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Come la gamification è entrata nella vita di tutti i giorni

Livelli, obiettivi, narrazione. Il gioco è intorno a noi, non solo sul pc o sullo smartphone, ma anche sul posto di lavoro   Jesse Schell è seduto sulla sua poltrona, sul palco del D.I.C.E. Summit, a Las

Livelli, obiettivi, narrazione. Il gioco è intorno a noi, non solo sul pc o sullo smartphone, ma anche sul posto di lavoro

 

Jesse Schell è seduto sulla sua poltrona, sul palco del D.I.C.E. Summit, a Las Vegas. Sta parlando in qualità di esperto di game design e sta spiegando di come i giochi stiano entrando sempre di più nella vita reale. È il febbraio 2010, nel giro di qualche anno quelle sue parole faranno scuola. Jesse Schell infatti sta parlando di una cosa ben precisa senza però citarla, neanche una volta: sta parlando di gamification, un termine che in italiano potremmo tradurre con ludicizzazione. Cosa vuol dire? Si tratta di un termine che consente di ricreare nella vita reale alcune dinamiche tipiche dei videogame: missioni, premi, livelli, riconoscimenti.

 

Un concetto ibrido e innovativo, un fenomeno che in pochi anni si sta diffondendo sempre di più e che oggi è un trend universale. Le grandi aziende mondiali, che hanno almeno una volta utilizzato la gamification nelle proprietà attività di business, sono oltre il 70% e tra 2010 e 2018 il giro di affari, in questo senso, è passato da 0 a 5.5 miliardi di dollari.

 

In origine furono le slot machine a sfruttare queste dinamiche. Tra i primi marchi in Italia a portare la gamification, come scrive Gaming Report, c’è senza dubbio Star Casinò, che prima degli altri ha capito come videogame e slot abbiano alcune skills in comune. Innanzitutto le visual and audio rewards, ovvero le congratulazioni visive e auditive che scattano al termine di ogni livello raggiunto. Questi effetti, apparentemente innocui e inutili, riescono invece a stimolare i recettori del piacere del cervello, facendo crescere la soddisfazione del giocatore e spingendolo al prossimo obiettivo. Altro meccanismo tipico della gamification applicata ai giochi è quello del near miss, ovvero le scuse, le illusioni che si creano istintivamente nella nostra testa per convincerci che, al prossimo tentativo, riusciremo a superare il livello.

 

Ma la gamification è applicabile anche in altri settori, come in quello della formazione manageriale, che si fa sempre più sofisticata e deve rispondere anche a metodologie di apprendimento valide. Come? Soprattutto attraverso due strade. La prima è quella dell’aderenza tra esperienza e realtà nelle metodologie interattive. Qui l’indicatore più efficace è lo stato di flusso, ovvero il flow, che vive chi partecipa all’esperienza, con il ritmo, la pressione e l’impatto delle scelte che diventano elementi fondamentali per creare immersione. Accanto a questa strada, c’è quella della narrazione, di quello storytelling che diventa anche il modo migliore per sperimentare decisioni e comportamenti che richiedono una assunzione di responsabilità e capacità di leggere la situazione.

 

Dai videogame fino alle decisioni manageriali, passando per le slot e tanto altro. Perché la vita, in fondo, va presa come un gioco. Un gioco serio.

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