Le recenti dichiarazioni della consigliera regionale Anna Maria Bigon hanno riacceso il dibattito sulla carenza di personale sanitario in Veneto, con dati che evidenziano un elevato numero di cessazioni negli ultimi anni
VENETO. Le recenti dichiarazioni della consigliera regionale Anna Maria Bigon sulle dimissioni del personale medico e infermieristico in Veneto tra il 2019 e il 2024 hanno scatenato un acceso dibattito: il numero di operatori sanitari che hanno lasciato il servizio è significativo, con 4766 cessazioni registrate solo nell’ultimo anno.
Alla questione ha replicato l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin evidenziando come, rispetto al 2019, vi sia stato un incremento nel numero di infermieri (+1802, pari all’8%) e di operatori sociosanitari (+1964, corrispondente al 20%). Diversa la situazione per i medici, che hanno subito una riduzione di 146 unità (-2%). Tuttavia, secondo Lanzarin, questa diminuzione è stata in parte bilanciata dall’aumento dei contratti a tempo determinato, passati da 247 nel 2019 a 658 nel 2024.
Lanzarin ha sottolineato che la difficoltà nel reperire nuovo personale medico e infermieristico non riguarda solo il Veneto ma interessa l’intero sistema sanitario nazionale. Le ultime procedure concorsuali, infatti, non hanno avuto il successo sperato, con numerosi posti rimasti vacanti. Inoltre, i dati sulle cessazioni comprendono anche pensionamenti anticipati, scelte professionali come il passaggio al settore privato o alla libera professione, trasferimenti in altre regioni o all’estero e ingressi in ambito accademico o nella ricerca. Secondo l’assessore, quindi, una parte consistente di queste dimissioni rientra in una normale dinamica di turnover e non rappresenta necessariamente un segnale di malessere del personale sanitario.
La Regione Veneto è consapevole delle difficoltà che il sistema sanitario sta affrontando, soprattutto per quanto riguarda la carenza di personale. Per far fronte a questa situazione, è stato approvato un Piano regionale con un insieme di misure volte a rafforzare la dotazione di operatori sanitari: la strategia si concentra su diversi aspetti come il miglioramento delle condizioni economiche e professionali, l’incremento della formazione, la maggiore attrattività per le aziende sanitarie pubbliche e un generale miglioramento del contesto lavorativo.
Sul fronte economico, l’assessore ha precisato che, nonostante le restrizioni imposte dalle normative nazionali, la Regione ha mantenuto alta l’attenzione sugli investimenti per il personale: in particolare, attraverso il piano recentemente approvato e la relativa normativa regionale, sono stati stanziati 150 milioni di euro per il triennio 2024-2026. L’impegno, ha aggiunto, è quello di continuare a lavorare nelle sedi istituzionali per ottenere una maggiore flessibilità nelle politiche di assunzione e gestione delle risorse.
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