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Dalla siccità dei fiumi riemerge la storia

L’estate calda e per nulla piovosa fa riemergere pezzi di storia che giacevano per anni nei fiumi, celati fino ad oggi tra acqua e fango

L’ultimo reperto ce lo regala il Danubio, che, dimenticati i fasti in cui si decriveva Blu, fa riemergere a Budapest una moto della Wehrmacht, rimasta quasi intatta dalla Seconda guerra mondiale. Ma è solo un esempio, la calda estate pazza che ha innescato l’enorme siccità ha fatto riemergere brandelli di storia e testimonianze di un mondo che c’era e si ripropone giocoforza, quasi a farci ricordare taluni periodi che avremmo voluto riporre nel nostro cassetto della memorie. Ed ecco che allora le secche, oltre che ad asciugare fiumi e laghi rivelano quello che è stato. La storia e le sue testimonianze, i suoi resti. Antichi pontili medievali, resti fossili di animali preistorici, come i mammut, ordigni inesplosi e relitti di navi. E per tornare al Danubio, un’intera flotta nazista affondata durante il novecento. Ma anche le cosiddette Pietre della fame, che altro non erano che delle rocce incise nei secoli passati che, attraverso le incisioni, erano solite segnalare i periodi di carestia e i livelli minimi storici dei fiumi. Un vero piccolo mondo antico sepolto per secoli e che oggi il cambiamento delle condizioni climatiche ci ripropone. E così tra zanne, mine e navi da guerra che riaffiorano l’uomo ritrova la storia attraverso la siccitá, che diventa oltremodo protagonista dopo aver provocato danni a catena su ambiente, agricoltura ed economia.

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