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Dalle idi di marzo all’attentato al Papa

4 minuti di lettura

Alcuni dei più famosi attentati in Italia che, a volte, cambiarono il corso della Storia

Gli attentati ai leader mondiali non sono una prerogativa di oggi: da secoli evidenziano da un lato la vulnerabilità di chi ha incarichi di governo, dall’altro le tensioni e i conflitti dei Paesi e delle aree in cui avvengono.
Ripercorriamo alcuni degli eventi più famosi che hanno cambiato la storia anche nel nostro Paese.


Le idi di marzo, il cesaricidio di Bruto e Cassio

L’uccisione di Giulio Cesare è sicuramente il crimine più famoso dell’antichità: al complotto diretto da Cassio e Bruto prese parte una sessantina di persone.
A quanto riferisce Svetonio, l’aruspice Spurinna, che leggeva il futuro nelle viscere degli animali sacrificati, aveva consigliato a Cesare di prestare attenzione al «pericolo che non si sarebbe protratto oltre le idi di marzo».


Nella notte tra il 14 e il 15 marzo la moglie di Cesare, Calpurnia, ebbe un incubo in cui vide il marito ucciso tra le sue braccia e lo supplicò di non recarsi al Senato. Anche Cesare aveva avuto un incubo: aveva sognato di volare sopra le nuvole, con Roma ai suoi piedi, e di stringere la mano a Giove. Inoltre i sacrifici mattutini non gli erano stati favorevoli.

Cesare era forse sereno perché non si spostava mai da solo. Lo precedevano ventiquattro littori (ufficiali incaricati di proteggere i magistrati) ed era accompagnato da amici e da alcuni nerboruti seguaci, una sorta di scorta ufficiosa. E attorno a lui si radunava sempre una grande folla, che voleva vederlo dal vivo o chiedergli qualche favore. I congiurati dovevano quindi sorprenderlo quando nessuno avesse potuto accorrere in suo aiuto.

Decisero così di aggredirlo durante una seduta del senato, perché lì sarebbe stato solo, senza il suo seguito (solo i senatori potevano assistere alle assemblee) e indifeso. All’interno non si potevano infatti portare armi, ragion per cui i congiurati avrebbero dovuto introdurle di nascosto.

L’occasione venne fornita dallo stesso Cesare, che convocò il senato per le idi di marzo, ovvero per il giorno quindici di marzo. L’uccisione di Cesare non fermò la storia romana che, tra guerre per la successione, virò verso un uomo solo al comando, l’imperatore.


Regicidio, i 4 colpi dell’anarchico Bresci

La sera del 29 luglio del 1900 un uomo – Gaetano Bresci – uccise il re d’Italia Umberto I. Era domenica e Monza viveva un clima festoso: era in programma un “concorso ginnico” al quale avrebbe assistito anche il re. Le case, i locali pubblici e le strade erano un tripudio di tricolori, affollati di gente arrivata da ogni parte della Lombardia. Le esibizioni ebbero inizio alle 20:30, al campo sportivo. Re Umberto I arrivò un’ora dopo e attorno alle 22 premiò le squadre vincitrici.


Alle 22.25, quando tutto era finito, il sovrano salì sulla carrozza reale, sedendosi al fianco di due generali. La carrozza si mosse subito dopo, ma mentre il re era ancora impegnato a rispondere ai saluti echeggiarono quattro colpi di pistola, tre dei quali colpirono Umberto a una spalla, a un polmone e al cuore, mentre l’ultimo colpì la carrozza. Il re cadde in avanti, contro le ginocchia del generale Avogadro di Quinto.

“Non credo sia niente”, disse Umberto. Si sbagliava, perse subito i sensi e in pochi minuti morì. Nel frattempo, l’attentatore fu assalito dalla folla. Se non fossero intervenuti i carabinieri sarebbe stato linciato.


