diventare anche un luogo nel quale sperimentare una maggiore prossimità, responsabilità e capacità di cura.
È questo il “ponte” che il libro di Michela Cinquilli invita a costruire: tra il diritto e la pastorale, tra la giustizia e la misericordia, tra la verità e l’ascolto.
Un ponte che trova il proprio orizzonte nella dignità della persona e nel bene della famiglia.
La presentazione alla Fiera di Rimini rappresenterà quindi l’occasione per approfondire non soltanto una riforma del diritto matrimoniale canonico, ma una questione più ampia: come può la Chiesa stare accanto alle persone quando i legami si spezzano?
La risposta, suggerisce il volume, passa dalla capacità di non lasciare sola la persona proprio nel momento della sua maggiore fragilità.
Appuntamento martedì 25 agosto 2026, alle ore 11.30, presso lo stand A2 della Fiera di Rimini.
Un libro che costruisce un ponte: tra la fragilità e la speranza, tra il diritto e la pastorale, tra la giustizia e la misericordia, perché nessuna famiglia ferita venga lasciata sola.
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