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Desaparecidos e persone scomparse. Perché scompaiono le persone in Italia

5 minuti di lettura

Le parole del Commissario Straordinario per le Persone Scomparse, Silvana Riccio, per comprendere un fenomeno che parla anche italiano

Scomparire, /scom·pa·rì·re/, verbo, intransitivo: non esserci più, essere introvabile, allontanarsi rendendosi irreperibile e senza dar più notizie di sé.

Oggi, 30 Agosto, è la giornata internazionale dei Desaparecidos, indetta nel 2010 dalle Nazioni Unite, su proposta della Federazione Latinoamericana di Associazioni di Familiari di Detenuti-Scomparsi (FEDEFAM) e di altre associazioni per i diritti umani, per attirare l’attenzione sul destino delle persone scomparse e imprigionate in luoghi sconosciuti ai loro famigliari per motivi politici o sociali.

Quella dei desaparecidos è una piaga che ha interessato soprattutto i Paesi Sudamericani, basti pensare alla dittatura cilena di Pinochet, negli anni ’70, quando il fenomeno coinvolse più di 40.000 vittime tra chi si opponeva al regime oppure a quella Argentina di Vileda, responsabile di circa 30.000 vittime, di cui gran parte “scomparse”.

Numeri consistenti di desaparecidos, poi uccisi, si sono registrati anche in Paraguay, Uruguay, Brasile, Guatemala, e in territori fuori dal Sud- America, come ad esempio durante il franchismo in Spagna, nella Grecia della dittatura dei colonnelli del ’67, nella Jugoslavia di Tito e, più recentemente, nell’Iraq di Saddam Hussein, nella Libia di Gheddafi, fino ad oggi con Al- Sisi, il dittatore egiziano la cui presidenza, secondo il Parlamento europeo e  Amnesty International, avrebbe segnato un profondo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto. Tutte sparizioni legate a motivi politici e sociali e dovute a situazioni estreme.

Diverso il caso dell’Italia. È, infatti, a partire dagli anni ’60 e in particolare verso la fine degli anni ’80 che il fenomeno delle persone scomparse diventa di dominio pubblico, grazie a casi diventati celebri per la grande esposizione mediatica che li portarono al centro delle cronache.

Come quello del diciottenne Cesare Casella, rapito a Pavia nell’88, portato in Aspromonte e liberato dopo 743 giorni, oppure il caso del vicentino Carlo Celadon e della sua prigionia – la più lunga nella storia dei rapimenti- durata 27 mesi, o ancora episodi legati all’Anonima Sequestri, come quello che ha visto protagonisti Augusto De Megni, il noto Farouk Kassam, fino a Soffiantini e Silvia Melis nel 1997.

Ci sono però dei casi in cui la sparizione non ha nulla a che fare con la politica, rapimenti, estorsioni o reati, ma è strettamente collegata alle fragilità dell’animo e a decisioni ponderate.

Si tratta di persone che scelgono di scomparire in modo del tutto volontario oppure mossi da motivi di demenza senile, Alzheimer o problemi psicologici.

Un fenomeno che non accenna a diminuire e che conta ogni anno numeri importanti, soprattutto in relazione ai minori, tanto da aver spinto il Presidente della Repubblica e il governo a creare un’istituzione dedicata a questo delicato tema.

PERSONE SCOMPARSE. LA SITUAZIONE IN ITALIA

Ad occuparsi di questo fenomeno, in Italia, è il Commissario Straordinario per le Persone Scomparse, istituzione nata nel 2007 con decreto del Presidente della Repubblica e affidata dal 2020 al Prefetto Silvana Riccio.

Secondo i dati ufficiali, dal 1° gennaio 2007 fino al 30 giugno 2021, il quadro generale sul fenomeno conta un totale di 197.114 denunce di scomparsa, di cui 145.782 ritrovamenti (quasi il 74%) e 51.332 persone ancora da ritrovare. Ma ciò che desta particolare attenzione è l’età degli scomparsi: per il 57,37% del totale si tratta di bambini e ragazzi minori di anni 18 (in totale 113.085).

