È cinese il modello di IA che porta con sè potenza e scuote i mercati destando apprensione, gli attacchi cyber su larga scala nei confronti dell’app ne sono una clamorosa testimonianza
È la Cina a correre in maniera inverosimile nell’intelligenza artificiale e gli Stati Uniti tremano. L’applicazione più scaricata su iPhone non porta piú le stelle e strisce ma indossa l’abito da sera del Dragone e si chiama per la cronaca spiccia, DeepSeek.
Il sorpasso su ChatGpt è cosa fatta e i download ne portano i risultati senza appello. Ma che cosa è DeepSeek? È un chatbot basato esclusivamente su di un potente modello di intelligenza artificiale generativa.
E le big tech americane tremano, vivendo un incubo difficilmente risolvibile almeno nel breve, tenuto conto che nell’acerrima rivalità che si dispiega nel business dell’intelligenza artificiale il dominio delle aziende della Silicon Valley è stato pressoché ininterrotto. Fino a ieri una vera e propria intoccabile egemonia.
Basato su chip meno potenti di quelli americani DeepSeek è riuscita a mettere a punto un modello di linguaggio gratuito, con investimenti più tenui rispetto alla concorrenza americana, generando inquietudine nei mercati.
Ma al di là del focus prettamente economico finanziario che mette tutti in riga, anche se da domani tutto potrebbe rimescolarsi, resta alta la bandiera cinese della censura, con l’imbarazzo dimostrato da DeepSeek se interrogato su argomenti che arridono al governo cinese e alle sue narrazioni istituzionali.
Una grande muraglia difficilmente percorribile, dove la modernità assoluta dell’intelligenza artificiale basata su algoritmi e nuove concezioni alza la voce contro il regime, accendendo una sfida epocale.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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