Perry racconta il suo percorso di consapevolezza e guarigione come familiare di una persona alcolista: «Da figlio senza identità a uomo in cammino verso sé stesso»
In un seminario dedicato ai familiari di alcolisti, tra le mura silenziose di una sala piena di storie complesse e profonde, Perry prende la parola. Non è il suo vero nome, ma quello con cui ha scelto di condividere, in forma anonima, un racconto che tocca nel profondo.
«Sono un figlio di alcolista», esordisce con semplicità disarmante. «La mia avventura in Al-Anon è iniziata su suggerimento del mio familiare stesso, che mi ha indicato i gruppi dedicati ai parenti delle persone con problemi di alcol. All’inizio ero restio, diffidente di natura. Ma ascoltando le storie degli altri mi sono riconosciuto, e poco a poco ho abbassato le difese.»
Per Perry, entrare in un gruppo Al-Anon ha rappresentato molto più di un semplice ascolto. È stato il primo passo verso una nuova consapevolezza. «Scoprivo che l’alcolismo in famiglia non colpisce solo chi beve, ma si ripercuote profondamente su chi sta intorno. Io ho dovuto rimettere insieme i pezzi di un’identità che in realtà non avevo mai formato davvero.»
Uno dei temi centrali emersi nel seminario, racconta, è proprio quello dell’identità nei figli di alcolisti. «Per una moglie o un fratello si può parlare di “ritrovare” l’identità. Ma un figlio spesso non ce l’ha mai avuta. Cresciamo cercando punti di riferimento in casa, ma se i genitori sono instabili o assenti a causa dell’alcol, finiamo per cercare modelli all’esterno, spesso altrettanto sbagliati.»
Perry spiega con chiarezza il valore del percorso proposto dal programma Al-Anon, e in particolare dei “Dodici Passi”. Uno in particolare – il quarto – ha avuto per lui un ruolo decisivo: «Il quarto “passo” è una sorta di autoanalisi profonda. Ti aiuta a capire chi sei, quali sono davvero i tuoi punti di forza e di debolezza. Per noi figli, che spesso cresciamo con identità “prese in prestito” da altri, è fondamentale.»
Ma, come racconta, non si tratta di un cammino da affrontare da soli. «Veniamo affiancati da membri più esperti, che ci aiutano a guardare in modo onesto dentro noi stessi. Non è semplice, ma è liberatorio.»
Oltre al quarto, anche i primi tre “passi” sono stati fondamentali per Perry: «Il primo ti fa capire che non hai il controllo su nessuno, neanche sul tuo familiare. Il secondo ti mostra quanto le tue reazioni siano spesso illogiche e impulsive. Il terzo ti invita ad affidarti a qualcosa di più grande, a riconoscere che non sei il regista di tutto, ma solo un attore sulla scena della vita.»
Parole forti, le sue, ma sempre misurate, guidate da una profonda ricerca di verità. «Oggi non ho ancora tutte le risposte», conclude Perry. «Ma ho finalmente iniziato a farmi le domande giuste. E questo, per me, è già una forma di libertà.»
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