Un trend che si riflette anche sui dati relativi al primo semestre del 2021, in cui si sono registrate 7.947 denunce di persone scomparse, di cui 3.928 (49%) sono state ritrovate, mentre 4.019 sono ancora da ritrovare. Le motivazioni sono riconducibili per lo più ad allontanamento volontario (più del 75%) e di questi, quasi l’80% viene ritrovato. Seguono poi motivazioni legate a possibili disturbi psicologici o malattie di demenza senile o Alzheimer, cause non determinate e solo in piccolissima percentuale sparizioni ricondotte a reato o sottrazione da coniuge o altro congiunto.

Per comprendere al meglio il fenomeno delle persone scomparse, ben più profondo e sfaccettato di quello che siamo abituati a vedere nelle trasmissioni tv, è necessario tenere presente alcune considerazioni.

Ne abbiamo parlato con il Prefetto Silvana Riccio, Commissario Straordinario per le Persone Scomparse.

• Prefetto Riccio, cosa ci dicono i numeri del report? Sono molto alti.

Si tratta di un fenomeno complesso che ha numeri rilevanti, ma a questi seguono anche molti ritrovamenti. Questo significa che il sistema di ricerca c’è, fa capo ai singoli Prefetti del luogo dove si verifica l’evento e prevede una pianificazione, in relazione alle condizioni del territorio, ovvero un piano per la ricerca che coinvolge anche altre forze come i Vigili del Fuoco, la Polizia, i Carabinieri, la Finanza. Abbiamo introdotto anche la possibilità di fare esercitazioni per la ricerca di persone scomparse con simulazioni e procedure con le Forze dell’Ordine e attori istituzionali.

• Il fenomeno delle persone scomparse riguarda in particolar modo i minori, nel primo semestre del 2021 sono stati 4937 su un totale di 7947. I dati ci descrivono una situazione inquietante. Come possiamo spiegare questa tendenza?

Le scomparse dei minori per noi sono allarmanti perché rappresentano soggetti più deboli rispetto agli adulti e perciò vengono maggiormente tutelati e le forze dispiegate sono notevoli.

Bisogna specificare che le denunce di minori scomparsi sono per la maggior parte (3.434) riferite a giovani stranieri. Si tratta di minori non accompagnati che arrivano nei nostri centri di accoglienza e si allontanano volontariamente per raggiungere parenti e amici in Paesi del Nord-Europa, quindi diventa quasi impossibile rintracciarli.

Poi ci sono minori, soprattutto italiani, che scompaiono anche decine di volte, dopo essere stati ritrovati, e le cause sono relative ad un disagio sociale, ambientale, scolastico, al bullismo, ad un uso non corretto della rete che aiuta ad entrare in contatto con ambienti diversi. Pensi che abbiamo anche scoperto un sito, poi bannato dalla Polizia Postale, che dava consigli su come scomparire senza farsi ritrovare. Purtroppo sulla rete c’è di tutto.

• Quanto impattano le condizioni socio-demografiche ed economiche dello scomparso?

È difficile rispondere a questa domanda, perché nelle denunce che ci arrivano non emergono elementi relativi alla condizione della persona, agli ambienti familiari e sociali. A questo riguardo stiamo lavorando dal punto di vista socio-ambientale ad un protocollo con ISTAT per incrociare i dati relativi alle scomparse e dare un’ulteriore connotazione al fenomeno.

• Che messaggio possiamo dare? Come possiamo prevenire le scomparse?

Il punto fondamentale è la denuncia che deve essere immediata. Quanto prima si interviene, più sono alte le possibilità di ritrovare le persone. Appena ricevuta la denuncia, si attiva il sistema di ricerca sia dal punto di vista organizzativo con il coordinamento di varie componenti, sia dal punto di vista tecnologico, mediante l’uso di strumentazioni molto sofisticate per raggiungere la persona scomparsa.

E il secondo aspetto importante è la partecipazione attiva, una responsabilità sociale verso questo fenomeno, che non è solo composto da casi resi eclatanti dai media, come l’opinione pubblica è portata a pensare. Si tratta di un tema complesso, ogni scomparsa è diversa, è un tema che porta in luce delle fragilità. Dietro ad ogni caso c’è una struttura, una metodologia, una pianificazione, attori istituzionali che lavorano per ritrovare le persone.

In Italia, siamo all’avanguardia perché è l’unico Paese europeo che ha istituito il Commissario per le Persone Scomparse e i dati dei report di Telefono Azzurro confermano che l’Italia è il Paese dove scompaiono meno minori rispetto agli Stati Europei. E questa è un’ottima considerazione di cui tenere conto.

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