Le nostre vite sono quotidianamente dominate dalle “digital technologies” un insieme di apparecchi dotati di un’intelligenza artificiale fluida e flessibile che mostrano capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.
È un veloce processo di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo dinamico che permette di interpretare il nostro ambiente, proiettare la nostra realtà, ascoltare le intime conversazioni, mettere in relazione il percepito ed occuparsi principalmente dei nostri bisogni.
La barriera tra uomo e macchina, tra sentimento ed elaborazione sembra sul punto di scomparire, tanto da far emergere nuove emozioni digitalizzate ed istantanee che prima, non solo non erano state qualificate ed identificate, ma nemmeno erano state mai provate.
Una volta era l’Agorà, la piazza in cui chiunque poteva esprimersi, il linguaggio fluiva vibrante e libero, una vera e propria didattica a cielo aperto. Il verbo, visto come elemento principe per la comunicazione tra gli esseri umani, ha ormai perduto la sua centralità, diventando semplicemente una forma di comunicazione tra le molte possibili.
Oggi le piazze sono diventate virtuali, piattaforme tecnologiche che influenzano ciò che proviamo dentro di noi, che cambiamo la percezione ed il significato della realtà con la conseguenza di avere una visione distorta dei nostri veri e sani sentimenti.
Stiamo perdendo di vista il nostro sentire, il contatto con l’esterno, la sensibilità, la capacità di contenere e gestire le emozioni.
Abbiamo accantonato la magia di una poesia, della calligrafia in una lettera, dell’odore di un vecchio libro, di un ritaglio di un giornale stampato, di un diario segreto, di guardare le stelle.
Abbiamo scordato la dedica alla radio, l’imbarazzo di ballare un lento, l’intensità di un abbraccio e l’ebbrezza di un bacio rubato sulla panchina in un prato tagliato di fresco.
Non ci rendiamo ancora conto della profonda regressione antropologica e della desertificazione emotiva prodotta dall’effetto del progresso tecnologico. Quando tutta questa innovazione avrà seppellito anche l’ultimo sussulto di comunicazione e relazione tra le menti, avremo definitivamente perso anche la nostra anima che non avrà più la forza di esprimere la propria bellezza.
Se cadono anche i sogni e i desideri, le nostre facoltà ideative, il piacere di imparare, di dialogare, di essere, solo allora, saremo omologati a diventare cyber robot urbani sempre più interconnessioni, eppur così lontani.
Torniamo a essere umani.
Torniamo a relazionarci con gli uomini a viso aperto, a sentire i veri sentimenti e percepire le sane emozioni solamente sfiorandoci con lo sguardo, torniamo ad essere empatici calandoci nella realtà altrui per meglio comprendere le necessità ed i bisogni di chi abbiamo accanto.
Torniamo in un mondo dove le nostre più potenti connessioni ritorneranno a chiamarsi legami.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

