Cinema, Cultura e Convivialità
Mart Studio, di Roberta Temporin con il patrocinio di Fondazione Benetton Studi Ricerche, e in collaborazione con Legambiente, ha presentato un evento culturale dedicato alla valorizzazione del territorio attraverso il cinema, la musica e il dialogo.
Il 16 Luglio, il giardino di Villa Tiretta Agostini, a Giavera del Montello, dimora storica privata, ha aperto eccezionalmente i cancelli al pubblico, diventando luogo di un’esperienza immersiva ispirata al film Le città di pianura di Francesco Sossai.
Villa Tiretta Agostini, a Giavera del Montello, è una dimora pre-palladiana di raro valore architettonico nel panorama veneto. Location di alcune scene di Le città di pianura, il suo giardino è stato eccezionalmente aperto al pubblico per questa serata, un’occasione rara per visitare uno spazio che conserva intatto il rapporto tra architettura, natura e paesaggio della Marca trevigiana.
Rivolto ai cittadini, agli appassionati di cinema e cultura e a tutti coloro che desiderano riscoprire il paesaggio veneto con uno sguardo nuovo, l’evento ha proposto un programma ideato attorno alla pellicola Le città di pianura di Francesco Sossai. La serata è iniziata un concerto dal vivo di Krano e Wasted Pido, compositori e autori della colonna sonora.

Wasted pido, pseudonimo di Enrico Stocco, è un musicista il cui sound si focalizza sul rock ‘n’ roll grezzo, country blues Lo-Fi, a volte arricchito dall’uso di drum machine dal gusto essenziale, ma soprattutto in quello che lui definisce il “buon vecchio stile“ one-man band. Dal 2005 ha tenuto centinaia di concerti in Europa, negli Stati Uniti, in Asia e in Sudamerica, viaggiando nel mondo underground insieme a molti altri one-man-band. Nel 2024 viene invitato da Francesco Sossai a comparire in un cammeo nel film mentre suona uno dei suoi pezzi.
Krano, pseudonimo di Marco Spigariol, è cantautore e compositore. La sua musica è stata definita dalla critica una sintesi di folk, country blues e psichedelia. Dal 2012 con il progetto Krano ha iniziato a sviluppare una produzione musicale con testi in dialetto trevigiano. Nel maggio del 2026 ha ricevuto il David di Donatello per la migliore canzone originale grazie al brano Ti, contenuto nella colonna sonora di Le Città di pianura, e una candidatura come miglior compositore.

Oltre alla proiezione del film è stato organizzato un incontro con il regista e gli ospiti della serata. Tra questi, I proprietari della villa, studiosi del paesaggio e architetti, che hanno contribuito ad approfondire i temi del rapporto tra territorio, memoria e rappresentazione. Gli ospiti del talk erano Francesco Sossai, Luigi Latini, Andrea Malachini, Francesco Agostini e Fabio Tullio.
Francesco Sossai è il regista, sceneggiatore e autore di Le città di pianura (2025). Dopo la laurea in Lingue e Letterature Moderne all’Università La Sapienza di Roma, viene ammesso al corso di regia della Deutsche Film-und Fernsehakademie Berlin di Berlino, dove segue corsi con registi come Béla Tarr, Apichatpong Weerasethakul e Pedro Costa. Nel 2026 Sossai ha ricevuto il David di Donatello per la migliore sceneggiatura originale, per la miglior regia e per il miglior film per Le città di pianura. La pellicola sta ottenendo un’importante risonanza mediatica internazionale, dal Festival di Cannes alla Mostra del Cinema di Venezia, ed è tuttora protagonista in numerose sale cinematografiche, festival e rassegne. Il suo sguardo sul paesaggio veneto – la pianura, i suoi abitanti, i luoghi che cambiano e quelli che resistono – è il punto focale di tutta la serata.
Luigi Latini, architetto e paesaggista, è docente di Architettura del Paesaggio presso l’Università Iuav di Venezia e direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche, dove guida le attività di ricerca dedicate al paesaggio e alla cultura del giardino. Svolge attività di ricerca, insegnamento e coordinamento di workshop e convegni internazionali, affiancando una lunga esperienza nella progettazione e pianificazione paesaggistica. È socio fondatore dell’Associazione Pietro Porcinai e autore e curatore di numerose pubblicazioni dedicate ai temi del giardino e del paesaggio.

