L’esodo estivo negli anni ‘60
Ancora nel 1959 ad andare davvero in vacanza è solo il 13% degli italiani. Le vacanze come le intendiamo noi nascono con il boom economico e soprattutto con la diffusione delle prime utilitarie, perfette per caricare intere famiglie e sopportare il peso di una pila di valigie, ammonticchiate sul tetto e assicurate con gli appositi elastici. Per prepararsi poi a lunghe code sotto il sole, un’accettabile premessa del desiderato soggiorno balneare: le “partenze intelligenti” non erano ancora state inventate, e tutti partivano rigorosamente ai primi d’agosto, mese in cui le città si spopolavano e i negozi chiudevano in massa.
La scoperta del mare
La meta indubbiamente più gettonata era il mare, da vivere in una pensione o più spesso in una camera, o per i più fortunati un appartamento, affittati per l’occasione. E mare voleva dire spiaggia al mattino, in attesa del bagno sempre troppo corto e con regole severe tipo “mai con la pancia piena”, “metti il cappellino” ed altri imperativi che limitavano il piacere di godere appieno della totale libertà . Poi tutti a casa per il pranzo e il doveroso riposo pomeridiano.
Il pomeriggio si tornava in spiaggia. La sera, dopo la cena, si usciva per una passeggiata per mangiare un gelato, e godersi il fresco. Non esisteva ancora l’Autan e le punture delle zanzare venivano medicate con l’ammoniaca.
Il ritorno al Sud
Tanti italiani partiti dal sud Italia per lavorare nelle grandi fabbriche del nord, utilizzavano le vacanze come occasione per ritornare al paese di origine, a ritrovare i propri parenti e le famiglie lontane, ma anche i gusti dei piatti tipici della giovinezza ed i luoghi dell’infanzia. L’autostrada A1 Milano Napoli, chiamata Autostrada del Sole, permetteva di raggiungere con maggiore facilità le regioni del sud, anche se alcuni automobilisti, per risparmiare i soldi del pedaggio, preferivano fare le strade nazionali. Allora si partiva di notte per guadagnare tempo. All’arrivo era una festa, c’era tanto da raccontare ai parenti ed agli amici rimasti al paese.
Poi arrivava la fatidica data del ritorno. Si risaliva la penisola con un po’ di tristezza e nostalgia, caricando nell’utilitaria già stracolma di persone e valigie, sughi, prodotti tipici e tutto ciò che sapeva di casa. Sulle strade che portavano al nord era possibile vedere tanti caciocavalli e salumi assicurati agli specchietti retrovisivi esterni dell’automobile.
Crediti fotografici: Automoto.it
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