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Finto sms, pirati informatici rubano 60 mila euro dal conto corrente di un dipendente di banca Intesa

2 minuti di lettura

Il solito sms con il messaggio esca: “abbiamo rilevato un accesso anomalo sul tuo conto”. Poi, la telefonata del sedicente operatore della banca e i suggerimenti per risolvere l’inghippo all’interno di una pagina internet in tutto e per tutto riconducibile a quella dello stesso istituto di credito.

È così che i pirati informatici sono riusciti a svuotare ancora una volta un conto corrente, sottraendo, in questo caso, circa 60 mila euro tramite numerose e ignote transazioni.

La novità? Semplice. La vittima, nello specifico, è proprio un dipendente di banca Intesa che lavora in una filiale mestrina. E ciò dimostra che la truffa è talmente ben congegnata che a farci le spese sono persone di qualsiasi tipo come diciamo da tempo. Anzi, a dire il vero, a subire il furto sono soprattutto professionisti e persone giovani o di mezza età, anche perché molti anziani non hanno neppure internet.

La storia segue il consueto iter. Il dipendente riceve un sms sulla chat stessa di banca Intesa che recita così: “abbiamo rilevato un accesso anomalo nel suo conto, verifica qui”. A questo punto, l’uomo clicca sul link indicato nel messaggio e poi viene indirizzato in una pagina internet del tutto riconducibile a quella di banca Intesa. Poi viene contattato dal sedicente operatore che lo invita ad effettuare alcune operazioni di verifica, confermate poi via sms con la comunicazione degli storni effettuati per eliminare le transazioni sospette. La telefonata si conclude con l’invito a riaggiornarsi il giorno seguente. La mattina dopo, però, il bancario, controllando con difficoltà il proprio home banking, scopre suo malgrado l’esistenza di varie transazioni che hanno sottratto dal conto poco meno di 60 mila euro.

“Questa non è una di quelle truffe alla Wanna Marchi – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico. Qui i malviventi non si approfittano delle debolezze e delle fragilità dei potenziali clienti, non vendono numeri del lotto o alghe miracolose. Lo diciamo da tempo perché vediamo l’identikit delle vittime. Ci sono dipendenti di banca, in questo caso per la prima volta da noi un dipendente della stessa banca Intesa; professionisti di vario genere, come commercialisti o avvocati, addirittura un ex sindaco di un grande Comune veneziano. E dispiace sentire alcune persone che si beffano dei truffati, tacciandoli per ingenui. Questa frode sta spopolando da due anni e ci casca chiunque a meno che il messaggio non arrivi a chi non è correntista di quel determinato istituto di credito. Noi, dunque, chiederemo il rimborso totale della cifra sottratta perché tutto ruota attorno alle falle dei sistemi di sicurezza che non possono permettere questi clamorosi raggiri”.

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