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Etica nel business, quando le aziende sposano la sostenibilità

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‘L’etica nel business: dal social washing al green washing’, questo il tema del convegno tenutosi a Bergamo la scorsa settimana presso l’Auditorium Confindustria, organizzato dalla sezione locale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice.

Punti nodali dell’incontro, l’etica d’impresa coniugata a quella ambientale, che però andrebbe sempre “condivisa con dipendenti e territorio”, la transizione ecologica e l’urgenza sociale, come ha sottolineato Monsignor Gervasoni: “Il danno ecologico indica che gli uomini hanno giocato troppo e ora pagano il conto”.

Danno ecologico e responsabilità, appunto. Da ogni parte si parla di impegno sociale, di cambiamento, di scelte coscienti e consapevoli per tutelare il pianeta e di conseguenza l’essere umano, principale artefice del disastro ecologico attuale.

Ma quanto questo tema è veramente sentito e quanto è, invece, diventato una “moda”? Declinato in questo contesto, infatti, il termine “washing” viene inteso come maquillage, come mettere un po’ di “trucco” sul volto dei grandi quesiti del nostro tempo.

A moderare l’incontro, Antonio Angioni referente della sezione bergamasca della Fondazione. Intervenuta in remoto la presidente di Centesimus Annus, dottoressa Anna Maria Tarantola, che si è soffermata soprattutto sui concetti di disuguaglianza, povertà, profitto prima di tutto: “L’etica sia parte fondante dei comportamenti individuali, del modo di fare impresa e finanza, della politica e della regolamentazione”.

La fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice è stata costituita nel 1993 motu proprio da Giovanni Paolo II, con lo scopo di applicare, proprio attraverso azioni concrete i principi della dottrina sociale della Chiesa, coinvolgendo il mondo dell’impresa, della finanza, dell’università, delle professioni e del terzo settore. In questo contesto si inserisce l’intervento di Ubaldo Livolsi, presidente della società di consulenza Livolsi e Partners, tra i maggiori esperti di finanza in Italia.

“Stiamo rubando il futuro ai nostri giovani – ha detto, nel presentare Eureka, l’iniziativa della Fondazione e dell’Ufficio della Pastorale del Lavoro della Curia in collaborazione con AFP Patronato San Vincenzo e con un fondo della Fondazione Cariplo. – I nostri giovani migliori sono in grado di superare la contraddizione della nostra nazione: di essere da un lato frenata sia da una crisi strutturale, che esisteva già prima della pandemia e della guerra in Ucraina, sia da retaggi e privilegi del passato, dall’altro lato di possedere una ricchezza imprenditoriale e finanziaria privata straordinaria. Tuttavia – avverte – il business, come ricorda il titolo del simposio, deve essere basato sull’etica, a partire dai temi del social washing e del green washing. Infine, se riusciremo a dare un futuro ai nostri giovani, potremo anche riavvicinarli, oggi e quali cittadini consapevoli di domani, alla politica e al voto: alle ultime elezioni il 40% degli italiani non si è recato alle urne”.

“Eureka” è il progetto dedicato ai giovani che, attraverso sportelli finanziari, consentirà loro di diventare imprenditori. Uno strumento che sappia dare risposte pratiche a una domanda che appare in crescita sul territorio bergamasco. “Un gesto tangibile”, ha detto Aldo Livolsi.

Lo sportello, pensato nel 2020, sta diventando oggi una realtà significativa con un portale dedicato, “Spicca il volo con la tua idea”. Un programma ideato per i giovani del territorio della provincia di Bergamo che, dopo aver abbandonato i percorsi scolastici e/o universitari, hanno maturato idee e progetti imprenditoriali. Eureka favorirà il supporto per tutti quei fabbisogni inespressi o non sufficientemente supportati dalle strutture pubbliche e private del territorio agevolando il confronto con realtà quali istituti di credito, fondi d’investimento, incubatori spesso percepiti come distanti e poco raggiungibili.

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