La storia di Nina e altri 4 casi simili, un caso che ha scosso la comunità di Treviso che potrebbe non essere isolato.
TREVISO.Stefania Guadagna, una cinquantanovenne della Marca, ha denunciato un episodio drammatico che l’ha vista protagonista lo scorso settembre.La sua bassotta, Nina, è morta mentre era affidata alla custodia di una dogsitter, una giovane donna che gestisce una pensione per animali all’interno dell’appartamento dei propri genitori.
Al ritorno dalle vacanze, la signora Guadagna ha ricevuto la sconvolgente notizia: la sua cagnolina era stata cremato senza il suo consenso. Ciò che è seguito è ancora più inquietante.
Secondo la donna, la dogsitter avrebbe cercato di nascondere la verità sulla morte di Nina, ammettendo solo sotto minaccia di denuncia che l’animale era deceduto.
La scoperta macabra
Quando Guadagna è tornata dalle ferie, ha immediatamente chiesto di rivedere Nina. Ma la dogsitter non si è fatta trovare e, solo dopo una minaccia di rivolgersi ai carabinieri, ha rivelato che l’animale era morto.
“Quando sono tornata e ho chiesto di rivedere Nina, inizialmente la ragazza non si è fatta trovare. Solo dopo aver minacciato di chiamare i carabinieri, mi ha confessato che Nina era morta”, racconta la donna, ancora scossa. Purtroppo, non solo Nina era scomparsa, ma anche l’altro bassotto, Pluto, era stato trovato in condizioni tragiche: denutrito, sporco e sofferente.
“È stato un incubo, un qualcosa che non avrei mai immaginato di dover affrontare”, dice Guadagna, che si è subito messa in contatto con il suo avvocato, Ilaria Pempinella, per avviare una causa.
Nonostante le gravi circostanze, la denuncia è stata per ora archiviata, poiché non ci sono prove concrete per stabilire con certezza la causa della morte di Nina, che è stata cremata prima che potesse essere eseguita una necroscopia.
Altri casi sospetti
Ciò che inizialmente sembrava un caso isolato ha preso una piega inquietante quando altre persone hanno contattato l’avvocato Pempinella, rivelando esperienze simili. “Abbiamo già ricevuto altre segnalazioni, addirittura quattro da diverse località della Marca, l’ultima delle quali da Conegliano”, ha dichiarato la legale, che ora sta raccogliendo nuovi elementi di prova.
La deputata Eliana Longi (Fd’I), che si sta occupando del caso, ha confermato che altri animali affidati alla stessa dogsitter sono morti in circostanze sospette: un bulldog francese, anch’esso cremato, e un golden retriever, per il quale è stata eseguita un’autopsia che ha rivelato la causa del decesso: colpo di calore.
Secondo quanto riferito, la dogsitter non avrebbe avuto un’adeguata formazione né le competenze per gestire correttamente gli animali a lei affidati. Questo solleva una questione importante: l’assenza di regolamentazione per l’attività di custodia degli animali in Italia.
La deputata Longi ha dichiarato che intende avviare una proposta di legge per istituire norme specifiche, percorsi formativi e certificazioni obbligatorie per chi si occupa di animali, al fine di evitare altri casi simili e garantire la sicurezza degli animali durante la loro custodia.
L’impegno di Guadagna
Nonostante la denuncia sia stata archiviata, Stefania Guadagna ha deciso di non arrendersi e di continuare a lottare per ottenere giustizia per Nina e per gli altri cani coinvolti. “Sono arrabbiatissima e non mi fermerò finché non avrò giustizia. Nina era parte della mia famiglia e la sua morte mi ha devastato.
Voglio sapere cosa è successo”, ha dichiarato. La sua determinazione potrebbe portare a nuovi sviluppi nel caso, soprattutto ora che si stanno raccogliendo ulteriori testimonianze e indizi che potrebbero fare luce sulle cause della morte degli animali.
Prospettive future
La storia di Nina e degli altri cani non è solo una vicenda personale, ma un campanello d’allarme per tutti coloro che affidano i propri animali a dogsitter improvvisati senza garanzie adeguate. Con il sostegno di esperti legali e politici, come la deputata Longi, il caso potrebbe spingere le autorità a rivedere le normative sul benessere degli animali e a implementare misure più severe per chi si occupa della loro custodia.
Nel frattempo, Guadagna e il suo avvocato Pempinella sono determinati a portare avanti la battaglia legale, con la speranza che altri non debbano subire la stessa sofferenza. “Non ci fermeremo – conclude l’avvocato – fino a quando non avremo risposte su cosa è realmente accaduto.”
crediti immagine: https://www.istockphoto.com/it/immagine/bassotto
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
