Dall’occupazione turca di Cipro Nord alle base sovrane inglesi nell’isola
CIPRO – Per la geografia, Cipro è solo una grande isola del Mediterraneo orientale , ma in realtà fin dall’antichità la sua posizione strategica e le sue risorse naturali, l’hanno resa protagonista della storia in varie epoche. Infatti ha una ricca storia che parte dalla preistoria, passa dal dominio romano sull’isola e dalle lotte tra Venezia e Impero Romano per aggiudicarsi il potere sull’isola, alla spartizione dell’isola tra greco ciprioti e turco ciprioti.
Non per caso è un luogo ricca di testimonianze storiche di varie epoche.
Basti pensare alla villa di Dioniso a Famagosta, con grandi pavimentazione integre di mosaici romani, con soggetti mitologici e di caccia ad animali esotici, o l’area archeologica di Kurion, con il suo splendido anfiteatro con vista sul mare e l’area dei mosaici della casa di Eustolio, con le iscrizioni che accertano che quella è la dimora di un vero cristiano.
Per non parlare delle chiese medievali dei monti Trodos, patrimonio dell’UNESCO.
Si tratta di 10 edifici (nove chiese ed un monastero) costruiti in epoca bizantina, tra l’XI e il XVI secolo, e disseminati nella catena montuosa sopra citata, che occupa gran parte della superficie dell’isola. Fra le vette delle montagne, vennero erette nel corso dei secoli alcune chiese e monasteri, quasi tutti decorati con affreschi che ben rappresentano l’evoluzione pittorica nella cultura di Cipro.
Ma Cipro è anche altro, perché la sua situazione geopolitica è estremamente fragile, con una capitale , Nicosia, divisa in due, con un check point di berliniana memoria, che va attraversato più volte al giorno con il documento alla mano. Non solo ma le stesse guide turistiche greco-cipriote devono avvalersi di una guida turco cipriota, assoldata dal governo turco, quando si visitano i siti di Cipro nord, perché questa deve controllare che versione ci da la guida greco- cipriota dell’invasione turca.
Questa situazione risale al 1959 , quando la Turchia, sulla base dei trattati firmati a Zurigo nel 1959, interpretati unilateralmente, sbarcò con l’esercito sull’isola (Operazione Attila), occupando militarmente una grande porzione d’isola, più tardi autoproclamatasi indipendente come Repubblica Turca di Cipro del Nord e ad oggi riconosciuta solamente dalla Turchia.
Il primo atto del neonato pseudo-stato di Cipro del Nord fu quello di espellere i greco-ciprioti, che costituivano l’80% della popolazione, dai confini dei territori occupati, e nel frattempo un imponente flusso di turco-ciprioti si ebbe da sud a nord ed un’importante colonizzazione di turchi in provenienza dall’Anatolia, che ha profondamente modificato la demografia dell’isola.
Le Nazioni Unite inviarono quanto prima i caschi blu, creando una “zona cuscinetto” tra le truppe turche d’occupazione e i ciprioti-greci, forza d’interposizione che è tuttora presente sull’isola. Ripetute risoluzioni delle Nazioni Unite hanno condannato l’invasione e domandato senza successo alla Turchia di ritirare le sue truppe dall’isola.
Nonostante i tentativi di negoziazione, le due parti non trovarono mai un accordo per formare un unico Stato e da quel momento la Repubblica di Cipro (i greco-ciprioti) è l’unica autorità riconosciuta dalle Nazioni Unite, mentre la Repubblica Turca di Cipro del nord (i turco-ciprioti) resta senza riconoscimento ufficiale. Nicosia , città attraverso cui passa il confine (“linea verde”) è capitale di entrambi gli stati.


Ma questa invasione ha creato anche delle situazioni surreali: ad esempio la città-fantasma di Famagosta.
Di che cosa si tratta? In questa località di mare, tra l’altro con dell’acqua turchina meravigliosa, ci sono una serie di edifici vuoti a causa della guerra e dei combattimenti che ci sono stati in quel luogo, che ricordano le immagini della guerra della ex -Yugoslavia. Qui la popolazione greco-cipriota, pur rimanendo proprietaria di quegli edifici, non ha potuto ritornare nelle sue case, decretate di loro proprietà dall’allora segretario dell’ONU, Kofi Annan, perché questo è a tutti gli effetti territorio turco.
Quindi oltre il danno, la beffa, perché questa dal 2003 è diventata una zona di turismo di guerra, come succede oggi sulle alture di Israele che permettono di vedere in lontananza la devastazione di Gaza, dove i turisti girano a piedi o in bicicletta per vedere la devastazione che ha provocato la guerra. Ma al colmo è che, arrivati al mare, vi è un vero e proprio stabilimento balneare: un orrore che la gente si diverta in luoghi di sofferenza passata e odierna di altre persone.
Ma la situazione assurda in cui si trova Cipro, non finisce qui, perché c’è un altro confine da valicare con documento alla mano: quello inglese.
Tutto nasce dal fatto che nel 1869 fu inaugurato il Canale di Suez. Per questo motivo, il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda mostrò un crescente interesse per l’isola cipriota, che improvvisamente si trovò in una posizione strategica per il controllo del canale.
In cambio del controllo di Cipro, gli inglesi garantirono l’alleanza militare all’Impero Ottomano nella guerra contro la Russia. Questo accordo fu formalizzato nella Convenzione di Cipro.
Cipro fu annessa quindi all’Impero Britannico nel 1913 e divenne ufficialmente colonia della Corona Britannica nel 1925, in seguito alla dissoluzione finale dell’Impero Ottomano.

Ma i greco-ciprioti fondarono il movimento Enois (Unione), che puntava all’unione con la Grecia.
Così Cipro ottenne l‘indipendenza dal Regno Unito il 16 agosto 1960 a seguito dei trattati di Zurigo del 1959, con Regno Unito, Grecia e Turchia come potenze tutelari.
Come parte dell’accordo d’indipendenza, il Regno Unito mantenne il possesso delle due basi militari di Akrotiri e Dhekelia come suoi territori d’oltremare; ciò significa che non sono come le basi NATO in Italia, dove i contingenti sono ospitati sul territorio italiano, ma sono territori sovrani, ossia a tutti gli effetti quello è suolo britannico. Tra l’altro nelle zone più belle dell’isola, oltre che importanti dal punto di vista strategico.
E’ vero che fin dal dominio veneziano, come è stato evidenziato anche nella contestualizzazione storica della mostra “L’Oro dipinto” a Venezia sulla produzione di icone in quel periodo, Cipro è stata una sorta di portaerei del Mediterraneo Orientale, ma questo giustifica questa continua invasione ancor oggi alla luce degli occhi di tutta la comunità internazionale?
Senz’altro la guerra in Ucraina e quella israelo-palestinese hanno monopolizzato la nostra attenzione, per le serie implicazioni che possono generare, ma dimenticarci di queste ferite geopolitiche in Europa, non ci giova, perché la Cipro di domani potremmo essere noi.
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