Le ragazze e i ragazzi delle superiori sempre più attirati dall’Estero, per motivi di studio o lavoro. Oltre 1 su 6 è sicuro che partirà. In generale, solamente 1 su 3 lo reputa un passaggio in vista di un ritorno in Italia. Chi immagina di restare lo fa perché “costretto” dalla scarsità di mezzi economici familiari. È il risultato della ricerca “Dopo il diploma” di Skuola.net ed ELIS.
Non siamo un Paese per giovani: non solo perché le nascite sono in costante calo, ma anche perché le nuove leve sognano diffusamente un futuro oltre confine, spesso senza biglietto di ritorno.
I ragazzi hanno capito che l’ascensore sociale è “in panne”. A segnalarlo è “Dopo il diploma”, la ricerca condotta da Skuola.net su un campione di 3.200 alunni delle scuole superiori, in occasione della ELIS Open Week, l’evento organizzato da ELIS – realtà no profit che forma persone al lavoro – per avvicinare le aziende leader nei settori tecnico-tecnologici agli studenti. Solo il 39% degli intervistati, infatti, al momento esclude, dopo la Maturità, di andare all’estero per studiare o lavorare. La restante parte annovera questa ipotesi quasi come una certezza (17%) o come una delle alternative da valutare con attenzione (44%).
“Il nostro Paese è nel pieno di un processo di trasformazione digitale ed ecologica che genera un aumento proporzionale delle opportunità di lavoro, ma si confronta con un vuoto informativo che genera disorientamento nei giovani e accresce la prospettiva di un lavoro all’estero – osserva Gianluca Sabatini, Responsabile Sviluppo Area Formazione di ELIS – Scuola, imprese, università e istituzioni non riescono a immedesimarsi nel vissuto post-adolescenziale, non riescono a costruire punti di contatto e un linguaggio che li avvicini a diciannovenni appena usciti dal porto sicuro della formazione. Manca un processo di sintesi, ma nella nostra esperienza questa sintesi è possibile. ELIS dialoga costantemente con le aziende e con giovani che non riescono a immaginare e tanto meno a costruire un futuro in Italia. Attraverso orientamento e formazione i ragazzi imparano ad accettare e affrontare le sfide professionali che li aspettano, scoprono le competenze che possono e devono acquisire per essere all’altezza dei loro sogni, trovano alla fine la strada per costruirsi un futuro. La maggior parte di loro nelle aziende con cui collaboriamo e che operano in Italia”.
L’università rimane la scelta prioritaria: oltre 1 su 2 vorrebbe provare a laurearsi. E, in quel caso, è evidente come il richiamo dell’estero possa essere davvero attraente in termini di prospettive di successo. E gli altri? Circa 1 su 10 vorrebbe cercare subito un lavoro, a cui si affianca una quota simile, interessata sì a un rapido ingresso nel mondo del lavoro, ma passando per un percorso professionalizzante – come, ad esempio, quelli offerti dal sistema ITS Academy – per ambire a una specializzazione o a una qualifica di rango superiore.
Parecchi, però, non escludono di prendersi il classico anno sabbatico per fare una scelta il più possibile consapevole o vivere altre esperienze: lo dice quasi 1 su 6. E altrettanti, invece, guardano allo Stato come datore di lavoro, aspirando a un ingresso nelle Forze Armate o di Polizia o a mettere le mani su uno dei posti messi a concorso per i diplomati dalle pubbliche amministrazioni.
L’indagine ha voluto analizzare la situazione collegandola anche allo status socio-economico dei ragazzi. E, se tra chi proviene da famiglie mediamente e molto agiate la propensione verso l’estero tocca punte del 70%, all’interno dei ceti medio-bassi la platea si divide esattamente a metà, con 1 giovane su 2 che prevede di restare all’interno dei confini nazionali per studiare e lavorare e altrettanti, quindi ben al di sotto della media, che non escludono di espatriare.
Una apparente fiducia nel “Sistema Italia” che, però, potrebbe essere figlia soprattutto dell’assenza di mezzi o di un profondo disorientamento, e non frutto di una reale convinzione. Tra i meno abbienti, quelli che si posizionano ai livelli inferiori degli indicatori economico-sociali proposti dal questionario, in tanti – il 16%, quasi il doppio del dato generale – immaginano di cercare molto presto un lavoro, anche non qualificato; il 24% vorrebbe provare con i concorsi pubblici o con quelli per le Forze Armate o di Polizia (pure qui il dato medio è circa la metà); il 13% ha messo nel mirino un corso professionalizzante (in media, come detto, è intorno al 10%); mentre solo 1 su 4 sogna la laurea.
E, anche salendo leggermente nella scala sociale, il quadro cambia di poco: tra chi definisce la propria famiglia “abbastanza umile”, l’università rimane un’opzione di minoranza (pensa di farla solo il 36%), il “posto fisso” al servizio dello Stato – da ottenere attraverso i già citati concorsi pubblici – attira notevolmente (ci pensa il 18%), un corso non universitario dall’approccio pratico sta richiamando l’attenzione del 13%, mentre la ricerca immediata del lavoro è una priorità per il 12%.
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