un bilancio di questa edizione 2026
Dal 2005, quando gli attuali enti promotori – Diocesi di Vicenza e Società San Paolo – ebbero l’intuizione di unire lo stile tipico di un festival al contenuto delle Sacre Scritture, per rileggere la contemporaneità e i fatti dell’attualità, è nata questa esperienza spirituale e culturale, aperta a chiunque voglia porsi delle domande per provare a capire qualcosa di più del mondo.
Il titolo della 22ª edizione è Il potere del limite ed in programma dal 9 aprile al 1° giugno 2026 in dieci città italiane: Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Conegliano, Treviso, Chioggia, Alba, Catania e Genova.
Con questo tema il Festival Biblico si propone di intercettare una delle questioni più urgenti del nostro tempo: il rapporto tra potere e limite in una società che percepisce il limite come un ostacolo da superare e che tende sempre più a interpretare il potere come uso unilaterale della forza. Il Festival Biblico propone quindi uno sguardo diverso: il limite può essere visto come dimensione costitutiva dell’umano, spazio di senso, relazione e libertà; e il potere come una dimensione di cura, di custodia e di responsabilità.
Anche quest’anno la riflessione proposta dal Festival Biblico ha coinvolto e il pubblico in un percorso culturale che ha intrecciato religione, filosofia, scienze umane, arte e attualità.


Il primo evento che si è tenuto a Treviso giovedì 22 maggio è stato dedicato alle scuole e si è svolto presso l’aula magna dell’Istituto Riccati-Luzzati ed ha avuto come titolo Dimmi che esisto. Sono stati invitati a dialogare con i ragazzi il filosofo Silvano Petrosino, il mediatore penale Enrico Marignani, Don Pietro Zardo, Cappellano della Casa Circondariale di Treviso, Bruno Monzoni mediatore penale e testimone.
Mentre il filosofo ha sottolineato come il bisogno di approvazione da parte degli altri, talvolta ci fa perdere la reciprocità delle relazioni, gli altri tre interventi sono stati imperniati sulla vita in carcere dei ragazzi e sul loro punto di vista. Commovente ed emozionante è stata la canzone composta da un ragazzo recluso, dedicata ad una figlia che potrebbe avere in futuro a cui vorrebbe dire la verità e chiedere la sua comprensione.
La giornata è continuata con la visita nel pomeriggio con due appuntamenti per visitare alla Galleria delle Prigioni la mostra organizzata dalla Fondazione Imago Mundi sul limite lungo le linee di confine vista da dei giovani artisti. Una mostra interessantissima e stimolante che ha riscontrato un grande favore da parte del pubblico. Tra video, installazioni, opere d’arte il visitatore riflette sui vari punti di vista di chi sta al di qua e al di là del confine in modo immersivo ed emozionante.
E’ seguito poi un incontro ecumenico presso l’Auditorium Santa Croce della fondazione Cassamarca, intitolato Sconfinamenti ecumenici: l’ascolto come terra di mezzo. Don Luca Pertile, prete cattolico e docente di Ecumenismo, Davide Ravasio, pastore chiesa evangelica di Treviso e S.E.R. Athenagoras, vescovo di Terme, hanno parlato dei “limiti” imposti dalle relative professioni religiose e come l’ascolto possa creare degli spazi comuni per raggiungere l’ecumenismo.
Alle 19, presso il cinema Edera, è stato proiettato un film “Los Domingos” sulla potenza di una chiamata e sulla fragilità dei chiamati.

