“Se vuoi coltivare la pace, prenditi cura del creato”. Questa la frase nella quale è riassunto tutto il valore contenuto nel Messaggio di Papa Leone XIV, pronunciato lo scorso venerdì 7 novembre dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in occasione della 30ª Sessione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione Quadro Delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP30) a Belém, in Brasile. Esiste infatti un chiaro legame tra la costruzione della pace e la custodia del creato. “La ricerca della pace da parte degli uomini di buona volontà certamente diventerebbe più agevole se tutti riconoscessero l’indivisibile relazione tra Dio, l’essere umano e l’intera creazione”, lo ricordava Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale della pace del primo gennaio 2010.
Rispetto per il Creato. Da un lato, in questi tempi difficili, l’attenzione e la preoccupazione della comunità internazionale sembrano concentrarsi soprattutto sui conflitti tra le nazioni; dall’altro, cresce la consapevolezza che la pace è minacciata anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la creazione, dal saccheggio delle risorse naturali e dal progressivo deterioramento della qualità della vita a causa dei cambiamenti climatici. Ha aggiunto il Cardinale Parolin proseguendo nella lettura del messaggio di Leone XIV davanti ai rappresentanti degli Stati per la COP30 riuniti a Belém capitale dello Stato del Pará. Questa città si è affermata come il principale centro urbano del Pará e una delle porte di accesso all’Amazzonia.
Al centro la sacralità della vita. A motivo della loro portata globale, tali sfide mettono in pericolo la vita di tutti gli abitanti del pianeta e richiedono, pertanto, una cooperazione internazionale e un multilateralismo coeso e lungimirante che ponga al centro la sacralità della vita, la dignità donata da Dio a ogni essere umano e il bene comune. Purtroppo, constatiamo approcci politici e comportamenti umani che vanno in senso opposto, segnati da egoismo collettivo, disattenzione verso gli altri e miopia. Questa Conferenza dovrebbe diventare un segno di speranza, grazie al rispetto reciproco e all’impegno comune nel cercare un linguaggio condiviso e un consenso, mettendo da parte interessi egoistici e ricordando la responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri e verso le generazioni future. Ha esortato il Papa nel Messaggio.
La crisi ecologica è una questione morale. Già negli anni Novanta, San Giovanni Paolo II sottolineava che la crisi ecologica “è una questione morale” e, in quanto tale, “rivela l’urgente necessità morale di una nuova solidarietà, specialmente nei rapporti tra le nazioni in via di sviluppo e quelle altamente industrializzate. Gli Stati devono condividere sempre più, in modo complementare, la responsabilità della promozione di un ambiente naturale e sociale che sia al tempo stesso pacifico e sano”.
Solidarietà. Tragicamente, coloro che vivono nelle situazioni più vulnerabili sono i primi a subire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, della deforestazione e dell’inquinamento. Prendersi cura del creato diventa così un’espressione di umanità e di solidarietà.
Responsabilità, giustizia, equità. In questa prospettiva, è essenziale trasformare le parole e le riflessioni in scelte e azioni fondate sulla responsabilità, sulla giustizia e sull’equità, per raggiungere una pace duratura attraverso la cura del creato e del prossimo. Inoltre, poiché la crisi climatica riguarda tutti, le azioni correttive dovrebbero coinvolgere governi locali, sindaci e governatori, ricercatori, giovani, imprenditori, organizzazioni religiose e ONG.
L’accordo di Parigi. Dieci anni fa, la comunità internazionale adottò l’Accordo di Parigi, riconoscendo la necessità di una risposta efficace e progressiva alla minaccia urgente del cambiamento climatico. Sfortunatamente, dobbiamo ammettere che il cammino per raggiungere gli obiettivi fissati da quell’Accordo resta lungo e complesso. In questo contesto, Leone XIV esorta gli Stati Parte ad accelerare con coraggio l’attuazione dell’Accordo di Parigi e della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Non è un caso che sempre dieci anni fa, Papa Francesco firmò l’Enciclica Laudato si’, nella quale invocava una conversione ecologica che coinvolgesse tutti, poiché “il clima è un bene comune, appartenente a tutti e destinato a tutti. A livello globale, è un sistema complesso legato a molte delle condizioni essenziali per la vita umana”.
Conversione ecologica. Il Messaggio si è concluso con l’invito rivolto a tutti i partecipanti alla COP30 e a coloro che ne seguono attivamente i lavori a lasciarsi ispirare dal coraggio di abbracciare questa conversione ecologica nei pensieri e nelle azioni, tenendo sempre presente il volto umano della crisi climatica.
Una nuova architettura finanziaria internazionale. Ma anche con l’auspicio che questa conversione ecologica possa ispirare lo sviluppo di una nuova architettura finanziaria internazionale centrata sulla persona umana, che garantisca a tutti i Paesi – in particolare ai più poveri e a quelli più vulnerabili ai disastri climatici – di raggiungere il proprio pieno potenziale e di vedere rispettata la dignità dei propri cittadini. Tale architettura dovrebbe tener conto anche del legame tra debito ecologico e debito estero.
Educazione e formazione. Infine, l’appello alla promozione di sostenere l’educazione all’ecologia integrale che spieghi perché le decisioni prese a livello personale, familiare, comunitario e politico plasmano il nostro futuro comune, aumentando la consapevolezza della crisi climatica e incoraggiando mentalità e stili di vita più rispettosi del creato, della dignità della persona e dell’inviolabilità della vita umana. Qui il pensiero è andato a Benedetto XVI e al suo messaggio per la giornata mondiale della pace del primo gennaio 2010.
La foresta Amazzonica (foto di Dezalb da Pixabay)
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