A Feltre, una risposta concreta alla carenza di personale sanitario: dieci alloggi Ater destinati a medici e infermieri. Un progetto pilota che potrebbe rivoluzionare l’housing sociale in Veneto
FELTRE. Dieci alloggi di proprietà di Ater, situati a Feltre, diventeranno la casa di infermieri, operatori sociosanitari e altri professionisti del settore sanitario che operano nelle strutture del territorio. L’iniziativa, denominata “Coabitare una risorsa”, è stata approvata dalla Giunta regionale del Veneto grazie a un accordo di programma tra Regione, Comune di Feltre e ATER di Belluno. La palazzina, strategicamente posizionata di fronte all’ospedale di Feltre, offre una soluzione abitativa a canone sostenibile, affrontando così la difficoltà di reperire personale sanitario nelle zone montane.
Gli alloggi saranno destinati a diverse figure professionali, tra cui infermieri, operatori sociosanitari, educatori, ostetriche e fisioterapisti, che lavorano presso l’ULSS 1 Dolomiti e l’Azienda Feltrina per i Servizi alla Persona, quest’ultima impegnata nella gestione dei servizi residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti. Il progetto, della durata di quattro anni rinnovabili, mira a garantire la continuità dei servizi sanitari, ridurre il turn-over del personale, attrarre professionisti anche da fuori regione e contrastare lo spopolamento, rivitalizzando le aree meno densamente abitate.
“Con questo progetto – ha dichiarato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani – diamo una risposta a un problema concreto, cioè alla difficoltà di attrarre e trattenere personale sanitario nei territori più complessi, sperimentando una nuova forma dell’abitare, con forte connotazione sociale. La casa diventa una leva strategica per garantire servizi essenziali ai cittadini come quelli di carattere sociosanitario. Inauguriamo una vera rivoluzione dell’abitare con un modello innovativo che sarà replicato in altri contesti del territorio regionale”.
Il progetto si basa sull’articolo 46 della legge regionale n. 39/2017, integrato dalla legge regionale n. 6/2025, che consente di destinare una quota di alloggi ERP a progetti di housing sociale, anche a favore di categorie strategiche per il territorio. Nel feltrino, è emersa la necessità di garantire l’assistenza sanitaria e sociosanitaria a causa della difficoltà di reperire alloggi in affitto a canoni sostenibili. La posizione geografica, caratterizzata da collegamenti meno efficienti rispetto alle aree metropolitane, e la vocazione turistica del luogo, che spinge i proprietari verso il mercato turistico, hanno contribuito a questa situazione.
L’assessore regionale all’Abitare, Paola Roma, ha sottolineato: “Sperimentiamo con questo progetto una nuova forma di utilizzo del patrimonio pubblico, mettendolo al servizio della comunità. L’obiettivo è duplice: sostenere il personale sanitario e sociale, che rappresenta una risorsa fondamentale, e affrontare il tema della casa per quei lavoratori che non accedono all’edilizia pubblica, offrendo alloggi a prezzi accessibili e favorendo stabilità lavorativa e qualità dei servizi”.
L’assessore alla Montagna, Dario Bond, ha aggiunto: “Valorizzare le terre alte significa prima di tutto garantire servizi essenziali, come quelli sanitari. Senza medici, infermieri e operatori, i territori montani rischiano di perdere attrattività e vitalità. Interventi come questo sono fondamentali per contrastare lo spopolamento e costruire condizioni di vita sostenibili per chi sceglie di vivere e lavorare in montagna”.
La Giunta regionale ha inoltre approvato “Coabitare una risorsa – Fase 2”, un progetto che prevede l’utilizzo di un alloggio Erp a Feltre per persone con disabilità o in carico ai servizi di salute mentale. Realizzato in collaborazione con l’Associazione Portaperta, mira a promuovere autonomia, inclusione sociale e benessere attraverso esperienze di coabitazione e vita indipendente.
In sintesi, l’iniziativa “Coabitare una risorsa” rappresenta un modello innovativo di housing sociale che potrebbe essere replicato in altre aree del Veneto, offrendo una soluzione concreta alla carenza di personale sanitario e contribuendo a rivitalizzare i territori montani. Un investimento nel futuro della sanità e della comunità.
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