La giornata si è conclusa alla Cappella di Santi Cirillo e Metodio presso l’ Appiani con uno spettacolo musicale recitato che ha messo in scena il libro Parola di Bass, incui si ha racconta la storia di un ragazzo che aveva un sogno da realizzare ma che la sua prematura dipartita non ha potuto fermare. Emozionante e seguitissimo, ha lasciato un segno sul numeroso pubblico presente.
Il venerdì 22 maggio si è aperto con la proiezione del film Il mio giardino persiano, presso il cinema Edera. Un film molto amato questo sia dal pubblico che dalla critica quando è stato presentato nel 2025 al festival di Berlino, introdotto da Raffaele Lazzaroni, che ha sottolineato la difficoltà di produrre film in Iran a causa di una censura strettissima.
Alle 17, presso la Chiesa di Sant’Agnese, è stata presentata l’esperienza della lettura integrale della Bibbia, durata 4 anni da parte di un gruppo di studio. Per introdurre questa esperienza è stato invitato Sabino Chialà, priore della Comunità di Bose. L’intento era quello di far comprendere che la Bibbia è una serie di libri di epoche e di autori diversi e di solito letto in modo frammentato, ma che ritrova un senso in un contesto canonico e comunitario.


Un altro evento high light del festival è stata la serata presso l’Auditorium del Pio X dedicata al limite nello sport. Si è creata una tavola rotonda di glorie olimpiche dello sport come Daniele Scarpa e Sandra Truccolo, ma anche di campionesse mondiali come Silvia Marangoni e dell’unica arbitro internazionale femminile Dominga Lot.
Non è mancato il parere del medico Patrizio Sarto, direttore del Dipartimento di Medicina dello sport dell’Aulss 2 e di Don Alessio Albertini, già assistente nazionale CSI, nonché di Fabrizio Malachin, ultrarunner, dirigente del comune di Treviso.La moderatrice Giuliamaria Dotto Pagnossin alla fine si è complimentata con il pubblico per l’attenzione l’interesse dimostrato.


Sabato 23 maggio è iniziato con la presentazione di un libro, Le tre vite di Goli, pressol’aula Pavan del Seminario. L’autrice, Laura Cappellazzo, ha fatto il racconto di una vera sopravvissuta: quello di una donna fuggita dall’Iran con due figli attraverso la rotta balcanica per la quale è arrivata in Europa.
La sua storia drammatica, ma fortunatamente a lieto fine, è stata comparata con quella di due giovani ricercatori iraniani, Alì e Sackra, ora a Trieste per motivi di studio, che hanno raccontato in un video le loro difficoltà di integrarsi e le preoccupazioni che hanno verso i loro familiari in Iran, con i quali molto difficilmente riescono a mettersi in contatto. Il pubblico è stato molto toccato da queste storie ed ha fatto molte domande per cercare di capirne di più.
Un altro appuntamento molto interessante è stato quello che si è tenuto a Ca’Robegan, sempre nella mattinata, in cui il monaco compositore Gian Martino Durighello, coadiuvato da due musicisti Luigi Lanzarini e Alberto Mesirca, ha affrontato il tema del limite all’interno dei testi e dei contesti dei luoghi religiosi.
Il tema affascinante era Il giardino, il corpo ed il tempio. Il primo inteso come Eden, ma anche come ortus conclusus, ma soprattutto come chiostro, claustrum, con tutte le simbologie connesse. Per quel che riguarda il corpo, per noi è un limite, ma è anche il corpo nel quale Cristo si è incarnato, ed è lo stesso corpo in cui entriamo, quando entriamo in chiesa , in un tempio a forma di croce. Ma non è in questa che entriamo ma nel corpo di Cristo. Un incontro ad altissimo tasso di spiritualità, che ha avuto il tutto esaurito ed un alto gradimento del pubblico.
Nel pomeriggio c’è stato un incontro dedicato alla Casa della Carità della Caritas, in cui uno dei suoi ospiti, ha presentato un libro, Difendimi dalla notte, che ha raccontato in forma simbolica la sua esperienza di strada ed le sue nuove possibilità di vita. Molta attenzione c’è stata da parte del pubblico, molte domande e molte firma copie del suo libro.

