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FdI sbanca in Veneto. Lega, Marcato: subito congresso o tra 6 mesi il partito è morto

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Fratelli d’Italia è il primo partito in Veneto. Superata la Lega di Salvini: i voti di Giorgia Meloni surclassano quelli del Carroccio in tutti i collegi. A scrutino concluso FdI raggiunge al Senato il 32,4% delle preferenze a livello regionale, lasciando la Lega al 16,6%; seguono Forza Italia (6,6%) e Noi Moderati (2,1%). Con il 14,8% il Pd si attesta come terzo partito in Veneto, il Terzo Polo arriva all’8,2%. Il Movimento 5 Stelle non ripete il buon risultato nazionale e si ferma al 5%.

Secondo il presidente della Regione, Luca Zaia, “è doveroso che siano ascoltate le posizioni, anche quelle più critiche, espresse dai militanti”. Zaia sarà a Milano per esporre la sua analisi del voto all’imminente Consiglio federale. Ma anticipa che il risultato elettorale è stato “assolutamente deludente” per il suo partito, precisando che bisogna approfondire le ragioni di questo voto: tanti leghisti hanno votato per Fdi, ma tanti si sono anche astenuti.

La Lega deve immediatamente organizzare il congresso e riaprire spazi di confronto, tornando a interpretare il territorio. Se ciò non avverrà “qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di aver ucciso un sogno”. Così l’assessore regionale allo Sviluppo economico del Veneto, Roberto Marcato, commenta alla ‘Dire’ il risultato delle elezioni. “Quando questa mattina ho visto i risultati definitivi mi è venuto male perché che ci fosse una flessione lo sapevamo tutti, ma che in Veneto Fratelli d’Italia ci doppiasse e ci sorpassasse il Partito democratico francamente…”. Del resto “Salvini stesso una settimana fa a Verona ha detto che il nostro obiettivo era il primato in Veneto. Ora vedere un risultato del genere non sta né in cielo né in terra”.

La reazione al voto è quindi “un dolore assoluto -perché io a questo partito ci tengo da morire- e poi rabbia, perché in realtà da tempo io chiedo i congressi, chiedo una dialettica interna, chiedo di riappropriarci dei nostri temi, chiedo di essere più attivi sui temi dell’autonomia, del federalismo, delle partite Iva, e secondo me è un tracollo così si poteva evitare”. Invece “evidentemente non abbiamo saputo interpretare il territorio, e anche sul tema autonomistico qualcuno ha pensato che bastasse parlare di autonomia una settimana in campagna elettorale per far dimenticare ai veneti l’insuccesso su quel fronte…”.

Ma cambiare rotta alla Lega non è affar semplice. Marcato non è convinto che al Consiglio federale di domani venga avanzata una richiesta di cambio della leadership. “Io ho qualche dubbio perché il partito oggi è strutturato da commissari che sono stati messi da Salvini. Quindi immaginare che i commissari siano critici e facciano una critica vera la vedo un po’ dura… Spero che chi non è commissario nominato dal federale possa avere la lucidità per un confronto: io non chiedo chissà quali cose astronomiche, io chiedo il confronto. Ora non c’è possibilità di trovare il luogo per confrontarsi, abbiamo bisogno di fare il congresso: serve il congresso e devono essere fatti tutti i congressi provinciali e regionali. Ma non fra sei mesi, un anno, due anni. Perché se andiamo avanti così tra sei mesi, un anno, due anni siamo tutti morti. Bisogna farlo subito il congresso, immediatamente, è una necessità vitale”, sottolinea il veneto.

Del resto “se non si cambiano i fattori perché dovrebbe cambiare il risultato? Cosa pensiamo, che improvvisamente la Lega inizia a macinare consenso perché? Non è così che funziona. Bisogna capire cosa è successo e mettere in atto tutto quello che serve per continuare ad essere interpreti del territorio: noi siamo il sindacato del territorio”. E inoltre “in certe parti d’Italia abbiamo visto qual’era il radicamento… Basta sventolare la possibilità di un reddito di cittadinanza per prendere i voti, e allora… Noi dobbiamo prenderci i territori che siamo in grado di interpretare e rappresentare”, chiarisce Marcato allontanando l’idea di Lega nazionale sviluppata proprio da Matteo Salvini.

Fonte dichiarazioni Marcato: Agenzia Dire

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