Quando posso, la domenica a mezzogiorno ascolto il Papa per la benedizione dell’Angelus. Le ragioni di questa abitudine non riguardano soltanto la devozione: c’è anche qualcosa di estetico e affascinante.
Piazza San Pietro è certamente uno dei luoghi più belli al mondo per la sua storia, l’arte e ciò che rappresenta per milioni di persone. È incredibile vedere ogni domenica una piazza affollata da centinaia di migliaia di fedeli giunti da ogni parte del pianeta. Sono emozionati e felici nel veder comparire, da quella finestra alta e prossima al cielo, la figura del Pontefice, l’erede di Pietro. Ed è lì in persona, come avviene da secoli, puntuale ogni domenica a mezzogiorno.
Oggi il Papa ha detto: «Non sempre il bene che offriamo è compreso». È una frase profonda, capace di spiegare molto a chi si dà da fare per gli altri e non riceve in cambio gratitudine, ma si ritrova inspiegabilmente oggetto di odio, ludibrio e indifferenza. Penso che persino il destino più ingiusto, subito per aver cercato di aiutare il prossimo, conservi una dignità superiore rispetto al puro caso o alla malattia.
Chi offende, spesso lo fa per provocare una reazione, per sentirsi a sua volta ferito e dunque “alla pari”. Offende per giustificare il proprio vittimismo o per innescare una guerra senza fine; una spirale da cui trae appagamento solo quando vede l’altro piegato, umiliato, distrutto. È un male strisciante da cui è difficile sottrarsi. Ma se all’offesa non reagiamo con la stessa moneta, siamo noi a vincere: l’altro non potrà mai considerarsi davvero nostro pari. Certo, si vanterà di averci intimorito, si sentirà potente e temuto, ma avrà perso senza nemmeno esserne consapevole.
«Chi s’accontenta gode», recita il proverbio. Ma non è così. Essere contenti non significa essere felici. La contentezza può bastare a farci superare una giornata difficile, ma non è la felicità. Quest’ultima la troviamo solo quando sperimentiamo una grande emozione improvvisa, una meraviglia imprevista che ci illumina — la stessa che provano i bambini alla vista di un giocattolo desiderato.
Essere contenti significa prendere atto di una realtà favorevole; essere felici significa intuire qualcosa di effimero e supremo, capace di avvicinarci alla verità del mondo e degli altri. Ed è proprio questo che esprime la gente che affolla Piazza San Pietro ogni domenica: la pura e vera felicità, capace di illuminare, anche solo per un istante, la semplice e ordinaria quotidianità.
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