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Feroce aggressione alla Casa Circondariale Santa Bona. I Sindacati lanciano l'allarme

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Episodio di grave violenza ai danni degli agenti della polizia penitenziaria, mercoledì 9 maggio nella sala colloqui del carcere trevigiano di Santa Bona. Un detenuto di origini straniere ha dato in escandescenza durante il colloquio con un familiare, aggredendo per futili motivi i poliziotti penitenziari presenti. Solamente la solerzia operativa del personale ha fatto sì che le conseguenze non fossero peggiori. Un agente è stato condotto in ospedale e ha riportato 15 giorni di prognosi per un colpo al naso.
Ne danno notizia Claudio Montella per la Funzione Pubblica CGIL Treviso e Innocenzo Bonelli per la FNS CISL Belluno Treviso.
“Ci ritroviamo oggi a raccontare lo spiacevole epilogo di un disastro annunciato – spiegano i due sindacalisti -: il detenuto più volte aveva dimostrato la sua indole violenta minacciando il personale in diverse occasioni”. Già nei giorni precedenti l’aggressore aveva infatti mostrato di voler intraprendere azioni offensive nei confronti del personale di polizia penitenziaria, riuscendoci ieri nella sala colloqui, incurante delle persone non detenute e dei bambini presenti in visita ai parenti.
“Analizzando la situazione a livello nazionale – spiega Montella della Fp CGIL – sembra di assistere inermi ad un bollettino di guerra con continue aggressioni al personale senza che l’amministrazione metta in campo azioni utili a contrastare il fenomeno; è da tempo che chiedo che siano forniti al personale all’interno degli istituti penitenziari dispositivi anti-aggressione in uso alle altre forze di polizia europee al fine di arginare l’azione violenta ai danni dei lavoratori e lavoratrici della polizia penitenziaria”.
“Da non sottovalutare – aggiunge Bonelli FNS CISL – come il decreto ministeriale del 2 ottobre 2017 in materia di tagli agli organici della polizia penitenziaria abbia ulteriormente compromesso la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari italiani, senza cura alcuna del rischio aggressioni crescente, soprattutto in considerazione del regime aperto applicato anche in istituti strutturalmente inidonei, come quello trevigiano, dove i detenuti sono sorvegliati all’interno del reparto stesso, con una media di 70 reclusi controllati da appena 2 poliziotti penitenziari. Questa situazione è stata rappresentata dalla FNS CISL agli organi superiori già in diverse occasioni. É necessaria una maggior tutela per il personale di polizia penitenziaria: sicuramente un ampliamento dei sistemi di sicurezza ad uso del personale limiterebbe, e non di poco, situazioni di questo genere”.

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