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Cislago, il CNDDU: “La scuola al centro per prevenire il disagio giovanile”

Cislago

Dopo l’episodio di violenza in un fast food, il Coordinamento Docenti di Diritti Umani richiama famiglie, istituzioni e comunità a un’azione educativa condivisa per trasformare il conflitto in crescita e cittadinanza attiva

CISLAGO (VA) – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime viva preoccupazione per quanto accaduto a Cislago, in provincia di Varese, nei primi giorni di settembre 2025, quando un gruppo di adolescenti ha trasformato il contesto di un fast food in un luogo di disordine e conflitto, dando vita a comportamenti che hanno generato disagio e minacce e che non possono essere interpretati come episodi marginali o semplici gesti di maleducazione, ma piuttosto come segnali di un malessere più profondo che attraversa le dinamiche educative e sociali della nostra epoca; la sociologia dell’educazione ci ricorda infatti come i giovani costruiscano la propria identità attraverso le agenzie di socializzazione primaria e secondaria, ovvero famiglia, scuola e comunità, e come la crisi o l’indebolimento di queste agenzie porti spesso gli adolescenti a ricercare riconoscimento, appartenenza e visibilità in luoghi non predisposti a svolgere una funzione formativa, trasformando spazi pubblici della quotidianità in palcoscenici di trasgressione e protesta.

In tale contesto la scuola non può restare spettatrice, ma deve riappropriarsi del suo ruolo di laboratorio sociale e di cittadinanza, capace di fornire agli studenti non solo competenze disciplinari ma anche strumenti di regolazione emotiva, capacità relazionali e senso di responsabilità, affinché il bisogno di affermazione non trovi espressione nella violenza o nella sopraffazione bensì nel dialogo e nella partecipazione; parallelamente le famiglie, spesso disorientate o inconsapevoli rispetto alla portata di certi comportamenti, necessitano di essere coinvolte in un processo di corresponsabilità educativa che restituisca valore al patto generazionale e rafforzi la rete di sostegno attorno ai ragazzi, mentre le istituzioni locali sono chiamate a offrire opportunità di aggregazione e spazi di incontro alternativi che possano intercettare i giovani prima che la frustrazione si traduca in comportamenti devianti.

Esperienze maturate in diversi territori italiani negli ultimi anni, dal 2022 in avanti, mostrano come l’attivazione di progetti di educativa di strada, la valorizzazione del doposcuola e delle attività culturali, sportive e artistiche e la creazione di contesti relazionali accoglienti rappresentino strumenti efficaci per prevenire il rischio di derive collettive simili a quelle osservate nelle cosiddette baby gang, le quali nascono proprio laddove i vuoti educativi si sommano a un desiderio di riconoscimento che non trova canali legittimi per esprimersi; in questa prospettiva è fondamentale che la scuola diventi il centro di una rete sociale estesa, capace di integrare famiglie, amministrazioni locali, associazioni e forze dell’ordine in un disegno educativo condiviso che non sia ridotto alla logica della punizione, ma che sappia trasformare il conflitto in occasione di crescita, responsabilizzazione e consapevolezza civica.

Se la comunità nel suo insieme riuscirà a leggere episodi come quello di Cislago, emerso con forza sui media il 4 settembre 2025, non come mero problema di ordine pubblico ma come richiamo a una responsabilità comune, allora sarà possibile restituire senso e forza al percorso educativo dei nostri adolescenti, che non devono essere percepiti come una minaccia bensì come risorsa da accompagnare, orientare e valorizzare, affinché non siano più protagonisti di cronaca negativa ma cittadini attivi, consapevoli e rispettosi della dignità propria e altrui.

Occorre inoltre considerare che il fenomeno delle cosiddette baby gang, cresciuto progressivamente in Italia negli ultimi cinque anni e già segnalato da diverse ricerche nel 2024 e nel 2025, si nutre della fragilità delle reti sociali e della perdita di autorevolezza delle istituzioni educative tradizionali, e che pertanto l’intervento non può ridursi a un’azione emergenziale ma deve assumere i tratti di un progetto continuativo e sistemico che accompagni i giovani nel loro percorso di crescita. La scuola, in questa prospettiva, diventa il nodo centrale di una trama che collega il sapere con la vita concreta, restituendo agli studenti il senso della cittadinanza e della convivenza civile, mentre la comunità intera è chiamata a riconoscere nella sfida educativa una priorità assoluta per il futuro collettivo.

Il CNDDU rivolge dunque un appello fortissimo alla società civile tutta, in questo settembre 2025 segnato da episodi che devono essere letti come un campanello d’allarme, affinché riconosca nella scuola non solo un luogo di trasmissione del sapere, ma il presidio fondamentale della prevenzione, l’argine più solido contro il dilagare del disagio e la prima vera palestra di cittadinanza; se la società sceglierà di investire con convinzione nelle istituzioni scolastiche, potenziandone le risorse, valorizzando il lavoro dei docenti e riconoscendo il valore insostituibile dell’educazione, allora sarà possibile non solo arginare fenomeni come quelli osservati a Cislago, ma soprattutto costruire una comunità capace di crescere insieme ai suoi giovani, di sostenerli nei loro percorsi, di aiutarli a trasformare l’energia della ribellione in progettualità, creatività e partecipazione democratica, restituendo alla scuola la centralità che le spetta come cuore pulsante della prevenzione educativa e della coesione sociale.

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