Si diffondono sui social e sulle chat di gruppo una serie di fake news riguardo aggressioni programmate e manifestazioni violente, numerose città paralizzate. L’intervento di Mario Conte a proposito della situazione
TREVISO – Dopo i disordini avvenuti soprattutto a Milano durante lo scorso fine settimana hanno iniziato a dilagare fake news e falsi allarmi nelle chat e nei gruppi social, alimentando ansia a preoccupazione in diverse città italiane, fino a portare a una vera e propria paralisi.
Si sono diffuse notizie su fantomatici gruppi di neofascisti che si sarebbero organizzati per andare nelle stazioni “a picchiare stranieri”, accompagnati anche da foto e audio che raccontano di violenze mai avvenute. Altre chat sostengono che sarebbe in atto un piano per stuprare le ragazze, aggredire gli stranieri, «farla pagare ai “rich”». E ancora, allerte istituzionali elaborate con l’AI, volantini multilingue che avvisano di «profilazioni razziali» sulla metrò, piani per dare alle fiamme alle università di Bocconi, Iulm, Bicocca, Politecnico. Il tutto seguito dall’invito di condividere queste notizie: «ditelo agli amici, negli autobus, ai parenti, a tutti quelli che conoscete».
Una serie di fake news che ha paralizzato migliaia di cittadini, impossibilitati in un primo momento a distinguere il vero dal falso. Negozi chiusi, scuole con le porte serrate, persone rimaste a casa per sicurezza. In Veneto si è parlato di violenze ai danni di studentesse di due istituti, per cui le allieve si sono sentite costrette a restare a casa. Anche a Ravenna la stessa storia con alcune scuole superiori dove c’è stata un’affluenza ridotta degli studenti dopo messaggi in chat su possibili devastazioni e stupri. I genitori dopo la diffusione senza controllo dei messaggi hanno preferito tenere a casa i figli, e i controlli davanti alle scuole sono stati rafforzati.
Ma la tempesta digitale alla fine non ha avuto alcuna conferma: nessun atto terroristico, nessuna banda organizzata, nessuna violenza. A colpire Milano e altre città è stato un contagio emotivo virale, alimentato dalla struttura stessa dei social media che pongono al centro l’emotività, garantendo maggior velocità alla ricondivisione delle notizie rispetto a qualsiasi smentita razionale.
La situazione a Treviso e l’intervento di Mario Conte
Anche nella provincia di Treviso sono circolate nelle chat e piattaforme social segnalazioni riguardo a gruppi di giovani che avrebbero organizzato violenze, incendi e stupri.
Di fronte a questo allarmismo è intervenuto il sindaco Mario Conte, che ha lasciato delle dichiarazioni riguardo a questa situazione: «Credo che le forze dell’ordine debbano intensificare i controlli sulle piattaforme social. Abbiamo avuto dimostrazione nello scorso weekend, e non solo a Treviso, che queste manifestazioni organizzate e violente di saccheggio si pianificano proprio attraverso gli strumenti social. È dunque fondamentale che le forze dell’ordine rafforzino questo tipo di controlli, ma io faccio anche un appello ai genitori. Ho visto che i protagonisti, in alcuni casi, hanno tra gli 11 e i 14 anni: credo sia dovere dei genitori verificare cosa comunicano e cosa fanno con questi mezzi. Il livello di attenzione da parte di tutti deve essere aumentato. Così come le città si preparano con grande attenzione a questi possibili fenomeni, devono farlo anche le famiglie».
Riguardo al furto di settimana scorsa al negozio Tigotà di Treviso Conte afferma: «Questo episodio è successo, per fatalità, a due giorni di distanza dall’installazione di nuove telecamere di sicurezza. Ora questi ragazzi sono stati identificati e denunciati, e qualcuno dovrà pagare per questi atti. Però dobbiamo tutti fare uno sforzo per lavorare insieme e cercare di prevenire. Il concetto di base rimane sempre lo stesso: si deve cercare di prevenire con l’ausilio delle telecamere, ma non ci si può limitare a quello. Oramai è diventato fondamentale mantenere anche un autocontrollo sociale all’interno delle famiglie e delle comunità».
«Con le scuole stiamo lavorando sul “patto scuola-famiglia”, che prevede un percorso di volontariato per i ragazzi che si rendono protagonisti di certe situazioni. Io credo anche che ci sia una grande influenza dei giochi, della tecnologia, dei social e della musica. Sulla base di questo dobbiamo capire come affrontare questi nuovi pericoli per i giovani. Io sono per una proposta molto semplice: servono ambienti valoriali. Sarei per l’obbligatorietà dello sport fin da piccoli. Piuttosto che passare ore davanti a uno schermo, è meglio che i ragazzi stiano in compagnia di altri coetanei su una pista di atletica o in una palestra. L’importante è che si trovino in un contesto sano. Purtroppo, troppo spesso passano il tempo davanti ai dispositivi mobili, ricevendo contenuti che non sono affatto educativi».
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