Alle 19, presso l’Auditorium di Santa Croce, vi è stato uno degli eventi top del festival. Vincenzo Giorgio, docente di Ebraico biblico presso l’ISSR Giovanni Paolo I e collaboratore per la formazione biblica dei catechisti Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi della Diocesi di Treviso, nonché membro dell’équipe della scuola nazionale per formatori all’evangelizzazione e alla catechesi della CEI a Roma dal 2007, ha introdotto l’incontro Voce di Silenzio sottile, titolo preso da una citazione biblica (1Re 19,12) che descrive la presenza discreta di Dio, a cui hanno partecipato Yuri Camisasca, cantautore, amico e collaboratore di Battiato ed ora pittore di icone; Paolo Trianni, teologo e Roberto Gemo, chitarrista.
L’incontro si è svolto in forma di intervista, in cui il teologo poneva una serie di domande a Yuri Camicasca, che vertevano sulla sua spiritualità, sulla sua esperienza come pittore d’icone, sulla morte. Tra un argomento e l’altro la musica ha accompagnato la conversazione sia con la voce del cantautore che con al chitarra di Roberto Gemo. Il pubblico presente è rimasto incantato e non voleva più andarsene.
Il giorno conclusivo del festival è iniziato nel pomeriggio presso il Museo Bailo ed è stato dedicato al limite nell’arte. Don Paolo Barbisan, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali, introdotto da Livia Andrigo, sua collaboratrice in Chiese Aperte.
Attraverso le suggestioni letterarie di Livia Andrigo, in cui Leopardi, D’annunzio, Pascoli, Saba hanno saputo descrivere il senso del limite, Don Paolo ha scelto alcuni dipinti significativi legati alla tematica in questione: da Hopper, a Fusli, a Turner, a Chagall fino ad arrivare a Lucio Fontana, che cercava di andare oltre il limite della tela con i suoi tagli. Sold out anche questo evento, che meritava per le riflessioni che ha saputo innescare attraverso il pensiero degli artisti e letterati.

Il pomeriggio è stato dedicato ad un grande evento presso l’Auditorium San PioX dedicato alle coppie e alle famiglie. Infatti l’offerta era organizzata in due spazi. Nell’auditorium si è tenuta la relazione del famosissimo medico e psicoterapeuta Alberto Pellai, intitolata Ti amerò per sempre, un dialogo sull’amore alla prova del limite e del tempo, che ha riscosso un enorme successo (370 i partecipanti!).
Contemporaneamente, per lasciare le coppie libere dall’impegno dei figli per poter seguire la conferenza, si è tenuto un laboratorio, intitolato Insieme abbiamo fatto tanto, dedicato ai ragazzi dai 7 ai 14 anni, gestito dall’associazione culturale Il trabiccolo dei sogni, a cui hanno partecipato una trentina di ragazzi.
Il festival si è concluso con un concerto presso il Tempio di San Nicolò, intitolato Beyond the river, i canti della Redenzione, eseguiti dal coro Sweet Sound Singer, diretto dal M° Francesco Rossi. Molti dei testi che sono stati eseguiti nel concerto invitavano ad andare verso il fiume, limite e punto di passaggio allo stesso tempo, come il fiume Giordano lo fu dopo i quarantanni di deserto per raggiungere la Terra Promessa. Ma lo fu anche per gli schiavi d’America, verso la speranza di una liberazione dalla condizione di schiavitù. Ogni brano è stato contestualizzato e presentato dal maestro e ciò ha permesso una maggiore comprensione del significato di questi canti spiritual e gospel.
Un festival quello di quest’anno che, grazie anche ai numerosi sponsor e il contributo operoso dei volontari, ha saputo con grande qualità ed apprezzamento del pubblico affrontare questo tema apparentemente ostico, ma che ha saputo generare suggestioni e riflessioni molto interessanti.
Un fenomeno si è sono palesato durante la manifestazione: quello che il pubblico, concluso l’evento, non voleva più andare via. Si era creata una confort zone in cui le persone avevano ritrovato il senso e il significato che spesso non vedono nella quotidianità, nei social media, nella televisione. Gli individui per vivere serenamente hanno un bisogno spirituale che va soddisfatto come quelli naturali. Altrimenti questa “fame” non espressa diventa rabbia dovuta alla incapacità di comprendere la complessità del mondo che li circonda.
Grazie ancora quindi al festival Biblico che ci ha dato l’opportunità di sentirci ancora una volta più umani e a tutte quelle persone che l’hanno pensato, organizzato e reso possibile per noi.
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