Il calcio di rigore? All ‘inizio del gioco del calcio non esisteva, erano contemplate solo le punizioni
Si, c’erano solo le punizioni, anche per i falli in area di rigore e la possibilità di calciare da qualunque posizione, a patto di essere a distanza di 11 metri. Poi per un fallo plateale di mano si cercò di introdurre un tiro centrale verso la porta.
Fu così che nacque il penalty, il calcio di rigore. Siamo in Inghilterra e ci collochiamo in un periodo che va dal 1891 e il 1902, una gestazione ampia ma che diede i propri frutti.
Ma è anche vero che per decidere competizioni di alto livello tipo Mondiali o Europei bisognerà attendere il 1970, dopo anni di gare ripetute o di clamorose monetine, che ricordiamolo assumevano tratti choc dove tutto era affidato al caso, testa o croce.
11 metri per il paradiso o per gli inferi dove conta la tecnica e l’apprendistato quotidiano è indubbio, ma anche la buona sorte e quello che si definisce il sangue freddo, scegliendo l’angolo a priori, cambiandolo all’ultimo momento, aspettando la mossa del portiere per poi mirare nel lato opposto, basso, alto o a mezza altezza, è tutto lecito basta metterla dentro. Anche rallentare la corsa e fermarsi, o calciare senza rincorsa.
Si dice che il rigore non si para ma si sbaglia, anche se è pieno “di portieri para-rigori per eccellenza”. Di sicuro vediamo che le grandi competizioni vengono decise sempre più spesso dagli 11 metri, dove i rigori sono cinque se va bene e la tensione raggiunge vette incommensurabili, con il novero dei prescelti dal mister che si avvicenderanno a turno per calciare e la strada da percorrere dal centrocampo al dischetto appare lastricata di pensieri, dubbi e malcelate premonizioni, fino ad arrivare al cospetto del portiere avversario.
Con la porta che sembra piccola piccola e il pallone che viene posato sul gesso del dischetto come fosse una reliquia, in attesa della traiettoria perfetta.
Il rigore, nato per essere crudele.
Instacult di Mauro Lama
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