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Colpito l’ufficio di Benyamin Netanyahu: il premier israeliano è vivo. Israele entra in Libano, attacco all’ambasciata Usa a Riad

L’ufficio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è stato colpito durante una nuova ondata di attacchi che ha investito Israele nel quadro dell’escalation regionale in Medio Oriente. Secondo fonti governative israeliane, il premier non è rimasto ferito ed è vivo: al momento dell’impatto si trovava in un’area protetta e successivamente è stato trasferito in un luogo sicuro

ISRAELE. L’attacco, attribuito a droni lanciati nell’ambito delle operazioni di risposta alle offensive israeliane, avrebbe causato danni strutturali limitati all’edificio senza provocare vittime tra il personale. Le autorità parlano di un tentativo simbolico di colpire la leadership politica israeliana mentre il conflitto entra in una fase sempre più diretta.

Poche ore dopo, l’esercito israeliano (Idf) ha confermato l’ingresso di truppe di terra nel Libano meridionale. L’operazione, autorizzata dallo stesso Netanyahu insieme al ministro della Difesa Israel Katz, mira — secondo Tel Aviv — a impedire attacchi diretti contro le comunità israeliane del nord e a neutralizzare le postazioni di Hezbollah lungo il confine.

Le forze israeliane avrebbero già preso il controllo di alcune posizioni strategiche, mentre continuano bombardamenti mirati nelle periferie meridionali di Beirut, considerate roccaforti del movimento sciita filo-iraniano.

Netanyahu: “Ora o mai più contro il nucleare iraniano”

Il premier israeliano ha ribadito che l’offensiva contro l’Iran nasce dalla convinzione che Teheran stesse costruendo nuovi siti nucleari sotterranei destinati a diventare presto inattaccabili. “Se non si interviene ora, non si potrà intervenire in futuro”, ha dichiarato, definendo il regime iraniano “irriformabile”.

Israele sostiene di aver colpito infrastrutture militari, sistemi di difesa aerea e lanciatori di missili balistici iraniani in raid simultanei condotti anche su Beirut.

Hezbollah ha rivendicato attacchi con droni e razzi contro tre basi militari israeliane, tra cui la base aerea di Ramat David e installazioni nel nord del Paese e sulle alture del Golan. Il gruppo afferma di agire in risposta ai bombardamenti israeliani su città e villaggi libanesi.

Sirene d’allarme sono risuonate più volte nel nord di Israele dopo l’intercettazione di droni provenienti dal Libano.

Colpita l’ambasciata Usa a Riad

La crisi ha assunto una dimensione internazionale dopo l’attacco con due droni contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Riad, in Arabia Saudita, che ha provocato un incendio limitato e danni materiali. Washington ha confermato vittime tra i militari americani coinvolti nelle operazioni regionali.

Il presidente Donald Trump ha annunciato una risposta: “Risponderemo all’attacco, siamo pieni di munizioni”, dichiarando che gli Stati Uniti sono pronti a reagire pur senza confermare, per ora, un intervento terrestre su larga scala.

Golfo ed Europa in allerta

Gli Stati Uniti hanno disposto l’evacuazione del personale non essenziale da Bahrein, Giordania e Iraq e la chiusura temporanea dell’ambasciata americana in Kuwait. Segnalati anche attacchi con droni contro infrastrutture strategiche nella regione del Golfo.

Le monarchie sunnite valutano possibili reazioni coordinate mentre anche l’Europa rafforza le misure di sicurezza per basi militari e sedi diplomatiche, temendo un allargamento del conflitto.

Con l’attacco all’ufficio del premier israeliano e l’apertura del fronte terrestre in Libano, il conflitto entra in una fase nuova e più pericolosa. Gli scontri non riguardano più solo operazioni mirate ma delineano uno scenario di guerra su più fronti, con il coinvolgimento diretto delle principali potenze regionali e internazionali.

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