All’edizione 2026 di Vinitaly si è respirato un clima di prudenza, ma anche di rinnovata energia. A raccontarlo è Marco Schiavo, quinta generazione alla guida della storica Distilleria Schiavo, realtà simbolo dell’eccellenza veneta nel mondo dei distillati
VERONA. “Non è stata un’annata facile – spiega – le congiunture geopolitiche si sono fatte sentire e un piccolo calo era previsto. Tuttavia, siamo riusciti a contenerlo grazie alle novità introdotte”.
Il ritorno del vermut
Tra le principali innovazioni presentate in fiera spicca il nuovo vermut firmato Schiavo: un prodotto che guarda al futuro senza dimenticare il passato.
“Parliamo di un vermut a bassissimo contenuto di zucchero, costruito su basi di moscato e profondamente legato alla tradizione piemontese. L’obiettivo è recuperare ricette storiche e riportarle nella bottiglia in chiave contemporanea”.
Un progetto che intercetta le nuove tendenze di consumo, sempre più orientate verso prodotti meno dolci e più autentici, ma anche verso la riscoperta delle radici territoriali.
Una tradizione lunga oltre tre secoli
La storia della distilleria affonda le radici nel 1669, nella Serenissima Repubblica Veneta, quando Domenico Schiavo avviò l’attività con un alambicco mobile. Da allora, generazione dopo generazione, l’azienda ha saputo evolversi mantenendo intatta la propria identità.
Dalla fondazione ufficiale nel 1887, passando per le innovazioni tecnologiche introdotte nel Novecento, fino alla scelta negli anni ’60 di puntare su una produzione di alta qualità, la Distilleria Schiavo ha costruito un percorso coerente basato su artigianalità ed eccellenza.
L’arte della distillazione
Oggi la produzione segue ancora metodi tradizionali: distillazione discontinua in alambicchi di rame e vapore a bassa pressione, con un’attenzione maniacale alla selezione delle vinacce provenienti da produttori vinicoli di alto livello.
Ogni fase è curata nei dettagli: dalla lenta distillazione fino al riposo in acciaio per almeno otto mesi, necessario a armonizzare aromi e struttura. Il risultato è una grappa dal profilo elegante, apprezzata sia sul mercato italiano che internazionale.
Uno sguardo al futuro
Sotto la guida di Marco Schiavo, l’azienda ha ampliato la propria offerta con prodotti pensati anche per il mondo della mixology, come gli amari Gajàrdo, e ha avviato collaborazioni con chef e bartender per reinterpretare la grappa in chiave moderna.
Tradizione e innovazione convivono così in un equilibrio che rappresenta la vera forza del marchio: “Il nostro obiettivo – conclude Schiavo – è continuare a raccontare la nostra storia, adattandoci però a un mercato in continua evoluzione”.
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