Italian flag
ItaliaL'EditorialeSlide-mainStop violenza di genere

Cosa non funziona in Italia quando una donna denuncia violenza

3 minuti di lettura

Dopo il femminicidio di Tania Terrin non basta chiedersi se le leggi siano abbastanza severe. Bisogna capire cosa succede davvero quando una donna denuncia e avere il coraggio di affrontare anche un altro problema: le accuse false, comprese quelle strumentali nelle controversie economiche e familiari, che rischiano di compromettere la credibilità di chi subisce violenza davvero

ITALIA. Il femminicidio di Tania Terrin obbliga l’Italia a farsi una domanda semplice e terribile: che cosa succede quando una donna denuncia?

Perché una legge può essere severa, ma se il rischio non viene riconosciuto, se le informazioni non circolano, se le istituzioni non collaborano e se una denuncia non viene seguita da una reale valutazione del pericolo, quella legge può non bastare.

Il problema, dunque, non è soltanto scrivere nuove norme. È far funzionare quelle che già esistono.

E in questo percorso i centri antiviolenza dovrebbero avere un ruolo molto più centrale. Sono strutture specializzate che possono aiutare una donna a riconoscere la violenza, valutare il rischio, preparare una denuncia, trovare assistenza legale e affrontare un percorso che raramente è lineare.

Troppo spesso, invece, vengono considerati un servizio collaterale. Non dovrebbe essere così.

Ma c’è un’altra verità che dobbiamo avere il coraggio di dire

Una denuncia non è una sentenza.

Una donna che denuncia deve essere ascoltata, protetta e messa nelle condizioni di raccontare ciò che ha vissuto senza essere giudicata. Ma l’uomo accusato ha diritto alla presunzione di innocenza e ogni responsabilità deve essere accertata attraverso le prove.

Questa distinzione non indebolisce la lotta contro la violenza. La rafforza.

Perché le false accuse esistono. Quando una denuncia viene utilizzata strumentalmente per ottenere un vantaggio economico, influenzare una separazione, una controversia sull’affidamento dei figli o colpire l’altra parte, il danno non riguarda soltanto la persona ingiustamente accusata.

Danneggia anche le donne che subiscono davvero violenza.

È questo l’aspetto che spesso viene rimosso dal dibattito pubblico.

Una falsa accusa può trasformare la parola “violenza” in uno strumento di conflitto. Quando questo accade, la conseguenza è drammatica: la credibilità delle vittime reali viene indebolita.

Per questo bisogna essere inflessibili su entrambi i fronti: protezione immediata per chi è in pericolo e accertamento rigoroso dei fatti.

Il confronto con l’Europa

La direzione indicata dall’Europa è ormai chiara: non basta la repressione penale. La Convenzione di Istanbul e la direttiva europea sulla violenza contro le donne insistono su prevenzione, protezione, servizi specializzati, valutazione individuale del rischio e coordinamento tra forze dell’ordine, magistratura, sanità e servizi sociali.

È questa la vera debolezza italiana: la frammentazione.

Una donna può parlare con un operatore di polizia, con un medico, con un assistente sociale e con un magistrato senza che tutte le informazioni necessarie siano realmente integrate.

E soprattutto può essere lasciata sola proprio nel momento in cui il rischio aumenta.

Al contrario, un sistema efficace deve funzionare come una rete: denuncia, valutazione del rischio, protezione, assistenza legale e monitoraggio devono essere collegati.

Più competenza, meno ideologia

La lotta alla violenza sulle donne è troppo importante per diventare una guerra ideologica tra uomini e donne.

Servono dati, formazione e responsabilità.

Dobbiamo sapere quante denunce vengono presentate, quante vengono archiviate, perché vengono archiviate, quante arrivano a processo e quante si concludono con una condanna. E dobbiamo conoscere anche il numero delle accuse che vengono giudiziariamente riconosciute come false.

Non per mettere sullo stesso piano fenomeni diversi. Ma per conoscere la realtà.

Perché una donna realmente vittima di violenza merita uno Stato che le creda abbastanza da proteggerla.

E un uomo ingiustamente accusato merita uno Stato che non lo condanni prima di una sentenza.

La vera sfida è riuscire a fare entrambe le cose contemporaneamente.

Se l’Italia vuole evitare che altri casi come quello di Tania Terrin diventino tragedie annunciate, deve smettere di misurare la propria efficacia soltanto dal numero delle nuove leggi approvate.

Deve misurarla da una domanda molto più concreta: quando una donna chiede aiuto, lo Stato è davvero capace di capire quanto è in pericolo?

Quando qualcuno accusa un’altra persona di violenza, lo Stato è altrettanto capace di verificare, con la stessa serietà, se quell’accusa è vera?

Una giustizia credibile deve saper proteggere la vittima, perseguire il colpevole e smascherare chi utilizza una falsa accusa come arma.

Solo così la parola “violenza” tornerà ad avere il peso che deve avere.

Solo così le donne che subiscono davvero violenza non pagheranno anche il prezzo di chi quella violenza la strumentalizza.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
AttualitàSlide-mainSportTreviso

Dolomiti Bellunesi a Treviso. Oggi al Tenni sarà una sfida aperta

2 minuti di lettura
Il primo rematch della stagione del Treviso FBC è nel girone d’andata e riguarda la sfida alla Dolomiti Bellunesi, già affrontata in…
AttualitàSlide-mainVeneto

Autonomia del Veneto, nove anni dal referendum: la Regione lancia dieci borse di studio per i giovani

3 minuti di lettura
Dal referendum del 2017 all’approvazione delle intese definitive da parte del Consiglio dei ministri: le tappe del percorso dell’autonomia e l’iniziativa di…
CiboSlide-mainVenezia

A Venezia i cuochi di "Tocia! Cucina e Comunità" entrano nella cucina di Sestante – Osteria di Mare

2 minuti di lettura
Una nuova fase per l’osteria veneziana Sestante: fino al 15 dicembre si trasforma in un’osteria contemporanea dove la qualità della proposta gastronomica…