Andrea Malacchini è architetto la cui attività professionale e di ricerca spazia dalla progettazione architettonica alla conservazione e restauro del patrimonio storico e culturale. Si è occupato di riqualificazione urbana nei centri storici, del restauro delle ville venete e dei giardini storici. L’attenzione per il territorio in cui vive lo ha portato a condurre ricerche sul paesaggio, sullo sviluppo della mobilità lenta e del turismo responsabile, collaborando con enti pubblici, privati e associazioni.
Francesco Agostini è nato e cresciuto a Padova. Laureato in Scienze Politiche, ha maturato una significativa esperienza come consulente aziendale nell’ambito della certificazione ambientale e dei sistemi di gestione per la qualità. Dai primi anni Duemila è imprenditore agricolo e si occupa della gestione del compendio di Villa Tiretta Agostini, coniugando la valorizzazione del patrimonio storico e del territorio con l’attività agricola.
Fabio Tullio, attivista ed educatore sociale, è impegnato sui temi della giustizia sociale e ambientale, promuovendo la partecipazione delle comunità nella tutela del territorio e nell’adattamento alla crisi climatica. Presidente di Legambiente Treviso, collabora con diverse realtà nazionali su progetti dedicati alla salvaguardia dell’ambiente montano e dei ghiacciai. Ha maturato esperienze anche in ambito umanitario e affianca all’impegno civile una forte attenzione al ruolo dell’arte e della cultura come strumenti di inclusione sociale.
Durante il talk sono stati evidenziati alcuni aspetti relativi al paesaggio veneto. Innanzi tutto si è sottolineato che la location dell’evento, una delle scene del film, ha rischiato come quella citata nel film di venire lambita dalla Pedemontana, ma qui c’è stata una mobilitazione che ha permesso che questo non avvenisse. A questo punto è stato chiamato in causa il regista, che ha detto come ha voluto sottolineare nel suo film che il nostro territorio è devastato da questi progetti di connessione che tra bretelle e corridoi che sventrano la nostra terra e le tolgono la sua identità.

Il proprietario della villa ha sottolineato come tutto questo sia nato dalla legge obiettivo del 2002 che prevedeva corridoi e infrastrutture di collegamento, tra cui la famigerata TAV. Fortunatamente questo scempio è stato in parte arginato dalla convenzione europea del paesaggio, che è stato anche il la per la Fondazione Benetton, come ha sottolineato il Dott. Latini, per iniziare quel percorso sui luoghi di valore, che ha reso più consapevoli i cittadini, prima attraverso dei semplici questionari, che hanno portato ad una enormità di segnalazioni in 7 anni. E questo ha creato una sorta di esperienza collettiva del paesaggio.
Una delle mission della Fondazione Benetton, che quest’anno compirà 40 anni di vita. Il Dott. Latini ha voluto anche evidenziare come la figura dello studente nel film ha rappresentato né una forma di attivismo o il classico intellettuale, ma una persona in formazione che coglie le ferite del territorio e le sa comparare con la lezione di estetica che dà la Tomba Brion.
A questo punto è rintervenuto Sossai, sottolineando come la nostra cultura sia assediata dall’idea del turismo, che ha trasformato i luoghi in qualcosa di assurdo per venderli. Fabio Tullio ha detto invece che dopo essersi resi conto di questo assedio è necessario capire come affrontarlo. Ad esempio ritrovando le relazioni nei luoghi, come ad esempio nelle osterie. Il proprietario della villa ha aggiunto che un modo è anche quello di rispettare le tradizioni, come la Sagra del Rosario, che si svolge all’interno della stessa villa.
Ritornando al film, il moderatore, Andrea Malachini, ha richiamato in causa il regista, chiedendoli come la letteratura, con Parise, Zanzotto, Rigoni, Meneghello, Vitaliano Trevisan, lo abbiano influenzato nella sceneggiatura del suo film.
Lui allora ha confessato di essersi ispirato ai film della commedia italiana, ed in particolare ad Amici Miei, ma che la sua è stata anche una presa di coscienza che le parole dette e scritte da questi grandi erano come un testamento, tanto che durante tutto il momento creativo del film e la sua realizzazione si è portato con sé una frase di Zanzotto da Conglomerati: “Tutto lo sconoscimento che fu fatto degli ambiti paesi, strumenti per supportare elementi di vita.”
Un’altra regola che si è dato nell’intessere la trama del film, è stata quella di parlare di cose gravi in modo leggero, in una sorta di odissea psichica, in cui le radici hanno quasi un significato perduto, che ha come risultanza l’impossibilità di sentirci legati ai nostri luoghi, vivendo in un cantiere a cielo aperto.
Sempre Francesco Sossai ha evidenziato come una certa parte politica abbia usato delle parole come terra e identità in modo strumentale e che gli abbiano dato così una connotazione negativa. Per lui invece la terra è sempre quella che era tra le mani di sua madre.
E’ seguita poi la proiezione del film, che è stato una scoperta, per chi non l’aveva ancora visto, e una illuminazione per chi lo aveva già fatto, alla luce delle parole del talk.
La serata è stata accompagnata da un’area conviviale che riporta alla realtà di alcuni locali che vengono rappresentati nella pellicola, quali la Osteria da Mery e il Bacareto da Lele, che hanno serviranno cibi e bevande ispirati alle scene del film, come la mitica polenta e lumache della Mery.
Una serata più che riuscita, in ambiente splendido, con molti elementi stimolanti per lo spirito e per il corpo. Si è in fatto ritrovato in questo luogo la dimensione umana che spesso perdiamo di stare tra la natura, in compagnia e di fuire di Bellezza in tutte le sue forme: musica, parole, cinema e arte.
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