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Cosa si nasconde dietro il romantico motto Liberté, Égalité, Fraternité?

4 minuti di lettura

“Libertà, Eguaglianza e Fraternità”, sono parole che, nella nostra fantasia, rievocano la tenacia dei primi cittadini europei a lottare, anche a costo della loro stessa vita, per il loro significato. O così, almeno, ci hanno insegnato. Prima gli ideali, e di conseguenza i fatti.

 


Con l’emancipazione ottenuta durante Rivoluzione Francese i cittadini francesi avevano bisogno di un nuovo documento giuridico che contenesse i diritti fondamentali dell’individuo e del cittadino. Fu così, che l’Assemblea Nazionale Costituente discusse il progetto della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen, ispirandosi ai principi illuministi e basato su un testo proposto da La Fayette.

 


Nel testo, legittimato nel 1789,
Liberté viene descritta così: “La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui”. Tanto che anche il motto repubblicano “Vivere liberi o morire” fu molto diffuso; e sotto il governo del Terrore di Robespierre si arrivò ad usare: “Nessuna libertà per i nemici di essa”. Il secondo termine del motto repubblicano, Égalité, significa che la legge è uguale per tutti e le differenze per nascita o condizione sociale sono abolite, e non meno importante ognuno ha il dovere di contribuire alle spese dello Stato in proporzione a quanto possiede. Invece Fraternité, il terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: “Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi”. Cercate di comportavi come fratelli, almeno come ci si aspetterebbe da dei bravi fratelli insomma.

 


Insomma, chiaramente esse risuonano come parole nate dalla rabbia delle ingiustizie nei sobborghi di Parigi, sono suoni che evocano il lusso sfrenato della corte di Versailles, o la fatica nei campi dei  contadini francesi.
Come reagireste, se qualcuno invece avanzasse l’idea che esse sono nate nel fango della palude del Mississippi?

 


Proprio così, le parole che hanno scatenato una delle rivoluzioni più celebre sono nate oltreoceano, nelle paludi del Nord America. La storia inizia così: il diciassettesimo secolo sta finendo e lo sconosciuto, ma promettente, territorio americano viene contestato tra Francia e Inghilterra. La Francia sembra avere tutte le carte per vincere nella contesa: ha un territorio molto più esteso dell’Inghilterra, è più ricca, più popolosa e soprattutto possiede un esercito più numeroso e con più esperienza. Eppure, come sappiamo a posteriori, alla fine sarà l’Inghilterra a vincere la contesa.

 


Nonostante la storia non sia fatta “di se e di ma”, si potrebbe supporre che questa inaspettata sconfitta per la Francia sarebbe difficilmente avvenuta se non fosse stato per
la Bolla del Mississippi: la più devastante crisi europea finanziaria del diciottesimo secolo.

 


Nel 1717 la Compagnia del Mississippi, con sede in Francia, si stava impegnando a colonizzare la vallata del Mississippi, dando vita a ciò che oggi conosciamo come la città di New Orleans. Per finanziare il suo piano ambizioso la Compagnia, la quale aveva molti agganci alla corte di Luigi XV, inizia a vendere azioni nella Borsa di Parigi. Non a caso, John Law, ossia il direttore della compagnia, era anche il governatore della Banca Centrale di FranciaNonostante la bassa vallata del Mississippi fosse a quei tempi niente di più che una desolata zona paludosa le cui uniche attrattive si riducevano a qualche alligatore, la Compagnia del Mississippi non si fece scrupoli a descrivere quelle lande come incredibilmente ricche e piene di promesse ai potenziali investitori, nemmeno fosse stata la Terra di Canaan.

 


Aristocratici francesi, uomini d’affari, borghesi in cerca di aumentare la loro fortuna si lasciarono trasportare devotamente da queste fantasie, e così in pochissimo tempo i prezzi delle azioni aumentarono vertiginosamente. E tuttavia, le fantasie non si fermarono qui. L’euforia era tanta che si diffuse per tutte le strade di Parigi, coinvolgendo tutta la popolazione. I parigini, vedendo nelle azioni del Mississippi la promessa di un’enorme ricchezza facilmente a portata di mano, iniziarono a vendere qualsiasi cosa possedessero, facendosi addirittura prestare ingenti somme di denaro, in modo da potersele comprare.

 

La vicenda, proprio perché costruita su una serie di fantasie – o meglio di bugie – prese una piega tragica: non che pochi giorni più tardi, il panico si diffuse. E come? Gli speculatori, o almeno coloro che avevano già un po’ di familiarità con questo genere di affari, realizzarono che i prezzi, nel frattempo diventati altissimi, erano totalmente insostenibili e assolutamente non realistici. Così, iniziarono a vendere, tutto di un colpo. Con la disponibilità delle azioni sul mercato, i prezzi di conseguenza scesero di colpo. E quando gli altri investitori notarono che i prezzi stavano scendendo, cercarono di tirarsene fuori il prima possibile. Una catastrofe annunciata.

 


Per stabilizzare i prezzi delle azioni, la Banca Centrale, sotto la direzione di John Law, iniziò a comprarle in grande quantità. E quando i soldi finirono, si stampò altro denaro per continuare a comprare. Questa mossa mise l’intero sistema francese in una crisi finanziaria senza precedenti. La Banca Centrale si ritrovò con una moltitudine di azioni senza valore e senza soldi, i grandi speculatori se la cavarono senza troppi danni grazie al loro tempismo,
e i piccoli investitori persero tutto e molti di loro si tolsero la vita.

 

Il sistema reale finanziario francese non si riprese mai più dalla batosta. E questa fu anche la ragione per la quale l’impero coloniale americano francese finì nelle mani della corona britannica, e perché negli Stati Uniti ora si parla inglese, e non francese. Il modo in cui la Compagnia del Mississippi usò la politica per manipolare i prezzi e la frenesia dell’acquisto fece perdere la fiducia ai sudditi francesi nel loro sistema bancario e nelle capacità del re Luigi XV. Il re, totalmente sfiduciato, non fece che aumentare i debiti della corona. Così, quando suo nipote Luigi XVI gli successe, non ci volle molto perché realizzasse che il suo nuovo regno era sull’orlo della bancarotta. Luigi XVI, sebbene riluttante, non poté fare altro che convocare lo Stato Generale con lo scopo di trovare una soluzione alla crisi. La Rivoluzione Francese era iniziata.

 


E dalla frustrazione dei sudditti francesi, verso l’inettitudine della corona a gestire il sistema finanziario, iniziarono a prendere lentamente forma tre parole: Liberté, Égalité, Fraternité!

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