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Continua la battaglia dell’Ater contro l’illegalità. Recuperati due alloggi in terraferma

Prosegue con successo la battaglia a 360 gradi contro l’illegalità per il contrasto delle occupazioni abusive: ieri a Favaro è stato sgomberato un alloggio con l’esecuzione di un sequestro preventivo, disposto dalla Procura di Venezia.

Prosegue con successo la battaglia a 360 gradi contro l’illegalità per il contrasto delle occupazioni abusive: ieri a Favaro è stato sgomberato un alloggio con l’esecuzione di un sequestro preventivo, disposto dalla Procura di Venezia. La famiglia di stranieri occupanti aveva preso possesso, con effrazione, della casa di proprietà dell’Ater a dicembre scorso. Grazie alla misura del sequestro preventivo, con il supporto della forza pubblica, è stato possibile recuperare l’alloggio e metterlo in sicurezza. Sarà ora destinato a lavori di manutenzione per rientrare nel circuito delle assegnazioni.

 

“Un ringraziamento alla Procura per aver disposto la misura del sequestro preventivo – afferma il presidente dell’Ater Raffaele Speranzon – dimostrando grande sensibilità e attenzione nei confronti dei nostri inquilini esasperati dalle occupazioni abusive che peggiorano la vivibilità e minano il senso di sicurezza nei condomini. Noi lavoriamo per contrastare simili situazioni e il sostegno delle istituzioni e della magistratura determina il successo delle nostre azioni. È quindi un grande segnale positivo, che serviva al nostro territorio per dire finalmente basta alla certezza dell’impunità che alberga tra chi occupa illegalmente le case pubbliche, privando di un diritto e prevaricando i cittadini per bene, quelli a cui spetta una casa e che magari la attendono da tempo. Buttare giù la porta di un’abitazione pubblica significa schiacciare il diritto di chi attende in graduatoria, passargli davanti e prendersi un privilegio illegale”.

 

Tra i problemi che si sono verificati nell’esecuzione degli sfratti o degli sgomberi c’è anche quello degli arresti domiciliari, in quanto la misura cautelare rischia di bloccare i provvedimenti esecutivi.

 

I tre casi più emblematici a Mestre, Chioggia e Marghera

Tre i casi emblematici che l’Azienda territoriale di edilizia residenziale si è trovata a gestire solo nell’ultimo mese:

• a Mestre una famiglia di stranieri, sei persone, di cui quattro minori, avevano occupato un’abitazione Ater con effrazione nel dicembre del 2016. Una famiglia che con atteggiamenti di natura violenta avevano creato uno stato di paura negli inquilini del condominio, da cui sono partite più segnalazioni all’Azienda e alle forze dell’ordine. Dopo quattro vani tentativi di esecuzione dello sgombero, era stato fissato per il 6 giugno scorso il quinto ed ultimo accesso con forza pubblica, ma a maggio l’Ater viene informata che uno dei figli minorenni è stato sottoposto agli arresti domiciliari dal Tribunale dei Minori. Come domicilio per la misura cautelare, la famiglia di stranieri aveva indicato la casa di Mestre che occupava abusivamente.

 

La situazione ha quindi rischiato di bloccare e rimandare nuovamente lo sgombero, ma la tempestiva segnalazione dell’ufficio legale dell’Ater è stata accolta dal Tribunale dei Minori, che ha modificato la misura cautelare per il soggetto. Così, il 6 giugno scorso, lo sgombero è andato a buon fine e l’appartamento è stato liberato e recuperato dall’Ater, che potrà ora inserirlo tra gli alloggi da restaurare e riassegnare ai cittadini.

 

• a Chioggia un soggetto ritenuto pericoloso è finito agli arresti domiciliari. L’uomo vive in una abitazione dell’Ater con la madre anziana.

Ad aprile del 2018 è stato convalidato lo sfratto per morosità, a cui sono seguiti due tentativi di accessi andati a vuoto, il terzo fissato per settembre 2019. La settimana scorsa però, l’Ater ha appreso che il soggetto è stato messo agli arresti domiciliari e ha indicato quale residenza della misura cautelare l’alloggio in cui c’è in corso lo sfratto. L’Azienda, venerdì, ha scritto alle forze di Polizia di Chioggia, segnalando le problematiche collegate alla misura cautelare nell’alloggio. Va inoltre aggiunto che il soggetto è coinvolto in episodi di aggressioni tra condomini, e non si ritiene una buona idea fargli scontare la pena detentiva nello stesso contesto.

 

• a Marghera una famiglia di stranieri che nel 2014 aveva ricevuto lo sfratto per morosità è tornata ad occupare l’alloggio con effrazione a settembre 2018. Uno dei figli della famiglia è finito in carcere, ma dopo un periodo di tempo il Tribunale di Padova ha disposto per il soggetto il rinvio dell’esecuzione della pena, a fine maggio, con rientro nell’abitazione che però risulta occupata abusivamente. L’Ater ha quindi nuovamente segnalato la situazione, ottenendo dal Tribunale la possibilità di eseguire comunque lo sgombero.

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