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Come procede

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Quando il vento è contrario. Per una strana e imprevedibile concatenazione di eventi, la tempesta perfetta: non c’è soluzione. Se ti volti, vieni sospinto indietro, e avanti non puoi andare. Ma anche per la tempesta perfetta c’è una fine. Il ciclone passa e lascia macerie, che vengono smaltite, e si pensa alla ricostruzione.

Anche le notizie più tragiche durano un tempo limitato. Ciò che esce sulla stampa e in televisione non è mai duraturo, anche se la facilitazione nella comunicazione e nella trasmissione delle notizie porta a essere ripetitivi. Sullo stesso evento si può discutere, più o meno utilmente, per qualche tempo. E anche questo tempo lascia il passo a un nuovo evento, che fa dimenticare quello precedente.

In breve, il vento contrario che è scatenato da fattori coincidenti, non sempre legati all’evento in sé, ma piuttosto a chi può trarre qualche vantaggio — anche solo di curiosità — dall’evento stesso, riguarda le singole persone che sono toccate direttamente e indirettamente.

Sappiamo che il trauma può colpire con gravità anche patologica persone che non hanno vissuto l’evento stesso, ma soltanto ne hanno sentito parlare. Chi si trova nell’“occhio del ciclone” può essere più fortunato di chi ne subisce gli effetti collaterali.

Entrare nel trauma, riviverlo come se stesse accadendo adesso, può aiutare a superarlo. È ciò che avviene quando si cerca di richiamare alla memoria lo stato emotivo che ha accompagnato l’evento traumatico. Infatti, nella rimozione del trauma si nascondono solo alcune componenti del trauma stesso: soprattutto si cela la memoria emotiva. Questa deve essere risvegliata e sedata.

Dato che, quando il vento è contrario, la nostra emotività viene annullata, rifiutiamo la lotta e ci abbandoniamo al vento contrario senza resistere. Quando il vento è contrario, quindi, rintanarsi in posizione fetale — quella che dà maggiore sicurezza — e aspettare che passi la bufera. E poi ricominciare.

Cosa è che fa cambiare l’ordine delle cose? I fatti o le persone?

L’antichità greco-latina considerava il fato come qualcosa di non prevedibile, di non perscrutabile, ma soprattutto incerto e senza un fine. La provvidenza cristiana ha promesso il fine, e quindi la speranza fiduciosa. Ma né il fato né la provvidenza ci restituiscono un perché di senso nella nostra vita, che è la vita di ogni individuo nel tempo che gli è dato.

Né la trama indecifrabile del fato né la provvidenza rendono ragione all’individuo del mistero degli eventi. Il fragile e ingrato Giobbe supera con la disperazione la tempesta che lo travolge. Dispera: non prega, non sogna, non rinvia, non accetta quello che è, perché è troppo e ingiusto.

Ci sono momenti nella vita di ognuno in cui sembra di essere vicini ad afferrare quella felicità, quella gioia che vorremmo per noi. Un piccolo passo avanti, forse un “non ti arrendere, ce la fai”.

Sono le persone che incontriamo il nostro primo e ultimo destino. Le persone a cui affidiamo ciò che lasciamo: le nude parole di sintesi per lasciare una traccia del nostro passaggio.

Tolstoj invocò la luce, Augusto la fine della commedia. In entrambi i casi, la fede e il destino restano un’incognita, per cui fingiamo di non preoccuparci, di non avere paura.

Il vento non è un muro: è soltanto aria. Quando la tempesta passerà sarà importante esserci ancora, per ricominciare.

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