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El Niño verso un picco storico: quale impatto avrà sull’Italia nell’inverno 2026-2027?

3 minuti di lettura

Il fenomeno climatico che si sta rafforzando nel Pacifico potrebbe influenzare temperature e precipitazioni anche sull’Europa. Per l’Italia lo scenario resta incerto, ma aumenta la possibilità di un inverno complessivamente mite e piovoso, con meno neve alle quote basse.

ITALIA. L’estate non è ancora finita e l’Italia continua a fare i conti con temperature elevate, ma lo sguardo dei meteorologi è già rivolto ai prossimi mesi. A condizionare il quadro dell’inverno 2026-2027 potrebbe essere soprattutto El Niño, il fenomeno climatico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale.

Secondo l’ultimo aggiornamento della World Meteorological Organization (WMO), pubblicato il 3 settembre, El Niño è ormai pienamente instaurato e dovrebbe intensificarsi ulteriormente fino a raggiungere una fase molto forte verso la fine dell’anno. La probabilità che il fenomeno persista almeno fino a febbraio 2027 è indicata come “eccezionalmente alta”, prossima al 100%.

Questo non significa, però, che sia possibile prevedere oggi il tempo di una specifica città italiana tra dicembre e febbraio. El Niño modifica infatti la circolazione atmosferica su scala globale, ma i suoi effetti sull’Europa sono meno diretti rispetto ad altre aree del pianeta e vengono modulati anche dalle condizioni dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano.

Cosa potrebbe succedere in Italia

Lo scenario più plausibile per l’Europa meridionale è quello di una stagione mediamente più mite, accompagnata da una maggiore frequenza di correnti occidentali e atlantiche.

Per l’Italia questo potrebbe tradursi in un inverno caratterizzato da temperature superiori alla media in diversi periodi, soprattutto alle basse quote. Le precipitazioni potrebbero invece risultare più frequenti in alcune fasi, con il rischio di episodi di maltempo anche intenso.

La conseguenza più evidente potrebbe riguardare la neve: con temperature più elevate, le precipitazioni potrebbero cadere sotto forma di pioggia anziché neve nelle pianure e alle quote medio-basse. Sulle Alpi, al contrario, il quadro potrebbe essere molto diverso. A quote elevate, dove le temperature rimangono sufficientemente basse, eventuali irruzioni perturbate potrebbero favorire accumuli nevosi importanti.

È dunque possibile avere contemporaneamente un inverno mite in pianura e nevoso alle quote più alte.

Il vero rischio: precipitazioni intense

L’attenzione non è rivolta soltanto alle temperature.

El Niño può alterare i regimi delle precipitazioni e aumentare, in determinate aree, la probabilità di eventi estremi. La WMO sottolinea che l’intensità e gli effetti del fenomeno dipendono anche dall’interazione con altri fattori climatici, tra cui il Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD) e le condizioni dell’Atlantico.

Per l’Europa le previsioni stagionali presentano ancora un livello di incertezza maggiore rispetto alle regioni direttamente interessate dal fenomeno. Nelle proiezioni della WMO emerge comunque un possibile contrasto nord-sud nelle precipitazioni europee, con maggiori probabilità di piogge sopra la media nell’Europa meridionale.

Per l’Italia, quindi, sarebbe prematuro parlare di una stagione sicuramente piovosa o di un inverno senza neve. Saranno soprattutto la posizione delle perturbazioni atlantiche, la configurazione dell’alta pressione e le temperature alle diverse quote a determinare il risultato finale.

El Niño verso un’intensità eccezionale

Ciò che rende particolare l’episodio del 2026 è soprattutto la sua intensità.

La WMO prevede che El Niño continui a rafforzarsi durante l’autunno dell’emisfero settentrionale, con un possibile picco verso la fine del 2026. Il fenomeno dovrebbe poi mantenere un’influenza significativa anche nei primi mesi del 2027.

L’Organizzazione meteorologica mondiale sottolinea inoltre che El Niño non è una semplice anomalia locale: il riscaldamento del Pacifico modifica la circolazione atmosferica e può ripercuotersi sulle temperature e sulle precipitazioni in molte regioni del pianeta.

È importante anche una precisazione terminologica: espressioni come “Super El Niño” vengono utilizzate frequentemente nei media, ma non fanno parte della classificazione operativa ufficiale della WMO, che distingue gli eventi in base alla loro intensità.

Un inverno mite non significa un inverno tranquillo

L’eventuale prevalenza di temperature miti non deve essere interpretata come sinonimo di assenza di maltempo.

Al contrario, un maggiore afflusso di aria umida e relativamente mite dall’Atlantico potrebbe creare le condizioni per fasi perturbate, piogge abbondanti e forti contrasti termici. Dopo un’estate segnata da caldo e siccità in diverse aree europee, anche la risposta dei suoli e dei bacini idrici alle precipitazioni sarà un elemento da monitorare.

Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha già evidenziato nel corso dell’estate 2026 condizioni di siccità e stress idrico in diverse zone dell’Europa, insieme a temperature eccezionalmente elevate.

Italia, cosa aspettarsi nei prossimi mesi

La fotografia definitiva dell’inverno è ancora lontana. Le previsioni stagionali possono individuare tendenze e probabilità, ma non stabilire con mesi di anticipo quando arriverà una nevicata o una determinata ondata di freddo.

Per l’Italia, tuttavia, il possibile scenario legato a El Niño suggerisce alcuni elementi da tenere sotto osservazione:

  • temperature mediamente miti in diverse fasi dell’inverno;
  • maggiore possibilità di piogge alle basse quote invece della neve;
  • neve più probabile e persistente sui rilievi più elevati;
  • possibile aumento delle occasioni di precipitazioni intense in alcune fasi;
  • forte variabilità tra Nord, Centro e Sud;
  • possibilità comunque di irruzioni fredde e nevicate, anche in pianura, perché El Niño non determina da solo il tempo europeo.

Insomma, El Niño non “decide” da solo come sarà l’inverno italiano. Ma il suo sviluppo, quest’anno particolarmente intenso, rappresenta uno dei principali fattori climatici da seguire per capire l’evoluzione della stagione 2026-2027.

E mentre il Pacifico si prepara al suo possibile picco tra autunno e inverno, per l’Italia la parola chiave resta una: incertezza. Le prossime elaborazioni dei modelli meteorologici permetteranno di capire se la tendenza verso un inverno più mite e umido troverà conferma anche sulla Penisola.

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