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Da quando

festa della repubblica a Treviso

E’ stato tolto il sì finale all’Inno Nazionale, mi sono sentito mancare di qualcosa. Nulla di patriottico, non  temete, solo un fatto personale, diciamo una debolezza del carattere

ITALIA. Infatti la mia natura mi porta sempre a dire di sì ad ogni cosa mi si chieda, ad ogni persona che mi chiede qualcosa. Anche a cose inutili e sbagliate. Ma me ne accorgo solo dopo, e non sempre, di aver sbagliato a dire di sì. Questo mio aspetto, a volte problematico, nasce e si è consolidato dal fatto che quelle volte che ho detto no, me ne sono pentito. Ho provato un sentimento di mancanza o di privazione.

Un senso di colpa che affiora come negligenza, svogliatezza, noia, paura soprattutto. Allora, dico di sì alle persone che ho amato e non mi hanno ricambiato, dico di sì alle persone che mi hanno amato senza essere da me corrisposte. Un forte sì a tutto ciò che mi è capitato e mi capiterà. Poco importa se l’Inno Nazionale non ha più il sì finale. Anche se “Italia chiamò” farebbe rima con no, più che con un sì. Ma per contrasto il sì ci starebbe meglio. Per quanto mi riguarda dopo “Italia chiamò” ci sta meglio un sì, intendo vocalmente parlando, piuttosto che niente.

Se poi ci mettiamo lo spirito guerriero, che oggi non va più di moda – come descrive Napoleone il combattente, che avanza a testa bassa e volto teso, o Socrate, guerriero a Maratona, che indietreggia a fronte alta, arma stretta e rivolta al nemico, guardingo ai fianchi per proteggere i fratelli – allora il sì ci vuole tutto e urlato a gran voce. Ma Mameli non l’ha scritto nell’Inno degli Italiani. Ma certo che lo pensava, altrimenti non si sarebbe fatto ammazzare per un’idea. Dalle persone che amiamo ci aspettiamo sempre un sì, e lo attendiamo con, paura e coraggio come in battaglia.

La lingua francese nel medioevo si chiamava la lingua del si. Forse l’italiano è la lingua del no? L’Inno Nazionale può chiudersi anche con un monco “chiamò”. Tra non molto canteremo l’Inno alla Gioia che è l’Inno dell’Europa, composto da Beethoven che certamente non pensava che diventasse l’Inno delle Nazioni Europee. E il testo del poeta tedesco Schiller non è affatto più comprensibile rispetto a quello di Mameli, con parole anch’esse contorte e intrise di enfasi classicista.

Eppure Beethoven compose un canto, il finale di un quartetto per archi, in cui il coro risponde ripetutamente alla domanda come deve essere? “Es muss sein”, che vuol dire semplicemente sì. E quando alla Vergine Maria l’Angelo chiese di offrirsi come sposa e madre di Dio, Lei rispose semplicemente sì. Quel sì in meno, tolto all’Inno Nazionale  penso ci mancherà, anche se non siamo più guerrieri, e vogliamo solo vivere in pace. 

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