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Decreto “salva-Ilva”, pediatri in Parlamento: “Si rispetti il diritto alla vita: no allo scudo penale, no al razzismo ambientale”

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L’Associazione culturale pediatri (ACP) rifiuta il cosiddetto ‘bilanciamento’ del diritto alla vita con la produzione industriale

TARANTO – Dopo essere stato avversato dagli enti locali, dagli ambientalisti, dai sindacati e dalla stessa azienda, tocca ai medici dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) alzare la voce contro l’ultimo decreto salva-Ilva. ACP ha dato il suo contributo alla discussione in corso in Parlamento sul decreto che interessa l’impianto siderurgico di Taranto, Acciaierie d’Italia, noto come ex Ilva, e che intende fornire uno “scudo penale”, nei fatti, a chi gestisce la produzione di acciaio. Per questo ACP ha depositato un documento a firma della pediatra e ricercatrice Annamaria Moschetti, consultabile a questo link.

Il decreto legge propone un “bilanciamento” tra le esigenze della produzione di acciaio del sito, dichiarato di interesse strategico, con la salute della popolazione che è esposta agli inquinanti immessi in ambiente dall’impianto siderurgico. Tuttavia, tutte le valutazioni di impatto sanitario svolte ad oggi a vari livelli produttivi hanno documentato esistere un danno che la scienza definisce “di misura inaccettabile” per la popolazione. Esistono inoltre rischi ancora non sufficientemente valutati a carico della popolazione e dei bambini. A fronte di queste evidenze nessun “bilanciamento” è possibile, se imposto per legge al di fuori di qualsiasi validazione scientifica 

Per questo ACP ribadisce che il diritto dei bambini alla vita, alla salute e a vivere in un ambiente salubre è intoccabile, e non può essere subordinato né “bilanciato” con altre pur legittime esigenze. Non possiamo che respingere il criterio generico, soggettivo e privo di fondamento scientifico, nuovamente richiamato nel presente decreto, del “bilanciamento” come strumento per validare l’ammissibilità di autorizzazioni all’impianto siderurgico di Taranto. I dieci decreti cosiddetti “salva ILVA”, che si sono succeduti nel corso degli ultimi 11 anni con lo scopo dichiarato di tutelare produzione di acciaio e salute umana, non possono non essere considerati nel loro insieme e giudicati come il più macroscopico fallimento della politica nell’affrontare una situazione di crisi industriale e sanitaria, crisi che ha avuto inizio dalla fondazione dell’impianto siderurgico, che avrebbe dovuto essere collocato distante dalle abitazioni, in aperta campagna[1] e che invece per tutti questi decenni ha ininterrottamente causato sofferenza  e morte nella popolazione”, commenta Moschetti.

Una situazione talmente grave che è ascrivibile a “razzismo ambientale”, come sottilmente osservato dalla Corte di Strasburgo: “Nel 2002, le autorità giudiziarie ordinarono la chiusura della cokeria1 di uno degli stabilimenti della società Ilva di Cornigliano (Genova), poiché alcuni studi avevano dimostrato un nesso tra le particelle emesse e il tasso di mortalità nel quartiere interessato. Nel 2005 fu chiuso anche uno degli altiforni dello stabilimento di Cornigliano. L’intera produzione fu quindi trasferita a Taranto”.

I pediatri ACP richiamano l’attenzione anche alla dura condanna dell’ONU del 12/01/2022, che include Taranto tra le zone di sacrificio, definite come quei luoghi del pianeta “che rappresentano la peggiore negligenza immaginabile dell’obbligo di uno Stato di rispettare, proteggere e realizzare il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile” e la condanna dello Stato italiano da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo (24/1/2019), chiedendo che il Parlamento ne tenga debito conto.

ACP conclude richiamando “gli attori politici alla responsabilità verso le future generazioni, al loro diritto a vivere in ambiente salubre, a godere di buona salute, al loro diritto di avvalersi del patrimonio di intelligenza trasmesso dalle generazioni e apice della creazione, in definitiva il diritto a “vivere”.


[1] D.M. 5 settembre 1994 Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie

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