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Cosa resta della rivoluzione

Cosa resta della rivoluzione. Nascere tardi ed essere figlia di attivisti, Angele (Judith Davis) lotta contro un sistema in maniera franca. Determinata e impavida, allo stesso tempo si tiene lontana dalle relazioni amorose. Utopie e residui sessantottini, depressione e politica globale, con tanta fame di rivoluzione sociale.

 

In questa centrifuga rosso carminio si incammina il film, godibilissimo, tratto da uno spettacolo teatrale e rilascia interrogativi che partono dalla possibilità di poter ancora fare qualcosa insieme per migliorare il mondo ma essere impotenti in quanto incapaci di reinventare modelli di impegno politico, sempre con quella sorta di complesso di vivere all’ombra di quel totem ingombrante rappresentato da due numeri un 6 ed un 8 uniti tra di loro.

 

Con tanto disappunto, ma in fondo forse è giusto così.

 

Mauro Lama
Instacult

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