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Crisi Electrolux: allarme CISL Veneto per l’indotto

3 minuti di lettura

La crisi Electrolux non si limita ai cancelli degli stabilimenti principali, ma si estende con forza all’ampio indotto veneto, mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. La CISL Veneto lancia l’allarme, chiedendo interventi urgenti e un focus specifico sulle piccole e medie imprese fornitrici

MESTRE VENEZIA. La vertenza Electrolux, che da mesi tiene con il fiato sospeso migliaia di lavoratori, assume contorni sempre più preoccupanti, estendendosi ben oltre le mura degli stabilimenti della multinazionale svedese dell’elettrodomestico. È quanto emerge dall’incontro regionale tenutosi oggi, 17 luglio 2026, convocato dall’assessore Massimo Bitonci con le parti sociali, dove la CISL Veneto ha posto l’accento sull’impatto devastante che la crisi sta avendo sull’ampio e vitale indotto del territorio. Centinaia di lavoratori, impiegati in piccole e medie imprese (PMI) che costituiscono la spina dorsale dell’economia locale, si trovano ora in una situazione di incertezza, con il rischio concreto di perdere il proprio impiego.

Luca Mori, segretario regionale di Cisl Veneto, al termine del tavolo di confronto, ha espresso profonda gratitudine all’assessore Bitonci per aver promosso un dialogo mirato su questa delicata questione. “La crisi Electrolux si estende anche oltre i cancelli degli stabilimenti della multinazionale dell’elettrodomestico, coinvolgendo un ampio indotto nel territorio, con centinaia di lavoratori a rischio oltre a quelli diretti. Per questo ringraziamo l’assessore Massimo Bitonci aver convocato il tavolo regionale sulla vertenza con un focus specifico su questo tema”, ha dichiarato Mori. All’incontro hanno partecipato anche Matteo Bocchese, segretario generale Fisascat Cisl Veneto, e Alessio Lovisotto, segretario generale Fim Cisl Belluno Treviso, a testimonianza della trasversalità del problema che tocca diverse categorie professionali.

Per la Cisl, la priorità assoluta rimane la salvaguardia dell’occupazione e la stabilità produttiva. “Per la Cisl restano fondamentali un piano industriale di lungo periodo e la garanzia occupazionale in tutti i siti di Electrolux”, ha ribadito Mori. Sebbene il recente vertice nazionale abbia segnato alcuni timidi progressi, questi sono stati giudicati “ancora del tutto insufficienti” dal sindacato, che ripone speranze nel prossimo incontro del 21 luglio per ottenere “ulteriori sviluppi positivi” e risposte concrete per il futuro dei lavoratori e delle fabbriche.

La preoccupazione maggiore, tuttavia, si concentra sulle ripercussioni a cascata che la crisi Electrolux sta generando sull’intero tessuto produttivo veneto. Le federazioni di categoria della Cisl hanno evidenziato come numerose PMI locali, specializzate in settori chiave come la gomma-plastica, gli imballaggi e i servizi, stiano già subendo un significativo calo produttivo. Questo è direttamente collegato alla contrazione degli ordini da parte del colosso svedese. “Le nostre federazioni di categoria ci segnalano come varie pmi locali, in particolare della gomma plastica, degli imballaggi e dei servizi, stiano già riscontrando un calo produttivo per la contrazione degli ordini. Per alcune di queste imprese, le commesse del gruppo svedese valgono oltre il 60% del giro d’affari”, ha sottolineato Mori, evidenziando la vulnerabilità di queste realtà economiche.

Di fronte a questo scenario, la Cisl ha sollecitato la Regione a intraprendere azioni concrete. In primis, è stata richiesta una mappatura dettagliata delle aziende fornitrici di Electrolux, per valutare il loro grado di dipendenza dalla multinazionale e identificare le realtà più a rischio. Questa analisi è cruciale per poter pianificare interventi mirati. Inoltre, Mori ha evidenziato la necessità di “potenziare gli strumenti già previsti dai fondi strutturali come FSE+ e FESR sulla formazione continua e sulla ricerca e sviluppo, in particolare riguardo ai nuovi prodotti”. Questi fondi europei, destinati a promuovere l’occupazione, la crescita economica e la coesione sociale, potrebbero essere vitali per aiutare le PMI a diversificare la produzione e a innovare, riducendo la loro dipendenza da un singolo cliente.

La richiesta della Cisl alla Regione non si ferma qui. È stato chiesto all’ente regionale di “farsi parte attiva nei confronti del governo e delle altre istituzioni, anche a livello europeo, per rimodulare la normativa sul cosiddetto CBAM e sui costi dell’energia”. Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, sebbene mirato alla sostenibilità ambientale, può comportare oneri aggiuntivi per le imprese, specialmente in un contesto di elevati costi energetici. Una sua rimodulazione, o quantomeno un’attenta valutazione del suo impatto, è vista come essenziale per non gravare ulteriormente sulla competitività delle aziende venete.

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