Per usare un computer o uno smartphone siamo abituati a toccare lo schermo, muovere un mouse o premere dei tasti. Esiste però un altro sistema di interazione che negli ultimi anni è diventato sempre più preciso, il tracciamento dello sguardo. Conosciuto anche come eye tracking, permette a un dispositivo di individuare il punto dello schermo che stiamo osservando e, in alcuni casi, di trasformare questa informazione in un vero e proprio comando.
La tecnologia esiste da tempo, ma la progressiva riduzione delle dimensioni dei sensori e il miglioramento dei software di analisi ne stanno ampliando le possibilità di utilizzo. Oggi trova applicazione nella ricerca, nell’accessibilità, nella progettazione delle interfacce e in alcune esperienze di intrattenimento digitale.
Come fa un dispositivo a seguire lo sguardo
I sistemi di eye tracking utilizzano generalmente piccole telecamere e sorgenti di luce a infrarossi per individuare la posizione degli occhi e seguirne i movimenti. Il software elabora poi queste informazioni e stima quale punto dello schermo viene osservato.
In questo modo è possibile capire quali elementi vengono notati per primi, quanto a lungo vengono osservati e quale percorso segue lo sguardo. Il tracciamento oculare viene utilizzato anche nei test di usabilità, dove può aiutare a individuare pulsanti poco visibili, menu difficili da trovare o informazioni disposte in modo poco chiaro.
Queste analisi diventano particolarmente utili quando un servizio deve organizzare molte funzioni e categorie all’interno dello stesso spazio. Succede nelle piattaforme di streaming, nei marketplace, nei software professionali e anche nelle piattaforme che riuniscono giochi da tavolo, dove la schermata può riunire menu, sezioni e diversi tipi di contenuto. In tutti questi casi, studiare la disposizione degli elementi serve soprattutto a rendere la navigazione più chiara e immediata.
Dall’accessibilità ai videogiochi
Uno degli ambiti più interessanti riguarda l’accessibilità. Per alcune persone con difficoltà motorie, controllare un cursore attraverso lo sguardo può rappresentare un’alternativa a mouse, tastiera o touchscreen. In questi casi la tecnologia non serve soltanto a osservare il comportamento dell’utente, ma diventa uno strumento concreto per interagire con il dispositivo.
Anche i videogiochi stanno sperimentando applicazioni simili. Lo sguardo può essere utilizzato per selezionare oggetti, spostare la visuale o modificare alcuni elementi grafici. Nei sistemi più avanzati può contribuire anche a ottimizzare il rendering, concentrando maggiori risorse grafiche nella zona che l’utente sta effettivamente osservando.
Il principio è interessante anche quando sullo schermo sono presenti molti elementi contemporaneamente. Una roulette online con interfaccia ben organizzata, per esempio, presenta numeri, comandi e informazioni in uno spazio relativamente compatto. Dal punto di vista del design, valutare come vengono distribuiti questi elementi può fornire indicazioni sulla leggibilità e sull’organizzazione complessiva della schermata.
Uno schermo che osserva l’utente
L’evoluzione dell’eye tracking mostra come il rapporto tra persone e dispositivi stia diventando meno dipendente dai comandi tradizionali. Mouse e touchscreen continueranno a essere strumenti fondamentali, ma non rappresentano più le uniche possibilità.
In futuro lo sguardo potrebbe essere utilizzato insieme alla voce, ai gesti e ai sensori di movimento, permettendo ai dispositivi di interpretare più forme di input contemporaneamente. Il risultato potrebbe essere un’interazione più immediata, soprattutto nelle situazioni in cui utilizzare le mani risulta poco pratico.
Il cambiamento più interessante riguarda il modo stesso in cui interagiamo con gli schermi. Con l’eye tracking, lo schermo non serve più soltanto a mostrare informazioni. Il dispositivo può anche capire dove stiamo guardando e usare questo dato per adattare ciò che accade sul display.
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