Alla Conferenza Internazionale sulla Riduzione dei Rischi da Alluvioni e Siccità, Maria Spena richiama lo spirito degli “angeli del fango” e lancia il percorso verso il Forum Euromediterraneo dell’Acqua 2026: l’Italia ponte di cooperazione e sostenibilità
FIRENZE – A quasi sessant’anni dalla tragica alluvione che devastò Firenze, la città torna a riflettere sul valore della memoria e sulla necessità di costruire una nuova coscienza ambientale e idrica. Nella cornice di Palazzo Vecchio si è tenuta oggi la Conferenza Internazionale sulla Riduzione dei Rischi da Alluvioni e Siccità, promossa dal Comitato One Water e dal CIHEAM Bari, in vista del Forum Euromediterraneo dell’Acqua che si terrà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026 con la partecipazione di 43 Paesi.
Secondo i dati presentati da ISPRA, oltre 12 mila chilometri quadrati del territorio italiano si trovano in “codice rosso” per rischio alluvionale: più di 13 milioni di cittadini vivono in aree vulnerabili e, negli ultimi 25 anni, il nostro Paese ha registrato quasi 1000 eventi alluvionali per un totale di 80 miliardi di euro di danni.
Aprendo i lavori, Maria Spena ha ricordato come il 4 novembre rappresenti per Firenze “una data che non sarà mai come le altre”.“Il tempo che passa dall’alluvione del 1966 deve rafforzare la nostra coscienza civica sulla questione ambientale, strettamente legata alla resilienza idrica”, ha dichiarato Spena. “Ricordiamo quella tragedia anche per gli ‘angeli del fango’, simbolo di una solidarietà europea che oggi vogliamo rinvigorire attraverso la cooperazione per una gestione condivisa dell’acqua nel Mediterraneo.”
Spena ha sottolineato l’ambizione del Forum Euromediterraneo di fare del Mediterraneo un “laboratorio di sostenibilità e sicurezza idrica”, valorizzando il ruolo dell’Italia come ponte naturale tra Nordafrica, Medioriente e Balcani.
Un tema quanto mai urgente, in un contesto di crisi climatica globale, affrontato anche attraverso i fondi del Pnrr, che destina 8 miliardi di euro a interventi per mitigare gli effetti di siccità e alluvioni, migliorare le infrastrutture idriche e ridurre le perdite di rete.
Il Ministro per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in videomessaggio, ha ricordato che “l’Italia è un Paese tanto bello quanto fragile” e che “la responsabilità di evitare il ripetersi di tragedie come quella del ’66 è nelle mani di amministratori e cittadini”.
A fare gli onori di casa, la sindaca di Firenze Sara Funaro, che ha omaggiato il coraggio dei “fiorentini e degli angeli del fango”, sottolineando l’importanza della prevenzione e del lavoro istituzionale continuo contro il rischio idrogeologico.
Il presidente Eugenio Giani ha evocato l’immagine di Piazzale Michelangelo sommerso dalle acque nel ’66: “Una visione dolorosa, ma anche la testimonianza della forza con cui Firenze ha saputo rialzarsi.”
Durante la conferenza, Biagio Di Terlizzi (CIHEAM Bari) ha rimarcato il valore della cooperazione tra i Paesi mediterranei per “una gestione dell’acqua partecipata e responsabilmente condivisa”, mentre Marco Rago, consigliere giuridico presso il Ministero degli Affari Esteri, ha evidenziato il percorso che ha portato l’Italia a essere riconosciuta come “punto di riferimento nel Mediterraneo allargato” sui temi idrici.
“Essere leader sull’acqua – ha detto Rago – significa assumersi responsabilità e costruire ponti di pace e collaborazione tra i popoli.”
L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, tecnici, studiosi e professionisti del settore, in un dialogo corale orientato a tradurre la memoria del passato in un impegno concreto per il futuro.
Il ricordo dell’alluvione del ’66 diventa così un simbolo di resilienza e cooperazione, un ponte ideale verso un Mediterraneo più sicuro, sostenibile e solidale.
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