ZERO BRANCO (TV). In un affollata arena di Villa Guidini, sabato sera l’ospite è stato Paolo Crepet, il noto psichiatra , con il suo spettacolo “ Il diritto di pensare”, tratto dal suo omonimo saggio edito da Mondadori, regalando al pubblico una profonda riflessione sulla libertà di pensiero, sull’indipendenza interiore e sul coraggio di disobbedire all’omologazione, anche se fin dall’inizio della sua “chiaccherata” si è dimostrato estremamente contrario agli episodi di rifiuto di partecipare al colloquio dall’esame di stato da parte di alcuni studenti maturandi del Veneto, vedendola come una mancata assunzione di responsabilità e come una incapacità di accettare una valutazione anche negativa.
Nel suo consono stile provocatorio ha infatti invitato la platea a riflettere perché tutti la domenica pomeriggio sarebbe stati incollati alla televisione a vedere la finale di Wimbledon : perché Jannick Sinner è un’eccellenza ed in certe occasioni della nostra vita, soprattutto in questioni che riguardano la salute, come anche a lui è successo, è importante avere qualcuno che ha le competenze per poter risolvere questioni dirimenti.
Della sua conversazione con il pubblico ha colpito come lui abbia saputo, attraverso alcune sue esperienze e relazioni personali, portare degli esempi calzanti per esporre il suo pensiero.
Ad esempio parlando dei suoi familiari, come la nonna, estremamente evoluta per quei tempi, che lasciava libertà di movimento al nipote, pur monitorandolo a distanza come un radar, ma responsabilizzandolo con un unica parola “Badati”, cioè stai attento e prenditi cura di te.
Poche parole, ma allo stesso tempo significative, quelle scambiate nelle visite al padre, da adulto:
l’equilibrio dell’amore sta tra “mi rompi” quando sei qui e “mi manchi” quando non ci sei.
Anche il rapporto con il nonno è stato significativo per Crepet. Un uomo che lui ha definito ballista, che ha conosciuto in guerra Tazio Nuvolari, e che ha saputo congedarsi da lui in modo sincero ed affettuoso, lasciandogli come testamento il come aveva vissuto la sua vita.
Ma non ci sono stati solo riferimenti personali; anche la celebrità hanno fatto parte delle sue riflessioni. In particolare ha citato Eric Clapton. Come la sua vita densa di dolore, lo abbia portato a scrivere una delle più belle canzoni, quella dedicata al figlio caduto da un balcone di un grattacielo.
O come i Rolling stones, all’inizio della loro carriera, vedendo un quadro di Rothko, completamente nero, si siano ispirati per un’altra magnifica canzone, Paint it,Black, che cercava nel vedere nel futuro ciò che sarebbe loro aspettato.
Il suo spettacolo termina con lo spegnimento del lume che è appoggiato nel tavolino che sta accanto alla sua poltrona e con una canzone di Mercedes Sosa e Joan Baez, Gracias a la vida, che sta a sottolineare la sua gratitudine per tutte le opportunità che gli ha dato la vita, anche quella di aver incontrato un pubblico così numeroso come in questa serata.
Quindi il Festival di Villa Guidini, a cura della direzione artistica di Paolo Alberto Guidolin, si conferma così come uno dei principali poli culturali dell’estate veneta, capace di un intrattenimento, ma anche di contenuti, come nel caso di questa serata; quindi inclusione e bellezza, con il sostegno del Comune di Zero Branco e dell’Associazione Amici del Parco di Villa Guidini.
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