Mussolini salvato dal bavero della giacca

Dal 1926 al 1932 furono sette gli attentati a Mussolini confermati dalle fonti, di cui quattro sventati prima di essere messi in atto, mentre sugli altri tre restano ancora oggi molte ombre. Attentati che spesso approfittavano degli spostamenti del Capo del Governo o della sua presenza in luoghi pubblici in occasione di inaugurazioni di monumenti, scuole, edifici pubblici.


Ogni città si preparava dunque ad accogliere il Duce con sfarzo, ma anche con grande fermento da parte dell’enorme apparato poliziesco di sicurezza. Mancato per un pelo. Il colpo di pistola esploso contro di lui a Bologna il 31 ottobre 1926 buca il bavero della giubba di Benito Mussolini e la fascia dell’Ordine cavalleresco mauriziano che il capo del governo porta al collo, ma non lo ferisce.

Il presunto attentatore subisce un feroce linciaggio, colpito da tante pugnalate inferte con l’ intenzione di uccidere. Il ragazzo si chiama Anteo Zamboni ed ha solo 15 anni.


Attentato a Togliatti ”il Migliore”

La mattina del 14 luglio 1948, il segretario del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti viene ferito dai colpi di pistola sparati da un giovane studente siciliano, Antonio Pallante.

“Stamane – recita il comunicato Ansa delle ore 12 – verso le ore 11.30, mentre l’onorevole Togliatti usciva dalla porta del palazzo di Montecitorio, in compagnia dell’on. Leonilde Jotti, veniva affrontato da un giovane, che poi si è appreso essere tale Antonio Pallante, studente universitario venticinquenne, il quale gli sparava contro alcuni colpi di rivoltella – sembra quattro – tre dei quali lo raggiungevano in varie parti della regione toracica”.

La situazione in Italia si fa molto pericolosa per i gravissimi scontri tra i militanti delle varie forze politiche. A Torino la folla si riversa per le strade dopo la notizia dell’attentato. Operai e contadini scendono in piazza. Parte lo sciopero generale, prima spontaneo e poi ufficiale. Si registrano morti a Napoli, Genova, Livorno, Taranto. Gli operai della Fiat di Torino sequestrano nel suo ufficio l’amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici smette di funzionare, si blocca pressoché completamente la circolazione ferroviaria. Il Governo mette in campo l’esercito. Ricompaiono le armi.
Togliatti, dal letto d’ospedale, parla alla radio delle sue condizioni di salute e invita i dimostranti alla calma. Anche il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi emette un comunicato via radio. In Francia fasi della corsa ciclistica del Giro di Francia con il ciclista italiano Gino Bartali che vincendo la tappa, contribuisce a rasserenare gli animi.


L’attentato al Papa Giovanni Paolo II

Nella festa della Madonna di Fatima, il 13 maggio 1981, si compì il drammatico attentato da cui però Giovanni Paolo II riuscì ad avere salva la vita. Quel giorno, alle ore 17, Giovanni Paolo II attraversa Piazza San Pietro su di una Jeep aperta tra migliaia di persone che lo acclamano, quando tre colpi di pistola sparati dal turco Ali Agca, confuso tra la folla, lo riducono in fin di vita. Drammatiche le immagini del Papa ferito e della corsa verso l’ospedale.

Alcuni anni dopo il Papa avrebbe perdonato il suo aggressore turco Ali Agca. In questo attentato un ruolo particolare avrà Fatima, viste la coincidenza della data e l’esplicita ammissione del Papa polacco, quando riconobbe che «una mano ha premuto il grilletto, un’altra mano materna ha deviato lo traiettoria del proiettile». Karol Wojtyla è sempre stato convinto che fosse stata la Madonna a
deviare il proiettile destinato a ucciderlo. Uno dei bossoli sparati da Agca è stato incastonato nella corona della Vergine custodita in Portogallo. Nel 2000 Giovanni Paolo II decise di rendere noto il terzo segreto di Fatima.

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