Pochi giorni fa si è svolto in Nuova Zelanda il Festival Mondiale IBCPC DragonBoat dedicato alle donne operate di tumore al seno.
LAGO KARAPIRO (Nuova Zelanda) – La Nuova Zelanda si è tinta di rosa per il Festival Mondiale IBCPC Dragon Boat dedicato alle donne operate di tumore al seno. 104 squadre provenienti da 30 paesi di tutti i continenti, 2240 partecipanti dai 20 agli 80 anni, tutte unite non per competere ma per condividere le loro battaglie ed esperienze comuni.
Alessandro Piccardi, vicepresidente di Firenze in Rosa e organizzatore della scorsa edizione – tenutasi a Firenze nel 2018 – ci racconta come nasce questa tradizione e l’evento appena trascorso.
Le Dragon Boat (barche drago) vengono chiamate così perché hanno una testa e una coda a forma di drago. Sono originarie della tradizione cinese già dall’antichità, ma è solo negli anni ’80 che questa consuetudine si trasforma in un vero e proprio sport. Per diffonderla ulteriormente nel mondo, la federazione cinese decide allora di regalare un’imbarcazione a ogni Nazione, tra cui l’Italia.
Nel 1995 il fisiatra canadese Donald C. McKenzie è contrario alla teoria per cui le donne operate di tumore al seno non debbano fare sport.
A Vancouver “vara” quindi un progetto pilota dedicato alle pazienti oncologiche: l’allenamento sulle Dragon Boat evidenzia fin da subito il grande apporto nel prevenire il linfedema. Inoltre, aiuta la riabilitazione della spalla del lato operato e abbassa la possibilità di recidiva. Nasce così il progetto Abreast in a Boat e il primo equipaggio in rosa.
Negli anni successivi prende vita l’International Breast Cancer Paddler’s Commission che, a partire dal 2005, organizza ogni quattro anni l’IBCPC Dragon Boat Festival, un evento in cui equipaggi di donne operate di tumore al seno, provenienti da tutto il mondo, gareggiano sulle Dragon Boat.
Le imbarcazioni standard sono governate dal timoniere e vengono sospinte da 20 atlete che pagaiano al ritmo scandito dal tamburino. Pagaiare non è solo uno strumento di riabilitazione post-operatoria, ma anche un momento di aggregazione.
L’edizione 2023
Dal 10 al 16 aprile il lago Karapiro, a sud di Auckland in Nuova Zelanda, è diventato un tripudio di sport e colori. Minore l’affluenza rispetto al 2018 anche a causa dello slittamento di un anno della manifestazione a causa della pandemia globale.


A rappresentare l’Italia c’era il team padovano delle UGO – Unite Gareggiamo Ovunque composto da 28 atlete:
Micaela Adami, Nicoletta Bortolami, Maria Antonia Bottazzi, Amalia Buso, Paola Cavallin, Antonella Celadin, Marianella Chillon, Marianna Davanzo, Daniela Destro, Daniela Domaneschi (capovoga), Adriana Giacomelli (timoniera), Sofia Greco, Valeria Mazzucato, Laura Morsoletto, Manuela Negrello, Elena Pagetta, Fabiola Pellegrini, Maria Grazia Punzo, Alessandra Radeglia (capovoga), Anna Paola Rizzo, Lucia Sambin, Marta Sambin, Lidia Soldà, Agnese Valentina Tasson, Mariangela Trivellato, Cristina Vaccario (capitana), Sandra Zanellato, Anna Pavanello (atleta supporter). Con loro gli allenatori Michele Galantucci, Sergio Lovison e Alberto Colangelo e il team medico composto dal dott. Marino Baldo e dalla dott.ssa Germana Marangon.
In Italia ci sono una quarantina di squadre autogestite. Non c’è una federazione vera e propria ma ci si aiuta vicendevolmente. Alessandro Piccardi nel 2006 ha fondato Firenze in Rosa, di cui ora è vice presidente, e ha fatto parte del Comitato Organizzativo dell’edizione 2018 tenutasi proprio nella città gigliata.
In Veneto ci sono vari equipaggi, dalle già citate UGO – Unite Gareggiamo Ovunque di Padova, al Trifoglio Rosa di Mestre (Ve), Akea Rosa di Treviso e le Pink Lioness di Venezia.
Essendo un evento partecipativo, non c’è un podio, non ci sono vincitrici o vinte ma medaglie per tutte le partecipanti, perché TUTTE le atlete hanno già vinto la battaglia più importante. Nel caso ci fossero squadre non complete, vengono aggiunte singole atlete all’equipaggio dal Comitato Organizzativo. Così è stato anche in questa edizione in cui le fiorentine Iolanda Gamberini del Comitato Organizzativo di Firenze e Lucia De Ranieri vice presidente IBCPC, hanno gareggiato in un Team misto composto da atlete argentine, canadesi e statunitensi.
Il festival consta di varie attività, dalla cena di benvenuto del giovedì, al convegno con due rappresentanti per squadra del venerdì, fino alla cerimonia d’apertura con la sfilata delle Nazioni in ordine alfabetico.
Un po’ come avviene ai Giochi Olimpici, i rappresentanti di ogni Paese sfilano in maniera allegra e caratteristica per le strade.
Le gare solitamente si svolgono il sabato e la domenica, normalmente la sfida è sempre sui 500 metri e da quest’anno doveva essere aggiunta la gara dei 200 metri ma, a causa di pessime condizioni metereologiche, le ultime gare non sono state effettuate.
Anche la tradizionale festa di chiusura, detta Cerimonia dei Fiori, è stata fatta in maniera ridotta con le barche a secco. Ogni imbarcazione viene riempita di fiori e tutte le atlete insieme, abbracciate, celebrano e ricordano le amiche sconfitte dalla malattia. Un momento molto commovente di condivisione ma anche di speranza per le future battaglie.
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