Si è svolta a fine maggio nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, la Conferenza Internazionale promossa dalla – Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice – dal titolo “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualità: libertà e pluralismo nella Dottrina sociale della Chiesa”
CITTA’ DEL VATICANO. La Conferenza ha riunito studiosi, economisti, rappresentanti delle istituzioni, esponenti del mondo ecclesiale e della società civile per riflettere sulle sfide che attraversano il contesto globale contemporaneo, segnato da conflitti, polarizzazioni e profonde trasformazioni sociali.
Ad aprire i lavori è stata la riflessione sul ruolo della spiritualità come risposta alle crisi del nostro tempo. «In un tempo segnato da guerre diffuse, polarizzazioni crescenti e profonde fratture culturali e sociali, la Fondazione dedica la conferenza internazionale 2026 a una delle questioni più urgenti del presente: la ricerca di una nuova spiritualità capace di restituire significato alla libertà, al pluralismo e alla convivenza pacifica tra persone, popoli e nazioni. Il tema scelto nasce dalla consapevolezza che le crisi contemporanee non siano soltanto economiche, politiche o geopolitiche, ma affondino le loro radici in un progressivo indebolimento delle fondamenta etiche e spirituali della società», spiega Paolo Garonna, Presidente della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Di qui la necessità di riaffermare l’importanza del multilateralismo e del diritto internazionale per la convivenza pacifica e la fraternità universale. «La Dottrina Sociale della Chiesa rappresenta una fonte di ispirazione per immaginare nuove forme di cooperazione internazionale capaci di affrontare le crisi geopolitiche, economiche, climatiche e sociali del presente», ha anche sottolineato il Presidente Paolo Garonna.


Al centro del dibattito il valore della Dottrina sociale della Chiesa come strumento per promuovere nuove forme di cooperazione internazionale, capaci di affrontare le sfide geopolitiche, economiche, climatiche e sociali. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla crisi delle democrazie contemporanee, alla crescente sfiducia nelle istituzioni internazionali e alla necessità di rilanciare un multilateralismo fondato sul rispetto della dignità umana, del diritto internazionale e del bene comune.


La prima sessione plenaria ha approfondito il tema della persona umana, delle aspirazioni alla libertà e della ricerca di significato nelle società contemporanee. Psicologi, educatori, artisti e studiosi hanno affrontato questioni quali il disagio psicologico, il burnout e la costruzione di comunità fondate sulla solidarietà e sulla pace.
Ampio spazio è stato riservato anche ai gruppi di lavoro, organizzati secondo il metodo sinodale. Tra gli argomenti affrontati: il rapporto tra intelligenza artificiale, libertà e spiritualità; la comunicazione nell’era delle fake news e dei social media; il dialogo interreligioso; la costruzione della pace nelle aree di conflitto; il ruolo delle comunità cattoliche in Africa; gli investimenti responsabili in Asia e le esperienze dei movimenti popolari in America Latina.
La seconda sessione plenaria si è concentrata sulla riforma del multilateralismo e del diritto internazionale, con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per costruire nuovi modelli di governance globale basati sulla cooperazione tra popoli e nazioni.
La conferenza ha fatto seguito all’Assemblea degli aderenti della Fondazione, svoltasi il 28 maggio a Roma presso il Pontificio Collegio Internazionale Maria Mater Ecclesiae, dedicata al tema del pensiero sociale cattolico di fronte alle sfide della libertà e del pluralismo.
Il 30 maggio si è tenuta la celebrazione della Santa Messa all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro e con l’Udienza privata con Papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico.
Oltre la frammentazione del mondo: il discorso di Leone XIV durante l’Udienza indica la via del dialogo e della comune umanità
Nel suo discorso rivolto alla Fondazione Centesimus Annus, Papa Leone XIV ha offerto una profonda lettura della crisi contemporanea, partendo dall’analisi di un’umanità segnata da conflitti e crescenti polarizzazioni. Di fronte a questa frammentazione, il Pontefice ha invitato a riscoprire una speranza che poggia sulla nostra comune umanità, una condizione che, specialmente nei momenti più difficili, spinge il cuore umano a interrogarsi su domande fondamentali come: «dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?».
Il cuore del messaggio papale si è concentrato sul recupero di un senso autentico della libertà, contrastando la deriva individualistica che caratterizza la società odierna. Citando l’insegnamento di san Giovanni Paolo II, Leone XIV ha ribadito che la vera realizzazione antropologica e sociale si compie soltanto quando la libertà è vissuta nel «dono di sé e l’accoglienza dell’altro» , avvertendo che, al contrario, «quando invece viene assolutizzata in chiave individualistica, la libertà è svuotata del suo contenuto originario ed è contraddetta nella sua stessa vocazione e dignità».
Questo scontro tra visioni opposte riflette, secondo il Santo Padre, la perenne dinamica tra le due città descritte da sant’Agostino: la Città dell’Uomo, schiacciata dall’egoismo, e la Città di Dio, capace di edificare relazioni autentiche. Proprio in questa prospettiva si colloca la radice dei mali moderni, poiché dietro la crisi delle democrazie e l’indebolimento del multilateralismo si cela una crisi antropologica derivata dall’aver dimenticato il Creatore. Tuttavia, l’orizzonte tracciato non è di rassegnazione, ma di impegno quotidiano, nella consapevolezza che «la civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione». Per arginare questa deriva, diventa allora fondamentale promuovere un dialogo sincero e un sano pluralismo che, superando gli interessi particolari, sappiano riconoscere e valorizzare l’innata dignità di ogni individuo.
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