Ordinata dall’esercito israeliano in vista di un possibile attacco via terra nell’ultima città della Striscia di Gaza non ancora invasa da Israele.
RAFAH. Oggi, migliaia di civili palestinesi hanno iniziato a lasciare la parte orientale di Rafah, l’ultima città nel sud della Striscia di Gaza dove i soldati israeliani non sono ancora entrati. Dopo che nelle prime ore del mattino l’esercito israeliano ne aveva ordinato l’evacuazione, i civili hanno cominciato a dirigersi verso altre zone della Striscia di Gaza, dove sono stati allestiti rifugi temporanei. Circa 100 mila persone abitano nella parte est di Rafah.
L’esercito israeliano ha avvisato gli abitanti attraverso volantini lanciati da aerei militari. Nei volantini è stato spiegato che si stavano preparando operazioni militari contro i miliziani di Hamas presenti nella zona e si è avvertita la popolazione di non avvicinarsi ai confini con Israele ed Egitto.
L’ordine di evacuazione potrebbe essere una fase preparatoria dell’invasione della città, che il governo israeliano sta pianificando da settimane, sebbene sia stata più volte posticipata a causa delle pressioni internazionali. Le organizzazioni internazionali e gli alleati di Israele, compresi gli Stati Uniti, hanno espresso preoccupazioni per l’attacco militare in quest’area, dato il potenziale impatto sulla popolazione civile. Israele ritiene che i militanti di Hamas si siano rifugiati a Rafah insieme ai civili palestinesi in fuga da altre parti della Striscia.
Alcune immagini satellitari mostrano che Israele ha preparato un accampamento temporaneo per i civili evacuati da Rafah. La decisione di ordinare l’evacuazione è arrivata dopo che le trattative con Hamas per un cessate il fuoco sono fallite nel fine settimana. Queste trattative riguardavano una proposta di tregua che avrebbe visto Israele interrompere i combattimenti per quaranta giorni e rilasciare migliaia di prigionieri palestinesi in cambio della liberazione di 33 ostaggi detenuti da Hamas. Tuttavia, non è chiaro se queste trattative riprenderanno.
All’interno del Governo israeliano, ci sono divisioni sul percorso da seguire. Alcuni membri del governo nazionale di sicurezza sono aperti a un progressivo rallentamento delle operazioni militari in caso di accordo per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Tuttavia, altri membri, specialmente quelli affiliati all’estrema destra nazionalista, sono meno inclini a tale tipo di accordo.
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