Decreto liquidità, CNA Treviso: «Così non va.”

Decreto liquidità, CNA Treviso: «Così non va. Si cambi immediatamente il provvedimento se non si vuole fermare l’Italia»

TREVISO, 09 APR. 2020 – «Così non va, si dice una cosa in conferenza stampa e se ne fa un’altra nella realtà». Ci va giù molto duro Giuliano Rosolen sul nuovo decreto liquidità pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.

«Il provvedimento – continua Rosolen – non soddisfa l’urgenza di mettere a disposizione degli imprenditori la liquidità necessaria per non far saltare tutta la catena dei pagamenti. Senza liquidità non si potranno pagare stipendi, affitti, fornitori mettendo in crisi famiglie e altre imprese».

L’automatismo introdotto per la concessione della garanzia, infatti, non assicura neanche per gli importi inferiori a 25 mila euro la concessione di credito bancario, lasciando, di fatto, la valutazione del merito di credito, della durata e delle condizioni applicabili in mano alle banche, che non hanno nessun rischio nella erogazione del finanziamento.

Non è sicuro neanche che gli imprenditori possano ottenere credito aggiuntivo. Il Decreto, infatti, prevede che il debitore possa consentire alla banca di non aumentare l’esposizione, ed essendo in posizione di oggettiva debolezza, potrebbe cedere alla richiesta della banca di sostituire posizioni in essere con crediti totalmente garantiti dallo stato.

CNA è profondamente delusa anche della dimensione dell’intervento: lo stanziamento di 1 miliardo 729 milioni di euro, destinato ad incrementare la dotazione del Fondo centrale di Garanzia, potrà assicurare al massimo 20 miliardi di nuovi crediti pari all’1% del fatturato di tutte le imprese che possono essere garantite dal Fondo di Garanzia.

«In questo momento, così drammaticamente difficile, i provvedimenti hanno l’obbligo di essere veloci ed efficaci: serve un percorso rapidissimo per mettere a disposizione delle imprese nuovo credito senza burocrazia, senza procedure valutative, a zero interessi, con 24 mesi di preammortamento e 10 anni per la restituzione – conclude Rosolen -. Invitiamo il Parlamento a correggere immediatamente questo provvedimento per mettere in condizioni artigiani, imprenditori, autonomi e professionisti di affrontare con un minimo di serenità il futuro».

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