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Ecco “Michael”, il biopic di Michael Jackson che fa discutere

Nelle sale dal 24 aprile, diretto da Antoine Fuqua con il nipote della popstar Jaafar figlio di Jermaine, a far da protagonista, racconta la carriera, dagli albori con i Jackson Five, per poi approdare al fantasmagorigo successo mondiale

Esporre le contraddizioni di una star come Micheal Jackson attraverso un racconto diventato un film era tutto sommato un rischio calcolato, che tutta la produzione si era caricata sulle spalle, quasi fosse un menhir. E tutto quello che avviene nei 127 minuti risente indubbiamente di questo, quasi fosse un laccio indissolubile. Che parte da un dilemma, ovviamente ancora non sopito, che pesca nell’irrinunciabile colonna sonora, che più che una colonna rappresenta la pellicola in toto, fin dai primi frame, tanto da soverchiare la storia o quantomeno da caratterizzarla a fondo, quasi ad offuscare la trama di una vita non certo semplice. Con i tratti iconici che le scarpe nere, le giacche bianche e i moonwalk riescono a donare gentilmente. La missione principale della restituzione della star e del suo talento riesce, partendo dall’Indiana, suo luogo natale e dal padre, che della violenza e della prevaricazione ne fa un tratto distintivo. Ma è ovvio, la pellicola va oltre, come la vita di Micheal, che prende la piega del successo mainstream con Thriller, capace di cambiare bruscamente le carte in tavola, diventando il disco che non solo si ascolta ma buca lo schermo televisivo, attraverso la notte dei morti viventi e degli zombi. E per una rivoluzione poco ci manca. Come tutta la ricostruzione di quell’epoca dell’oro, che la regia ci regala sapientemente. Il genio musicale di Micheal che non riesce ad abitare l’uomo, poi farà il resto, con tutti quei tasselli che il film insegue ma non dipana, dando adito ad un probabile sequel e a mille polemiche che imperversano. Figlie di un guizzo che non trova la carica intima dell’approfondimento. Esercizio esaustivo che dovrebbe audacemente osare.

Intravisti per voi di Mauro Lama

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